Non solo Grecia, l’Austria prova a vendersi le Alpi

Non solo Grecia, l'Austria prova a vendersi le Alpi

Dopo le isole, le montagne. Mentre in Italia tramonta definitivamente la maxi concessione (90 anni) delle spiagge ai gestori di stabilimenti balneari, l’Austria ha prima messo in vendita e poi tolto dal mercato due vette alpine, a due passi dal confine con l’Italia. Tutto questo mentre invece in Grecia va avanti l’alienazione di alcune isole e in Inghilterra si pensa di affidare ai privati la gestione delle foreste.

Forse non casualmente le due vette austriache guardano all’Italia, vicino al confine. Il Große Kinigat (e il Roßkopf) sono le due cime che l’agenzia federale demaniale austriaca, la BIG voleva vendere, per una cifra contenuta, 121 mila euro, come scrive il Financial Times. Meno di un monolocale in provincia. Nello specifico, 92 mila euro per il Kinigat e 29 mila euro per il monte Cavallo. Su SummitPost, sito collaborativo di scalatori, il Grosse Kinigat o Monte Cavallino è descritto così: «È la cima più alta del crinale principale delle Alpi Carniche».

D’altra parte la situazione economica di Vienna è tutt’altro che rosea. Negli ultimi due anni il debito è passato da 191 miliardi a 205 miliardi di euro, arrivando a toccare il 72,3% del Pil che nel 2010 è stato di 264 miliardi di euro. Nel 2009 l’economia si è contratta del 3,9%, mentre nel 2010 è cresciuta del 2%. Le difficoltà per l’Austria sono sopratutto legate al sistema bancario, settore in cui il governo è dovuto intervenire anche con delle nazionalizzazioni.

C’è stata indignazione collettiva per la proposta “immobiliare”. Il sindaco del villaggio di Kartitsch, Josef Ausserlechner, ha detto: «È un mistero perché vogliano vendere le cime proprio ora. In Grecia vendono le isole in Austria le montagne». Secondo l’Associated Press ci sarebbe stato tempo fino all’8 di luglio per fare un’offerta e già una ventina di persone avevano avanzato delle proposte. Tutto rimandato, almeno per ora. Il portavoce della BIG, Ernst Eichinger ha dichiarato: «Abbiamo sospeso la vendita, per rivedere il tutto».

La scelta delle vette ha fatto discutere anche perché, sul Grosse Kinigat, c’è un memoriale della Prima Guerra Mondiale. Ora sembra che la vendita sarà destinata, se e quando a questo punto verrà dato il via libera, ai soli investitori istituzionali e non al mercato privato. Alla BIG sarebbe arrivata anche una telefonata del governo sud-coreano curioso di sapere se l’amministazione «stava vendendo le montagne per sanare il proprio bilancio». Sul proprio sito, l’agenzia statale descriveva «uno dei più bei punti di osservazioni delle Alpi». Niente da fare per gli interessati, anche se alcune limitazioni erano state poste come l’accesso gratuito agli alpinisti. Le amministrazioni locali invece hanno possibilità di vietare pubblicità offensiva o costruzione di edifici lontani dalla tradizione regionale.

Le parole del sindaco del villaggio di Kartisch sulla Grecia riportano alla notizia che sono in vendita anche delle isole elleniche, come scritto da Linkiesta. La gestione delle vendite elleniche è della National Bank of Greece. Oltre 6 mila quelle in vendita, 230 quelle abitate. Per gli interessati, c’è il sito Private Islands. Il prezzo però rischia di essere molto diverso da quello  delle vette austriache. Si parla di qualche milione di euro a isola, prezzi comunque scontati rispetto anche solo ad un anno fa.

La Grecia pare non essere nelle condizioni di fare marcia indietro, come ha fatto l’Austria, e non solo. Non più tardi di qualche mese fa, nel Regno Unito, il governo liberal-conservatore ha cancellato una propria proposta: quella di vendere ai privati le foreste pubbliche. Secondo il ministro dell’Ambiente Caroline Spelman la decisione di cambiare indirizzo è stata figlia della mobilitazione pubblica. Basti pensare che la vendita avrebbe coinvolto il 18% delle foreste inglesi. L’idea di alienare il patrimonio boschivo faceva in realtà parte di un piano di tagli imponente, previsto dal governo liberal-conservatore per il 2010. Nel primo anno di governo, il cancelliere dello scacchiere George Osborne aveva annunciato tagli per 6,2 miliardi di sterline, (circa 7 miliardi di euro) in quelli che aveva definito «sprechi». La spesa pubblica, ha detto nella Spending review del 2010, deve essere ridotta in media del 19%: con la conseguenza che sono stati introdotti tagli al settore pubblico per circa mezzo milione di posti di lavoro e un innalzamento dell’età pensionabile da 65 a 66 entro il 2020. Il governo Cameron ha intrapreso un programma di austerità da qui al 2015, che mira a ridurre il deficit di bilancio dall’11% del Pil all’1% nel giro di cinque anni.