Amatrice contro Charlie Hebdo: inutili querele all'italiana

A tre settimane dal sisma di Amatrice e a due dalle feroci polemiche contro le vignette di Charlie Hebdo, il comune laziale ha deciso di querelare la rivista satirica francese per diffamazione, un gesto inutile, sotto tutti i punti di vista

Charlie Hebdo Amatrice
12 Settembre Set 2016 1606 12 settembre 2016 12 Settembre 2016 - 16:06

Una decisione inutile, sotto tutti i punti di vista. Dopo le feroci polemiche sulle vignette pubblicate in Francia da Charlie Hebdo in seguito al terremoto che ha colpito il centro Italia, la notizia di oggi è che il comune di Amatrice ha querelato Charlie Hebdo con l'accusa di diffamazione aggravata.

Qual è l'obiettivo del comune di Amatrice? Speriamo che non sia la vendetta, che fortunatamente non è prevista dal codice penale, anche perché a occhio per occhio finiamo tutti ciechi. Speriamo anche che l'obiettivo non sia intimidire. Perché, ancora una volta, saremmo alla fiera dell'inutilità.

Charlie Hebdo, come ha dimostrato quando ha ripreso le pubblicazioni dopo la strage che ne ha decimato la redazione, non si fa intimidire nemmeno da una strage. L'ultima volta, per diffamazione aggravata ai danni dai Maometto, un commando di pazzi armati fino ai denti gli è entrato in redazione e ha fatto una strage.

E allora che cos'è la querela del comune di Amatrice verso Charlie Hebdo? È l'emblema dell'atto simbolico, goffo, del tutto inutile, che se la prende con le persone sbagliate nel momento sbagliato. Prima di tutto perché ora forse sarebbe meglio restare concentrati sulle indagini e i processi che veramente contano, quelli che riguardano le vittime, quelli volti a capire come mai una scuola ristrutturata nel 2012 è venuta giù in pochi secondi.

E in secondo luogo perché la vignetta non ironizzava sulle vittime, ma piuttosto sulla mala gestione delle ricostruzioni e delle emrgenze all'italiana. Il che significa tutto il contrario che ridere della sofferenza dei sopravvissuti. Significa piuttosto mettersi idealmente al loro fianco e puntare il dito verso il problema: la speculazione edilizia e la mancanza di norme efficaci di sicurezza per la costruzione in zone sismiche, tutte cose su cui sta indagando la magistratura e che, se venissero provate, darebbero luogo a processi ben diversi rispetto alla caccia alle streghe contro Charlie Hebdo.

Malaffare diffuso nelle ricostruzioni post terremoto, perché anche se ad Amatrice non è ancora stato provato che sia stato così, la triste storia delle ricostruzioni nel nostro paese è decisamente eloquente; norme che già in partenza non garantiscono la sicurezza delle persone, tanto che qualche giorno dopo il sisma il geometra Vittorio Cioni, che ha partecipato ai lavori di ristrutturazione della scuola di Amatrice, ha dichiarato che «È tutto un problema di soldi. L’adeguamento al 100% sarebbe l’ideale. Ma è costosissimo, infatti non lo fa nessuno. Tutti i centri storici dovrebbero essere dichiarati inagibili. Cosa crede, che se arrivasse la Bestia a Roma il centro resterebbe in piedi?».

A fronte di tutto questo, con un paese distrutto, 300 morti e 4000 sfollati, veramente vogliamo continuare a perdere tempo sulle vignette di Charlie?

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