«Nella Lega è finito il tempo degli sprechi, ma se ci sequestrano 49 milioni è un bel problema»

Dopo la richiesta della procura di Genova parla Giulio Centemero, il tesoriere del Carroccio a cui Salvini ha affidato le casse del partito. «Nel 2013 la Lega costava 28 milioni l’anno, dopo i miei tagli solo 4,3. Se ci bloccano i conti? Per la campagna elettorale faremo un miracolo, come sempre»

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30 Agosto Ago 2017 0830 30 agosto 2017 30 Agosto 2017 - 08:30

«È vero, secondo alcuni giornali la procura avrebbe chiesto un sequestro cautelativo nei nostri confronti. Preferisco non esprimermi dal punto di vista politico, non spetta a me. Ma è innegabile che per il partito sarebbe un bel problema». Non si fa prendere dall’ansia Giulio Centemero, il tesoriere della Lega Nord, ma anche lui ammette le preoccupazioni. Difficile altrimenti. Nei prossimi giorni il tribunale di Genova dovrà decidere sulla recente richiesta della procura, arrivata un mese dopo la condanna dell’ex leader Umberto Bossi e Francesco Belsito per truffa ai danni dello Stato. Già condannata alla confisca di 49 milioni di euro, adesso la Lega rischia di vedersi sequestrata la somma senza aspettare il terzo grado di giudizio. Roba da perdere il sonno, soprattutto per il giovane amministratore federale del partito. Trentotto anni, il commercialista brianzolo formato alla PriceWaterhouseCoopers è arrivato a via Bellerio tre anni fa. Lo ha voluto Matteo Salvini, con cui collaborava Bruxelles. Un incarico di fiducia: «Mi ha chiamato qualche mese dopo essere diventato segretario, quando la situazione finanziaria era particolarmente difficile». Presi in mano i conti del Carroccio, Centemero è riuscito dove altri prima di lui avevano fallito. Un taglio dopo l’altro, nonostante la scomparsa del finanziamento pubblico, ha ridotto gli sprechi e abbattuto i costi della macchina leghista. Un dato su tutti: nel 2013 la Lega costava 28 milioni di euro l’anno, nell’ultimo bilancio la stessa cifra si è ridotta a 4,3 milioni. Adesso l’ennesimo ostacolo.

Partiamo dalla fine. Se il tribunale di Genova accetterà la richiesta di sequestro il partito di Salvini finisce in bancarotta?
Ma no, dai. Ce la siamo sempre cavata, saremo in grado di trovare una soluzione anche stavolta.

Lo scenario è preoccupante. Il blocco dei conti correnti farà saltare il raduno di Pontida? E con quali soldi finanzierete la campagna elettorale?
Al massimo ci organizzeremo con raccolte di fondi ad hoc, i nostri militanti e Matteo Salvini hanno già dato prova di fare miracoli….

Lei è arrivato a settembre 2014, costretto a gestire una fase di transizione non facile. Quali sono state le prime spese da tagliare?
Un po’ tutte ad essere sincero. Abbiamo sfoltito molto le consulenze, soprattutto quelle politiche durante le campagne elettorali. Abbiamo tagliato tutti i servizi esterni, dagli imbianchini ai legali. Ma ho anche eliminato alcuni servizi, penso ad esempio alla mensa per i dipendenti.

Già, i dipendenti. In questi anni la Lega ha dovuto procedere a diversi licenziamenti.
I dipendenti erano 71, oggi restano una ventina di persone di cui circa la metà in cassa integrazione. Inevitabilmente ormai il grosso del lavoro è svolto dai volontari: dalle sezioni alle segreterie provinciali.

Trentotto anni, il commercialista brianzolo formato alla PriceWaterhouseCoopers è arrivato a via Bellerio tre anni fa. Oggi è il tesoriere del Carroccio. Lo ha voluto Matteo Salvini, con cui collaborava Bruxelles. Un incarico di fiducia: «Mi ha chiamato qualche mese dopo essere diventato segretario, quando la situazione finanziaria era particolarmente difficile»

Che fine hanno fatto le cinquanta persone che hanno perso il lavoro?
Alcuni sono passati alle nostre sedi territoriali, altri hanno trovato lavoro al di fuori della nostra rete di contatti, per altri ancora è stato avviato un processo di incentivazione all’esodo. Abbiamo offerto una mano a molti di loro, anche offrendo i servizi di una società di outplacement. Oggi a livello centrale restano operativi solo una decina di dipendenti.

La grande sede di via Bellerio potrebbe essere venduta per fare cassa?
No, smentisco. Via Bellerio non è in vendita. Abbiamo organizzato meglio la situazione, accentrando tutte le attività in un’unica palazzina. In questo modo siamo riusciti a contenere meglio i costi, dalla luce al riscaldamento. Sugli immobili la nostra è una gestione virtuosa. L’ex scuola Bosina di Varese (l’istituto gestito dalla moglie di Umberto Bossi, ndr) è stata ristrutturata e data in affitto.

