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Wi-fi libero? Ma no, abbiamo scherzato...

Sono passate poche settimane da quando abbiamo celebrato il wi-fi libero. Ma oggi scade la consultazione sul nuovo decreto che prevede molte complicazioni burocratiche per l’installazione, e garantisce un mercato protetto per alcuni operatori. Mettendo fuori legge gli impianti già installati. La liberalizzazione della rete, insomma, rischia di finire in niente.

Wi-fi libero? Ma no dai, abbiamo scherzato

Paolo Romani, ministro dello Sviluppo Economico

Neanche il tempo di godersi i frutti della sofferta liberalizzazione che il wifi italiano ritorna blindato. Scade infatti oggi la consultazione pubblica indetta dal ministero dello Sviluppo Economico sul regolamento attuativo del decreto legislativo 198 dello scorso ottobre, che riguarda l’installazione, allacciamento e collaudo di «apparati di rete». Una definizione che comprende telefoni, reti internet, digitale terrestre, digitale satellitare e qualsiasi aggeggio un po’ più complesso della semplice presa elettrica. I quali dovranno essere, d’ora in avanti, installati soltanto da «imprese titolari di autorizzazione generale per l’installazione e la fornitura di reti pubbliche di comunicazione elettronica per l’espletamento del servizio telefonico accessibile al pubblico (...)», regolarmente iscritti al nuovo albo «per i servizi di comunicazione elettronica e di radiodiffusione». Occhio al fai da te, dunque: si rischia una multa che va dai 15 ai 150mila euro.

Questi professionisti dell’installazione, che arrivano in tre – un direttore dei lavori e due aiutanti – devono avere una comprovata esperienza nel settore (almeno tre anni in un’impresa abilitata, quattro anni in un’impresa del settore), oppure un «diploma di laurea in materia tecnica specifica», oppure ancora un diploma di specializzazione presso un istituto «legalmente riconosciuto» seguito da un periodo di inserimento di almeno due anni. Le imprese, invece, devono avere una dotazione tecnica minima che comprende un misuratore di tera, un misuratore dei parametri trasmissivi, un misuratore d’isolamento e un multimetro digitale.
Gli installatori ufficiali, a cui l’abilitazione viene concessa dall’ispettorato territoriale del ministero (che si riserva di compiere almeno un sopralluogo non annunciato nel corso del triennio di durata della licenza), una volta conclusi i lavori devono rilasciare un certificato di conformità dell’impianto appena montato, oltre a un rapporto di avvenuta “prova” che tutto l’impianto sia perfettamente funzionante. Un pezzo di carta da custodire con attenzione, pena la sanzione di cui sopra. 

Alla giusta tutela della sicurezza dei cittadini e dei gestori di bar, locali ed esercizi commerciali, si tratta pur sempre di maneggiare apparecchi elettronici non banali, il decreto sembra tuttavia nascondere un’altro aspetto. Spulciando i requisiti di cui, a norma di legge, deve essere in possesso il personale deputato all’installazione della nostra wifi casalinga, non compare nessun riferimento alle competenze informatiche. Al contrario, l’esperienza nel settore ha un peso notevole. Ne derivano due corollari. Il primo: d’ora in poi, chiunque voglia piazzarsi in casa un access point, nonostante sia un’operazione piuttosto semplice, è costretto a chiamare una società di cablaggio. Il secondo: questa società avrà un mercato “garantito” dalla nuova legge, che di fatto porrà fuori legge tutti gli impianti installati fino ad oggi. Si torna dunque indietro proprio in un periodo in cui le iniziative per il wifi libero hanno acquisito nuova linfa. Basti pensare, solo per fare un esempio, al sindaco di Firenze Matteo Renzi, che a fine 2010 ha annunciato la copertura wifi libera della città per un’area di 7,5 chilometri quadrati. 

Vista da questa prospettiva, la norma potrebbe configurarsi da un lato come una mano tesa alle imprese del comparto, oggi in difficoltà – come insegna la storia della Sirti, società attiva nell’impiantistica per le reti di telecomunicazioni, ritirata dalla quotazione in Piazza Affari nel 2008 dopo numerosi cambi di management – dall’altro come un paletto in un settore appena liberato dalla legge Pisanu. Ovvero, l’obbligo, introdotto dopo gli attentati di Londra del 2005, di registrazione in Questura per chiunque avesse offerto un servizio di connettività al pubblico, oltre alla registrazione degli accessi e dei dati sul traffico generato dalla rete. Una misura caduta lo scorso novembre, i cui effetti potrebbero essere notevolmente limitati dal nuovo decreto attuativo di una legge che, ironia della sorte, riguarda la «concorrenza sui mercati delle apparecchiature terminali di telecomunicazioni».
 

