Gli stupratori di Rimini «tra due anni liberi e puliti»? La nostra giustizia lassista è l’anticamera del fascismo

Gli italiani percepiscono sempre più insicurezza, a fronte di un calo complessivo dei reati. Ma la percezione va comunque presa sul serio: se la giustizia appare disinteressata ai piccoli furti e ai reati minori (ma non è il caso dello stupro) allora la disillusione alimenterà la rivolta

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ALESSANDRO DI MEO / POOL / AFP

14 Settembre Set 2017 0830 14 settembre 2017 14 Settembre 2017 - 08:30

«Tra due anni saranno liberi e puliti». La dichiarazione choc del padre dei due minorenni dello stupro di Rimini è il segno tangibile che l’integrazione c’è. Il padre ha capito come funziona in Italia. Scurdammece ’o passato, tengo famiglia, facimma ammuina e oplà, la soluzione si trova sempre. Case abusive? Arrivano i condoni. Evadi? C’è lo scudo fiscale.

Pure se partecipi ad una gang rape, la soluzione si trova sempre. Per i tempi secolari dei processi, prescrizioni, o a causa di un certo giustificazionismo sociale o per la legge che prevede sconti e sconticini. Il padre dei due minori in Italia, dunque, si è integrato benissimo, perché i figli, in Marocco, per quei reati, la luce non la vedrebbero più. Integratissimi pure i figli, evidentemente, che di fare l’operaio non ne vogliono sapere, meglio rubare cellulari e soldi per fare i Billionaire o i tronisti dagli Amici della Videocrazia. Lo ius inculturae è arrivato.

Ovviamente, l’alternativa a tutto questo non è lo Stato militarizzato: ma se la gente, in Italia, è sfiduciata e scettica verso lo Stato, convinta che una reale protezione non ci sia e che la giustizia faccia acqua da tutte le parti, forse una riflessione andrebbe fatta. Il lassismo è la nutrice del fascismo.

In Italia, come dimostra il recente sondaggio Demos, c’è una paura diffusissima verso reati alla persona, per l’impatto della migrazione, il terrorismo, lle violenze. Gli esperti aggiungono che si tratta di percezione, perché i dati segnalano una diminuzione dei reati. Ma la percezione va presa seriamente, se non si vuole una torsione autoritaria del paese, con l”ggente” che propone ronde e ruspe. La sicurezza – altra cosa è il securitarismo – non è un valore di destra, come una certa sinistra sostiene, ma è uno dei principi su cui si fonda l’ordinamento giuridico. Per l’antropologo René Girard, la violenza è un momento fondativo della comunità politica, quando il volgo diventa cittadino, rinunciando alla violenza individuale per istituire il nomos, la legge uguale per tutti. Così nasce un soggetto terzo ed equo, titolare del monopolio della coercizione legittima – come dice Max Weber – lo Stato.

Lo Stato, dunque, nasce con tre attributi, territorio, comunità e sovranità, che si manifestano nel controllo sociale, delle frontiere e nell’amministrazione della giustizia. Argutamente, Hobbes ritiene che la nascita dell’ordine civile non sia neanche un contratto giuridico razionale, in realtà, ma emotivo, legato alla paura dell’homo homini lupus. I filosofi già avevano capito, dunque, l’importanza della percezione, che non può essere derubricata a fesserie per il popolino.

Il lassismo è il padre del fascismo

In Italia, invece, è diffusa una certa cultura pedagogica e giustificazionista presso una parte anche della magistratura, che nasce negli anni ’70, all’epoca del caso Tolin, quando un pezzo dei giudici riteneva che il loro compito era “applicare fino alle loro estreme conseguenze i principi eversivi dell'apparato normativo borghese”. Si fece largo, allora, “l’interpretazione progressista del diritto” che leggeva il sacrosanto articolo 27 della Costituzione, che recita “Le pene [...] devono tendere alla rieducazione del condannato” così: le pene devono rieducare il condannato. Mentre la prima parte dell’articolo ordina che “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità”, la seconda parte esprime una tendenza che andrebbe tarata rispetto alla gravità del reato.

Ma le correnti progressiste, legate a concezioni comportamentaliste, per le quali i carnefici sono sempre vittime della società che si possono rieducare, ha interpretato il diritto in modo diverso. Più indulgente verso i poveri e più severo verso i “reati borghesi”. Se questa sensibilità ha giustamente corretto una brutta tendenza classista da parte della “giustizia borghese”, alcuni eccessi hanno creato l’effetto opposto. Una giustizia a maglie larghe. Il paese reale è più interessato affinché si perseguano i reati dei ladruncoli che quelli dei Vip. Forse, un sistema più severo, né indulgente ma neanche eccessivo, prosciugherebbe questa pericolosa percezione di mancanza di giustizia verso quelle fasce fragili della popolazione per le quali tali reati di serie B, rispetto ai ladrocini dei manager, sono molto più importanti. Una pensionata è più interessata che il suo borseggiatore resti in prigione, piuttosto che ad arrestare i colletti bianchi fra i flash della stampa.

Il padre dei due minori in Italia, dunque, si è integrato benissimo, perché i figli, in Marocco, per quei reati, la luce non la vedrebbero più. Integratissimi pure i figli, evidentemente, che di fare l’operaio non ne vogliono sapere, meglio rubare cellulari e soldi per fare i Billionaire o i tronisti dagli Amici della Videocrazia

Quando poi ci troviamo di fronte a violenze come quelle di Rimini, altro che reati di serie B. Ovviamente, non abbiamo nessun indizio che i giudizi saranno indulgenti, ma vale la pena ricordare il caso del mostro del Circeo, Angelo Izzo, che rimesso in libertà, ha poi compiuto un altro massacro a Ferrazzano: l’ottimismo antropologico di certi è brutalmente sconfessato dalla realtà. Bisogna rieducare ma anche punire, soprattutto i malvagi, che esistono, nonostante l’idea roussouiana del buon selvaggio, per cui tutti gli uomini nascono buoni.

Per questo, le parole del padre marocchino vanno prese seriamente. Perché segnalano una percezione diffusa in merito ad una giustizia lasca che, lungi dall’essere progressista, nutre sempre di più le pulsioni forcaiole che allignano nella società.

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