Vogliamo difendere le nostre tradizioni? Insegniamo la scienza (e lasciamo stare i presepi)

Come tutti i Natali, anche quest'anno si inizia a fare polemica utilizzando presepi e crocifissi, confusi come i simboli fondanti della nostra società. Ma quei simboli e quei valori in realtà sono quelli della modernità e della scienza, e sono quelli che dobbiamo coltivare, difendere e diffondere

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Museo di Storia naturale di Londra (foto di Bruno Martins via Unsplash)

1 Dicembre Dic 2017 0745 01 dicembre 2017 1 Dicembre 2017 - 07:45

Durante l’ultimo consiglio comunale di Orbassano, un paese in provincia di Torino, la maggioranza di centrodestra ha decretato una mozione per invitare i dirigenti scolastici delle scuole del territorio ad allestire il presepe nei loro istituti. Secondo gli estensori del provvedimento, questa mossa servirebbe a ribadire che “ogni politica dell’accoglienza non può essere fondata sulla rinuncia dei propri simboli”.

Niente di più giusto. È vero e sacrosanto rimanere se stessi se vogliamo stare bene con gli altri. È un po' come nelle coppie, microcomunità in cui, se uno dei due nega se stesso e si zerbina davanti ai valori dell'altro, l'equilibrio salta e si manda tutto in vacca. Il problema, però, è che gli estensori di questo provvedimento, come tutti quelli che lo hanno preceduto — sotto Natale è diventata una specie di tradizione trincerarsi dietro il bue e l'asinello — probabilmente hanno un po' di confusione su quali siano i valori e i simboli dell'Italia contemporanea, dell'Europa e di tutto l'Occidente.

Se c'è qualcosa, infatti, che abbiamo tutti il dovere di difendere davanti a chiunque e in ogni momento, non è certo il presepe, né il crocifisso, che, per quanto possano essere folkrostici, popolari e legittimi anche agli occhi di chi non si professa cattolico, sono i simboli di una parte degli italiani, non dell'Italia.

I simboli e i valori che abbiamo il dovere di difendere e di diffondere sono le conquiste della modernità e della scienza, quelli che ci hanno lasciato in eredità tutte le grandi rivoluzioni del pensiero occidentale degli ultimi tre secoli: l'importanza del dubbio contro la certezza, la libertà di autodeterminazione degli individui, l'uguaglianza degli stessi di fronte alla legge, la laicità dello Stato e la dimensione individuale e interiore della religiosità, da cui deriva la libertà di chiunque di credere nel dio che gli pare e gli piace.

Vogliamo insegnare le basi della nostra cultura ai nuovi arrivati? Bene, insegniamo loro la filosofia della scienza, la logica, la matematica, la fisica, la biologia

Vogliamo insegnare le basi della nostra cultura ai nuovi arrivati? Bene, insegniamo loro la filosofia della scienza, la logica, la matematica, la fisica, la biologia. Facciamogli vedere come siamo arrivati a capire che il mondo non esiste da appena 4000 anni, o che gli uomini non sono nati da una manciata di fango e uno sputo di un essere divino, ma da migliaia di anni di evoluzione, o ancora raccontiamogli di come dando la precedenza allo stato rispetto che a dio siamo riusciti a scoprire i meccanismi che regolano la nostra piccola parte di universo.

Se c'è una cosa che la nostra parte di mondo ha fatto di grande è questa galassia di conquiste. E questa deve essere la prima cosa che mettiamo davanti a tutti quelli che arrivano. Senza pretendere che smettano di credere a quel che gli pare, ma pretendendo che a scuola i loro credi personali non ci siano, perché la scuola è il luogo dove si imparano le cose che abbiamo in comune, non quelle dove si rafforzano quelle che ci dividono, quelle siamo liberi di metterle su un piedistallo in casa nostra.

E queste cose le sa benissimo anche il sindaco di Orbassano, che ha aggiunto «Se un nostro amico che prega una religione diversa viene a trovarci a casa nostra, non credo che ci preoccupiamo di nascondere il presepe». Sì, esatto, signor sindaco, è per quello che la casa è nostra e la scuola è di tutti. E se sono due luoghi sacri uguali è proprio grazie a una delle conquiste della modernità, la distinzione tra pubblico e privato.

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