Così gli speculatori si sono arricchiti con Fukushima

Così gli speculatori si sono arricchiti con Fukushima

Tokyo electric power company, la società elettrica nipponica che gestisce la centrale nucleare di Fukushima, è nel pieno di un mistero finanziario. La Financial services agency (Fsa), la Consob giapponese, sta controllando le negoziazioni del titolo Tepco dal 3 aprile a oggi. Uno è l’obiettivo: capire se ci sono state delle manipolazioni per aggirare l’occhio dei regolatori di Tokyo. Fa discutere infatti il massiccio rastrellamento di azioni compiuto da Hong Kong, pari a circa 600 milioni di dollari, avvenuto nelle ultime due settimane. Non è escluso che la movimentazione sia stata organizzata ad hoc per evitare un ulteriore crollo del titolo, passato da quasi 2.200 yen del 10 marzo scorso ai 292 del 4 aprile.

La Cina sta cercando di sostenere Tepco? Questa è la domanda a cui la Fsa giapponese vuole rispondere guardando i soggetti delle negoziazioni avvenute dopo il 3 aprile. Secondo il codice finanziario nipponico, infatti, chi ha oltre il 5% di una società a partecipazione pubblica deve comunicarlo al regolatore. Questo non è però ancora avvenuto per gli oltre 600 milioni di dollari in azioni comprate nella due settimane fa. E cresce l’ipotesi che dietro al rastrellamento ci sia il fondo sovrano cinese China investment corporation (Cic). I portavoce di Tepco hanno rifiutato di commentare ma, secondo il quotidiano Japan Times, la Fsa ha già chiesto a Nikkei, la società che gestisce la piazza finanziaria nipponica, i resoconti degli scambi dal 10 marzo al 18 aprile per verificare eventuali squilibri. Hiroyuki Hara, dirigente della Securities and Exchange Surveillance Commission (Sesc) giapponese, ha precisato che sta controllando se sono avvenute manipolazioni del mercato o azioni di insider trading sul titolo Tepco dopo il terremoto dell’11 marzo.

Intanto, la situazione della centrale nucleare continua a preoccupare. Da un lato le radiazioni hanno subito un aumento nelle ultime 48 ore a causa del rilascio di nuova acqua radioattiva nei locali adiacenti i reattori. Per questa ragione i tecnici impegnati nella risoluzione delle criticità sono stati allontanati e al loro posto sono stati utilizzati degli speciali robot statunitensi. Dall’altro, non si fermano le critiche a Tepco per via della sua gestione della crisi e dei risvolti ambientali che potrebbe avere. È notizia di oggi che inizierà a breve il travaso di 10mila delle 25mila tonnellate di acqua radioattiva presente nel reattore n2. Il liquido sarà stoccato in un deposito esterno, dentro il quale saranno versate 480 tonnellate al giorno. Tepco ha garantito che ci vorrà meno di un mese per completare le operazioni e mettere in sicurezza il reattore. Poi, dovranno entrare nuovamente i tecnici e affrontare le radiazioni che, attualmente, sono capaci di far raggiungere in quattro ore il livello massimo di assorbimento da parte del personale delle centrali.

In queste ore, tuttavia, non è tanto delle radiazioni di cui si sta parlando a Wall Street. La sequela di indiscrezioni che emergono dalla vicenda del rastrellamento Tepco lascia presagire che qualcuno stia operando per far galleggiare il titolo in Borsa. Il destino della utility nipponica però è già segnato. L’incidente a Fukushima ha fatto crollare l’azione nell’indice Nikkei 225. Il 10 marzo, alla vigilia del terremoto, il massimo del titolo è stato pari a 2.163 yen. Una settimana dopo, complice la crisi a Fukushima, l’azione Tepco ha chiuso a 797 yen. Dopo un minimo di 292 yen, toccato il 6 aprile scorso, è iniziata una risalita. In quella seduta l’utility ha chiuso a 340 yen, per poi iniziare un trend ascendente che l’ha portata fino a 500 yen nella giornata dell’11 aprile. Ieri ha chiuso a 447 yen, in contrazione del 3,6% su base giornaliera, sospinta al ribasso dal peggioramento delle condizioni lavorative dentro i reattori di Fukushima.

Le notizie intorno agli scambi di Tepco sul Nikkei hanno fatto correre anche i Credit default swap sulla compagnia. I Cds, cioè le assicurazioni che proteggono dal crac di una società o di un bond, hanno avuto un incremento di 14 punti base nell’intraday sui sistemi Markit, toccando quota 367 punti. Sempre prendendo a paragone il 10 marzo, il valore dei Cds su Tepco rifletteva la solidità della compagnia, dato che era a 41 punti base. Un mese dopo, questi strumenti hanno decuplicato il proprio prezzo: 406 punti base sugli schermi Markit. E dopo un breve periodo di declino, la corsa è ripresa di pari passo con le accuse di manipolazione del titolo in Borsa.

Ciò che ha fatto suonare un campanello d’allarme ai regolatori nipponici è proprio l’andamento fra il 3 aprile e oggi. Nonostante la condizione della centrale nucleare sia ben lungi dall’essere stabilizzata, Tepco ha ripreso valore. Se fosse confermato il sospetto di un magheggio interno volto a sostenere il titolo nonostante le voci negative, per la compagnia giapponese potrebbe esserci una sanzione non irrilevante. Questa si aggiungerebbe ai 50 miliardi di yen (circa 420 milioni di euro) che la società sta destinando alle famiglie adiacenti la centrale nucleare di Fukushima, evacuate per il rischio derivante dalle radiazioni. Sempre che i watchdog nipponici riescano a dimostrare l’irregolarità dei movimenti sul Nikkei. 

fabrizio.goria@linkiesta.it