: paolo romani / Sirti / wifi

Comments

ncfqbrniy's picture
Inviato da: ncfqbrniy
2 March 2013 - 15:30

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EmilioOdescalchi's picture
Inviato da: EmilioOdescalchi
19 April 2011 - 19:51

Perdono, non mi sono addentrato negli aspetti tecnici che lascio agli addetti specialisti VERI. con una classe politica fondamentalmente populista-incompetente cosa vi aspettate. Ognuno di loro ha l'amico competente, tanto non è in grado di valutare il rapporto costi-benefici. Italia il paese dove conta il "Conosco qualcuno". Chi fà gli standard, le leggi, normative ed altro li fà perchè siano accessibili e comprensibili a pochi, possibilmente amici che hanno collaborato alla loro stesura. Semplice no?. Avete mai sentito parlare di "Bandi d'Asta" pilotati? Suvvia....Leggetevi le "lettere di Padre Gianni", piuttosto che "La menzogna al potere", o "Sarà Vero", un buon inizio per capire.
Auguri a chi prova.

gianca's picture
Inviato da: gianca
16 April 2011 - 17:03

scusate ma è il PDL che fa questo? si chiama partito "delle Libertà" ??

se un giorno dovessi ricevere la multa menzionata, scapperei all'estero anche da disoccupato: in un Paese così non ci vorrei restare un solo giorno in più.

e se uno si azzarda a entrare in casa mia contro la mia volontà e senza un mandato di perquisizione, lo prendo a cannonate. questi si meritano cannonate.

Emilio Odescalchi's picture
Inviato da: Emilio Odescalchi
19 April 2011 - 15:51

Qualche "ingenuo /buonafede", non ha ancora capito che quando si tratta di soldi o di un pranzo, non esistono partiti. Da buoni commensali ognuno cerca di prendere il pezzo migliore senza offendere gli altri.Da qui la spartizione secondo logiche rigorose, non codificate, accettate e negoziate in sedi idonee,tipo le salette dei gruppi parlamentari. Tutti tengono famiglia, tutti hanno fame e poca passione. L'Antitrust è un giochino per allocchi, l'abuso di posizione dominante un modo di dire. Sudditi fummo, siamo e saremo. E' la conseguenza del nostro individualismo, e della consuetudine, da sudditi, di fare fesso il padrone del momento. Wi-Fi libero significa informazione libera, accesso libero ec. Chi non è omologato dal sistema clepto-politico, non è omologato e non fà strada nè ha accesso a caste, associazioni,congreghe ed altro ancora. Studiare un po' di storia non fà male, aiuta e spiega perchè siamo così.
Auguri a chi capisce, non vedremo alcun no-global o verdi-radical-neodem, forse chic, andare in piazza per il wi-fi. A loro non serve.
Conoscenza è libertà, ignoranza è schiavitù.
Il Merlo Indiano canta anche in gabbia.A tanti và bene vivere in gabbia. Basta non pensarci.
Auguri e buonafortuna a chi cerca il perchè delle cose.

Renzo C's picture
Inviato da: Renzo C
15 April 2011 - 23:35

E se invece del wi-fi ci provasse ad aggiornare sul wi-max?
Non era la tecnologia che avrebbe eliminato il digital divide?
Dov'è finita?
Non sarà mica che le aste milionarie con tanto di obblighi a coprire entro tempi determinati percentuali del territorio assegnato sono state dimenticate?
Oppure chi le ha vinte ha preferito poi diffondere le chiavette umts, con le quali guadagna di più?

Vediamo se Linkiesta ci farà sapere qualcosa in merito, visto che online documenti se ne trovano.

Cordialità

p.s. @ Redazione: cambiare il testo e il nome di chi ha inserito un commento non è serio da parte vostra, oltre al fatto che, così com'è ora, è pure sgrammaticato. La CENSURA, non è mai un buon inizio, ditelo a Profumo, Artoni e magari anche a Guido Roberto Vitale.

Antonio Vanuzzo's picture
Inviato da: Antonio Vanuzzo
16 April 2011 - 12:02

Caro Renzo C, grazie di aver commentato. Il tema delle chiavette umts è un discorso enorme e complesso, soprattutto alla luce del fatto che in città come Roma o Milano quasi mai si viaggia alla velocità garantita dall’operatore, per tutta una serie di ragioni. Sicuramente merita un approfondimento, quindi continua a seguirci! Non riesco a capire invece il riferimento alla “censura” sui commenti, se puoi essere più esplicito verificheremo il problema.

