Buona e mala politicaNizza, i professionisti mobilitati per “salvare la stagione”. E da noi?

Il quotidiano francese Le Figaro apre questa mattina la prima pagina a cinque colonne con questo titolo “La Francia vuole rassicurare i turisti stranieri” . La redazione ha reputato che, per gli i...

Il quotidiano francese Le Figaro apre questa mattina la prima pagina a cinque colonne con questo titolo “La Francia vuole rassicurare i turisti stranieri” .

La redazione ha reputato che, per gli interessi nazionali e dei propri lettori, questa notizia è più rilevante dell’affermazione di Trump a Cleveland, dell’invio di un reparto di artiglieria francese in Irak deciso da Hollande e persino della strage di Monaco di Baviera.

Nella casistica del “cosa fa notizia” questa pagina si iscrive nel capitolo “Viva la faccia”, nel senso che Le Figaro non è Nice Matin e tuttavia il giornalismo degli interessi nazionali sfida qui ogni ipocrisia.

Non ne facciamo alcuna chiosa moralistica, anzi cogliamo lo spunto per impostare un modello di riflessione utile. Proprio perché la notizia si riferisce a questo momento storico in cui una cosa è certa: il terrorismo ha brutalmente modificato l’agenda turistica internazionale spostando (ormai un po’ all’impazzata) interessi, investimenti e organizzazione dell’offerta e la questione fa quindi parte non solo della destinazione occasionale di milioni di turisti quanto delle conseguenze del profilo economico della guerra planetaria in corso.

Il “gérant” dell’Hotel Negresco di Nizza (quello davanti a cui si è consumata la fase più cruenta della strage sulla Promenade des Anglais) si chiama René Colomban ed è anche presidente nazionale degli stabilimenti balneari francesi. Nel corso dell’attentato si è distinto per aprire le porte del suo albergo a tutti coloro che necessitavano di ricovero e di aiuto. La sua parola d’ordine è: “Fare qualunque cosa per restituire la voglia ai clienti di tornare in Costa Azzurra”. Mentre le cancellazioni delle prenotazioni fioccano (solo quelle asiatiche scendono dell’8% repentinamente), i professionisti sono chiamati a raccolta per – dice Le Figaro – “cercare di salvare la stagione”.

Proviamo a immaginare lo svolgimento di questo caso di “crisis management che dovrebbe riguardare tre snodi centrali, se concepiti secondo un non sempre osservato manuale:

  • stabilire un tavolo di concertazione tra operatori e istituzioni per compatibilizzare scelte, opzioni e misure tra le esigenze di una comunicazione rassicurativa (che farebbe comodo ai mercati e in fondo anche alla politica governativa) e quelle di una comunicazione di mantenimento dell’allerta (che sta diventando proposta diffusa, in Europa e oltre, a causa della linea ancora ascendente dei successi del terrorismo);
  • individuare le misure di prevenzione che fin qui – malgrado l’agenda nera dal Bataclan in poi – non sono state adottate, costruendo su tali misure l’ossatura di una comunicazione “di verità”, cioè non la rimozione integrale dei fatti, ma la presentazione di tutto ciò che quel mercato turistico in sinergia con le istituzioni può esprimere (tecnologie, monitoraggio, presidio, controlli, eccetera) con un investimento importante al servizio della sicurezza, rispetto ad altri ambiti internazionali che si affidano al “buon Dio”;
  • concepire l’allerta come una cultura sociale diffusa che agisce anche nella prevenzione informativa, cioè costruendo un modello di territorio capace di trasformarsi da “paradiso spensierato” in “modello di vigilanza collettiva per non far trionfare il nemico”; argomento sottile e comunicativamente delicato che la forte presenza di “anziani” in quel territorio potrebbe agevolare.

Naturalmente l’ansia di “salvare la stagione” (mentre qui il tema vero è soprattutto quello di “salvare le prossime stagioni”) potrebbe anche far prevalere il partito della pubblicità, ovvero quello della vendita pervicace di un sogno duro a morire. L’advertising costa meno dell’organizzazione comunicativa di rete e della gestione responsabile della prevenzione e magari qualcuno potrebbe preferire questo approccio.

Si vedrà – con interesse – le vie che verranno adottate (e quale cultura di comunicazione pubblica prevarrà).

Utile è ricordare che Nizza è città a tradizione italiana, in linea diretta con la nostra costa ligure e in generale con l’Italia balneare. Da noi tutto bene? Nessun tavolo di questo genere? Nessuna ragione per cogliere questa tragica occasione per promuovere su questi tre punti un lavoro serio, immediato, creativo, di sistema?

Magari qualcuno ci sta lavorando. Nel caso sarebbe importante che raccontasse i caratteri di questo augurabile cantiere.