Scusi, ma di quanti immobili è ancora proprietaria la Lega di Salvini?
La Lega ha due società partecipate. Una di queste è proprietaria degli immobili: via Bellerio, il prato di Pontida, due vetrine nella periferia di Milano e poche altre realtà, ma non di pregio, perlopiù strutture acquistate nel passato e adibite a sedi territoriali del movimento.

Facciamo due conti. Quanto costava il partito quando lei è arrivato? Quanto costa oggi?
Tutti i bilanci sono sul sito della Lega. All’inizio di questo percorso, nel 2013, il partito registrava 28 milioni di euro di costi annui. E aveva una perdita di 14 milioni. Quell’anno, peraltro, si poteva ancora contare su un contributo pubblico pari a 6,5 milioni. Nel 2014 la situazione è iniziata a migliorare. A fronte di un contributo dello Stato ridotto a 2,6 milioni, i costi sono scesi a 16 milioni e le perdite a 8 milioni di euro. Nel 2015 i costi si sono ridotti a 11 milioni. Nel bilancio 2016, infine, abbiamo costi per 4,3 milioni e chiudiamo con una perdita di un milione di euro, decisamente meglio rispetto al passato. Nel giro di pochi anni il costo della politica si è ridotto di almeno sette volte. Ma nello stesso periodo il partito è tornato a crescere nei sondaggi.

Già, ma come si finanzia oggi la Lega? Le feste di partito portano molto denaro?
No guardi, le feste sono tantissime. Soprattutto in Veneto, in Lombardia e in particolare nelle province di Brescia e Bergamo. Ma non ci sono ricavi: i soldi che entrano pareggiano le uscite o al massimo aiutano le sezioni a pagare gli affitti e altri piccoli costi.

All’inizio di questo percorso, nel 2013, il partito registrava 28 milioni di euro di costi annui. Nel bilancio 2016 abbiamo costi per 4,3 milioni e chiudiamo con una perdita di un milione di euro, decisamente meglio rispetto al passato. Nel giro di pochi anni il costo della politica si è ridotto di almeno sette volte. Ma nello stesso periodo la Lega è tornata a crescere nei sondaggi

Va meglio con il tesseramento?
Oggi il partito conta circa 50mila tesserati e ognuno versa una somma che va da 20 a 50 euro. Nel 2015 i ricavi sotto questa voce erano di 880mila euro.

E lo scorso anno?
Con lo spacchettamento della Lega nelle sue componenti “nazionali” oggi questi ricavi restano sui territori. Posso dirle che la Lombardia, da sola, ha raccolto circa 500mila euro dai tesseramenti. La Toscana, per fare un altro esempio, circa 50mila euro.

Intanto sul sito del Carroccio c’è stata una piccola svolta "americana”. Da qualche tempo è possibile acquistare online gadget leghisti. La sezione si chiama Stileleganord. Con braccialetti e portachiavi riuscite a portare un po’ di soldi in cassa?
Veramente no. Si vendono molto, ma il giro di affari è limitato. Sono tutti oggetti made in Italy che acquistiamo in scala ridotta rispetto ai marchi che hanno il merchandising come mission aziendale. Senza dimenticare che una parte dei gadget che compriamo vengono regalati durante le manifestazioni e le campagna elettorali. Ecco, il ritorno non è tanto economico. Semmai ha un valore dal punto di vista della fidelizzazione dei nostri simpatizzanti. I gadget permettono di diffondere l’appartenenza a un movimento. E sono anche un ottimo mezzo pubblicitario.

Da qualche anno i contribuenti possono anche destinare il 2 x mille ai propri partiti di riferimento. La Lega è stata uno dei maggiori beneficiari di questo strumento, il secondo partito dopo il Pd. Nel 2015 sono stati raccolti 1,4 milioni di euro grazie alle donazioni di 130mila persone. Lo scorso anno è andata meglio?
Mi è appena arrivato l’acconto, siamo a 1.164.000 euro. Ma per scaramanzia preferisco non fare stime.

E poi ci sono le donazioni. Il limite è fissato a centomila euro, la Lega di Salvini può contare su qualche generoso finanziatore?
No, non direi. Tutti gli eletti versano volontariamente qualcosa, i parlamentari circa tremila euro al mese. Ma in generale la nostra strategia è quella di prendere poco da tanti. Al massimo c’è chi arriva a 30mila euro o poco più. Lo scorso anno, in totale, le erogazioni liberali da persone fisiche hanno portato in cassa 300mila euro. A queste si aggiungono le singole voci delle realtà territoriali. La Lega Lombarda ha raccolto 511 mila euro, in Toscana sono arrivati a 66mila euro.

E per il futuro?
Stiamo pianificando una nuova strategia. Penso a un modello di crowdfunding per finanziare singoli progetti politici. Qualcosa è stato ad esempio già fatto in Veneto con la piattaforma Tinaba. Presto partiremo anche a livello nazionale.

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