Massimo's picture
Inviato da: Massimo
15 April 2011 - 20:10

Pazzi, stupidi, masochisti, ignoranti e un tantinello stronzi.

hans's picture
Inviato da: hans
15 April 2011 - 17:54

x emanuele
mica DEVO avere una parola di protezione per il wi-fi a casa mia - quindi aperto al pubblico...

FDG's picture
Inviato da: FDG
15 April 2011 - 14:50

Penso che una qualifica serva per impianti che comunque costituiscono un rischio potenziale. Ad esempio, a nessuno salterebbe in mente di questionare sulle normative che stabiliscono chi può fare un impianto elettrico e rilasciare relativo certificato di idoneità. Ma quali sarebbero quei criteri da seguire per l'installazione di un'access point in un locale pubblico per cui sia necessario personale apposito in grado di rilasciare una certificazione? Per certificare cosa?

MLatini's picture
Inviato da: MLatini
15 April 2011 - 13:19

Credo che comunque l'omologazione e la compatibilità elettromagnetica siano già state 'ottenute' da chi costruisce l'apparato. Quindi a cosa serve tutto questo?
Credo che si possa equiparare ad una forma di tassazione nascosta. non solo ma se le società di cablaggio 'autorizzate' non sono disponibili? Perchè hanno altri lavori o non hanno nessuno in zona?
Se capisco bene anche l'operazione di installazione di un centralino voip (ce ne sono tantissimi freeware o con licenza per 3 o 5 numeri che sono gratuiti) dovrebbe essere realizzata da tali aziende certificate ... che come giustamente fatto notare non è detto che siano realmente competenti ma che vantino la presenza sul mercato e un pò di apparati che non sempre sono utili.

Luigi's picture
Inviato da: Luigi
15 April 2011 - 11:22

Dunque: 4 computer (siamo in 5 in famiglia), 2 iphone, Tv, Stereo, HomeTheater, 2 NAS. 11 punti di accesso.

Si tratta del solito stile italiano. Si introduce una norma molto restrittiva mirata per una categoria e poi si applica in modo discrezionale. Il fine di questa normativa non e' l'utenza domestica ma quella commerciale. Sebbene numerose installazione private non rispetteranno questi vincoli non vi sara' nessuna ritorsione. L'obiettivo e' gestire in modo controllato il nuovo mercato delle reti wifi pubbliche. Significa una rendita di posizione per coloro che saranno accreditati, ed il business di coloro che avranno il potere di accreditare. Alla faccia del libero mercato, della competizione, della concorrenza e del merito.

Tralasciamo gli effetti sulla diffusione della rete.

Emanuele's picture
Inviato da: Emanuele
15 April 2011 - 10:49

Grazie della risposta Antonio, ora suona meno terrificante.

Emanuele's picture
Inviato da: Emanuele
15 April 2011 - 09:58

"Il primo: d’ora in poi, chiunque voglia piazzarsi in casa un access point, nonostante sia un’operazione piuttosto semplice, è costretto a chiamare una società di cablaggio."

Ma guardate che dal decreto attuativo a me sembra che si parli di Wi-Fi aperte al pubblico (es: voglio dare ai clienti del mio bar la possibilità di collegarsi gratuitamente e senza lasciare carta d'identità), non di Wi-Fi private protette da password per abitazioni private.

Antonio Vanuzzo's picture
Inviato da: Antonio Vanuzzo
15 April 2011 - 10:24

Caro Emanuele, grazie di aver commentato. Dunque, il decreto attuativo all’art. 10 lascia agli utenti la possibilità di installarsi la rete in autonomia soltanto quando ha una capacità non superiore a dieci punti di utilizzo finale (leggi access point) oppure quando l’allacciamento richiede il solo inserimento del connettore nel relativo punto terminale di rete. Tradotto: se devi inserire una spina per far fuzionare il tutto. È ovvio che bar, locali e simili dopo la sbandierata liberalizzazione ora avranno un balzello burocratico in più, ma è altrettanto vero che se voglio avere un sistema integrato e complesso in casa mia devo chiamare chi di dovere.

Emanuele's picture
Inviato da: Emanuele
15 April 2011 - 09:51

Scusate forse ho dei limiti ma non ho capito se si parla di wi-fi aperte al pubblico o wi-fi private da installare a casa. Volete dire che ora devo chiamare la Nasa se voglio mettermi un banale access point in casa?

Ivano Sproviero's picture
Inviato da: Ivano Sproviero
15 April 2011 - 10:18

La norma è scritta in un linguaggio abbastanza astruso. Il che vuol dire che rischia di coinvolgere anche le utenze private qualora si installi un banalissimo access point.

antonello's picture
Inviato da: antonello
14 April 2011 - 21:38

Please Linkiesta, un articolo sul rapimento di Vittorio Arrigoni che presenti una analisi non tendenziosa sui palestinesi!

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