Libia, gli Usa temono la vendita delle armi chimiche

Libia, gli Usa temono la vendita delle armi chimiche

Muammar Gheddafi sarebbe a Sirte, sua città natale verso la quale si sta dirigendo l’avanzata dei ribelli. Lo riferiscono, utilizzando il condizionale, fonti dell’Eliseo citate dal quotidiano Le Parisien. L’ipotesi che il Raìs si sia rifugiato nella sua città natale era stata avanzata anche ieri a Roma dall’ex primo ministro libico Abdel Salem Jalloud secondo cui Gheddafi da qui potrebbe poi attraversare il deserto. E ora i tornado britannici stanno bombardando con missili ad alta precisione un vasto bunker proprio a Sirte. «Una formazione di Tornado GR4 ha lanciato missili Storm Shadow contro un vasto bunker quartier generale», informa il ministero della Difesa francese in un comunicato.

Intanto nel pomeriggio forze fedeli al colonnello hanno bombardato l’aeroporto di Tripoli, danneggiando un velivolo che si trova al suo interno. È quanto riferisce l’emittente satellitare al-Arabiya, ricordando che la zona dell’aeroporto è teatro di duri scontri tra lealisti e ribelli. Dopo 161 giorni di guerra potrebbe essere vicina la sua conclusione, e con essa la fine dell’era di Gheddafi, secondo il segretario di Stato americano Hillary Clinton che parla «di una nuova era, un’era di libertà, giustizia e pace». 

Soldati francesi e britannici stanno aiutando le unità dei ribelli libici a preparare l’assalto finale a Sirte ancora in mano alle forze del colonnello. Stando a quanto rivelato da un ufficiale dei ribelli, i militari europei hanno assunto un ruolo guida non solo nel facilitare i raid aerei, indicando i siti da bombardare, ma anche nella pianificazione dell’offensiva che ha permesso agli insorti di porre fine all’assedio di Misurata, così come dell’assalto a Zlitan e a Tripoli. Anche se la risoluzione Onu 1973, che ha dato il via all’intervento militare Nato contro la dittatura del colonnello, autorizza gli Stati membri ad adottare solo “tutte le misure necessarie” per proteggere la popolazione civile. La risoluzione, in particolare, stabilisce il divieto di sorvolo dello spazio aereo libico al fine di proteggere i civili ( “no-fly zone”), istituisce de facto un bando ai voli di aerei libici fuori dallo spazio aereo libico, rafforza il bando al traffico di armi con la Libia e ribadisce le sanzioni individuali, già stabiliti con la precedente risoluzione 1970.

Quindi un intervento espressamente di protezione per la popolazione e non di attacco. E in tema di traffico di armi arrivano le prime allarmanti conferme della preoccupazione Usa riguardo agli arsenali chimici e no di Muammar Gheddafi. L’intelligence americana infatti ha le prove che alcuni dei missili di contrarea SA-7 di fabbricazione sovietica scomparsi dagli arsenali libici si trovino in vendita sul mercato nero in Mali, paese africano che è uno dei territori dove opera al Qaeda nel Maghreb. Per scongiurare la possibilità che questi missili ed altre armi vengano acquistate dai terroristi, gli Stati Uniti potrebbero comprarle loro direttamente sul mercato nero.

Lo hanno già fatto per l’Iraq e in Afghanistan negli anni ’90, ricorda Matt Schroeder, direttore dell’Arms Sales Monitoring Project della Federazione degli scienziati americani, per il quale «un programma di acquisto delle armi libiche ora è di un’importanza cruciale». La disgregazione del regime del colonnello Gheddafi infatti costituisce un’opportunità enorme per i trafficanti di armi che potrebbero mettere sul mercato missili in grado di portare a termine attacchi non solo contro forze militari ma anche aerei civili. Secondo quanto dichiarato dal generale Carter Ha, capo del comando Africa delle forze statunitensi, lo scorso aprile al Congresso, la Libia un tempo possedeva 20mila missili aria terra. «Molti risultano spariti, e questa è una preoccupazione», diceva già allora il generale.

michele.sasso@linkiesta.it

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