Buona e mala politicaMagistrati e media. Duello o duetto?

Concluse nella sede del Consiglio Superiore della Magistratura a Roma le tre giornate (7, 8 e 9 ottobre) di ripensamento sul rapporto tra giustizia, informazione e comunicazione promosse dalla Scu...

Concluse nella sede del Consiglio Superiore della Magistratura a Roma le tre giornate (7, 8 e 9 ottobre) di ripensamento sul rapporto tra giustizia, informazione e comunicazione promosse dalla Scuola Superiore della Magistratura con la collaborazione del CSM e dell’Ordine dei Giornalisti, aperte dal vice-presidente del CSM Giovanni Legnini, dal presidente della SSM Valerio Onida, dal presidente dell’OdG Enzo Iacopino con la partecipazione di rappresentanti di primo piano del mondo dei magistrati e del sistema mediatico.

Articolato come un ampio seminario formativo e costruito come un confronto, tema per tema, di operatori del dei due sistemi, questo evento ha permesso di fare emergere il posizionamento culturale, professionale e civile di due diversi ambiti di “responsabilità”, attorno a cui infatti è stato centrale il confronto deontologico.

Temi scottanti

Esso si è svolto su temi scottanti: la cronaca giudiziaria e il rapporto con le fonti; gli strumenti di comunicazione oggi disponibili per “spiegare le sentenze”; i dibattiti di attualità attorno al diritto di informazione (accesso) e al diritto alla riservatezza (limiti dell’accesso); la questione delle intercettazioni. Particolare attenzione al tema complesso della lettura della rappresentazione mediatica della giustizia, che secondo l’Osservatorio di Pavia sui media è diventata centrale per ogni palinsesto televisivo e per ogni impaginazione della carta stampata. Ma questa centralità è vissuta al tempo stesso come opportunità e come pericolo dai magistrati. Obiettivo dell’evento la ricerca di linee condivise di miglioramento della comunicazione sulla giustizia in Italia. Punto di partenza il dato che Ilvo Diamanti (Demos) segnala ormai in declino da alcuni anni e che riguarda la condizione di reputazione della magistratura per gli italiani (ovvero l’indice di fiducia): 33% a fine 2014. Molto meglio, certamente, di ciò che gli italiani identificano con la politica (governo, parlamento e partiti) , ma peggio della scuola, delle forze di sicurezza, del capo dello Stato.

Una ricerca in via di conclusione

Insieme al sociologo Nadio Delai sto concludendo la rilevazione nazionale sull’identità e l’immagine dei magistrati italiani condotta per la Scuola Superiore della Magistratura (sarà presentata alla Scuola a Firenze il 30 novembre) e ho partecipato all’evento di Roma e alla tavola rotonda di conclusione portando tra l’altro un dato della nostra indagine che può essere considerato migliorativo. La magistratura nel suo complesso subisce il peggioramento generale di valutazione del settore pubblico. Ma ai cittadini italiani abbiamo chiesto se, con riferimento alle conoscenze che essi hanno nei rispettivi territori, i magistrati godono a loro avviso di buona immagine, affidabilità e buona reputazione.

I risultati modificano il dato prima riportato: per il 52% l’immagine è buona (sommando molto e abbastanza); per il 46% i magistrati sono affidabili; per il 47% i magistrati hanno buona reputazione. Se agli stessi cittadini si chiede di valutare questi tre profili pensando alla magistratura nel suo insieme (insomma la magistratura come “casta”) ecco che i risultati fanno registrare un arretramento: per il 47% l’immagine è buona, per il 35% la magistratura è affidabile e per il 36% essa ha buona reputazione. Quest’ultimo dato non si discosta così molto dal 33% da cui si è partiti, ma l’intero arco dell’indagine consente una riflessione generale più articolata. Da qui la domanda di cosa vuol dire il funzionamento di un settore così delicato in un paese in cui due terzi (secondo un approccio) o il 50% (secondo un altro approccio) dei cittadini non si fida dei magistrati. E se il miglioramento dell’insieme delle cose che fanno comunicazione, trasparenza, dialogo aiuterebbe a migliorare.

Cosa serve per migliorare?

CSM e SSM segnalano che tanto la leva organizzativa (nuove norme, nuove funzioni, nuovi obiettivi) quanto la leva formativa (predisposizione a processi medio-lunghi) sono ormai attivate attorno all’interrogativo prima segnalato: il rapporto di fiducia e di reputazione con la società non è una preoccupazione di “vanità” o di “potere”, ma è parte di un aggiornamento civile della professione in ordine ai presupposti costituzionali stessi del ruolo. E tuttavia il convegno in questione ha espresso sia l’orientamento a creare condizioni di convergenza e collaborazione tra magistrati e operatori dell’informazione allo scopo di generare mutue consapevolezze e responsabilità; sia anche (soprattutto nei panel specifici) alcune riserve. Molti chiedono di valutare attentamente l’evoluzione dei due sistemi, uno (la magistratura) con la difficoltà di una sovra-esposizione di ruolo per il declino della politica decidente in campi sempre più complessi e globalizzati (dalla bioetica alla finanza, dalle nuove forme di criminalità alla diffusione e al radicamento della corruzione); mentre l’altro (l’informazione), sempre a giudizio dei partecipanti, pur mantenendo una componente attenta al funzionamento delle istituzioni, esprime anche una forte tendenza al privilegio della spettacolarizzazione e comunque alla subordinazione al potere dell’audience, così da rendere difficile la convergenza stessa. Nella tavola rotonda conclusiva il conflitto tra magistrati reticenti e giornalismo sensazionalista si è espresso in forme nette. Ma netti sono anche gli impegni per accorciare le distanze. In questa cornice dialettica si collocano passi avanti su temi specifici (quasi tutti connessi alle questioni della spiegazione e della trasparenza), mentre ancora un’area di incertezza sembra avere la distinzione delle funzioni riguardanti l’informazione (raccontare e dar conto) e quelle riguardanti la comunicazione (creazione di un setting relazionale e di ascolto). Sarà una legge, sarà un progetto formativo, sarà un piano deontologico? Si vedrà se ciò produrrà cambiamenti o, per ora, solo convegni.

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