A Banca Intesa va l’uomo che parlava con Bisignani

A Banca Intesa va l’uomo che parlava con Bisignani

Aggiornamento 18.20

Il Consiglio di gestione di Intesa Sanpaolo ha formalizzato ufficialmente la nomina di Enrico Tommaso Cucchiani alla guida della banca. «Abbiamo scelto Cucchiani anche con l’obiettivo di crescere all’estero», ha detto il presidente del Consiglio di sorveglianza di Ca de’ Sass, Giovanni Bazoli. «Abbiamo nominato Cucchiani. Siamo contenti. L’accoglieremo con piacere, insieme faremo un ottimo lavoro» ha detto pochi istanti fa Andrea Beltratti, presidente del Consiglio di gestione. Il presidente del Consiglio di sorveglianza ha poi aggiunto: «La scelta rapida è sinonimo di solidità della banca». 

Il nuovo consigliere delegato di Intesa Sanpaolo è dunque Enrico Tommaso Cucchiani. Come aveva promesso Giovanni Bazoli, numero uno del consiglio di sorveglianza di Ca de’ Sass, si tratta di un manager esterno alla banca. Come da tradizione, un nome a sopresa rispetto a quelli che sono circolati nei giorni scorsi, dal direttore generale Marco Morelli, che ha retto l’interim da quando Corrado Passera è stato chiamato alla guida del dicastero di via Veneto, a Gaetano Micciché, attuale responsabile dell’investment banking. Sfumata la candidatura di entrambi in un “ticket”, si è parlato di Fabio Gallia, torinese con un passato in Ersel e gradito alla Compagnia di San Paolo, di Vittorio Grilli, direttore generale del Tesoro vicino all’ex ministro Giulio Tremonti. Poi, dal cilindro, è spuntato Enrico Tommaso Cucchiani: che non è espressione di Passera (che avrebbe voluto Gaetano Miccichè), ma che neanche troppo lo scontenta.

La scelta di Cucchiani desta scalpore in quanto membro del cda di Unicredit e vicino al vicepresidente di Piazza Cordusio, Fabrizio Palenzona. Secondo quanto si apprende, Bazoli avrebbe spinto per un manager dal curriculum internazionale, e dopo i rifiuti di Vittorio Colao, numero uno di Vodafone, e di Andrea Guerra, a.d. di Luxottica, il profilo di Cucchiani è sembrato il più adatto a guidare la principale banca domestica italiana. Per domani è prevista una riunione del consiglio di sorveglianza di Intesa, che approverà la nomina, e poi la palla passerà al consiglio di gestione presieduto da Andrea Beltratti, come prevede lo statuto della banca meneghino-sabauda.

Bocconiano, sessantunenne, ex consulente McKinsey come Corrado Passera, componente della Trilateral Commission, come Mario Monti. Attualmente ricopre la carica di presidente della divisione italiana di Allianz e membro del consiglio di gestione del colosso assicurativo tedesco, con delega ai mercati assicurativi di Italia, Spagna, Portogallo, Turchia, Grecia e Sudamerica e al ramo danni globale. Oltre a sedere nel board della prima compagnia assicurativa europea, Cucchiani è membro del cda di Piazza Cordusio, di Pirelli e dell’Editoriale Fvg, la casa editrice del Piccolo di Trieste (Gruppo Espresso). Un incarico minore ma indicativo sia del legame con la città alabardata, ha fatto parte del cda del caffè Illy e del Lloyd Adriatico prima che la società entrasse nell’orbita Allianz, nel 2007, assieme a Ras e Subalpina.

Spulciando i conti della compagnia tedesca, si evince che l’Italia è il terzo Paese europeo dopo la Francia e la Germania per premi lordi, con un peso al 31 dicembre 2010 pari al 9,4% (10,2% nel 2009) della raccolta totale, ed è il secondo mercato in termini di clientela dopo quello tedesco, con il 7,6% (8,1%) del portafoglio complessivo. In Italia Allianz Spa è il secondo operatore dopo Generali, e stando ai dati dell’Ania, la lobby delle imprese assicuratrici, i due detengono il 31% del mercato (premi per 37 miliardi su 118 totali nel 2010, dati Ania). Un duopolio, anche se l’anno scorso i premi lordi sono scesi del 4,6% per via degli effetti della recessione sulle imprese, a cui ha fatto però da contraltare la crescita di Genialloyd (+22,4%). Dal 2008 al dicembre 2010 i risultati della divisione italiana sono sempre cresciuti, soprattutto nel ramo vita (5,9 miliardi nel 2008 a 8,4 nel 2010) e un reddito operativo passato da 206 a 293 milioni di euro, anche se l’esposizione al debito italiano pesa per 778 milioni di euro in termini di perdite potenziali nelle “attività disponibili per la vendita”. Il combined ratio di Allianz Spa, cioè il rapporto tra tra costo dei sinistri (più le spese di acquisizione) e i premi raccolti, al 30 settembre 2011, è invece sceso all’86,3% rispetto al 99,4% del 30 settembre 2010, dieci punti percentuali in meno rispetto al risultato di gruppo, pari a 97,6% sul 97,1% del settembre 2010. Numeri molto simili ai competitor come Generali, che a fine settembre ha segnato un combined ratio al 97,7% rispetto al 98,8% dei nove mesi 2010. Avendo più del 20% dei ricavi provenienti da mercati emergenti, in particolare dall’area Asia-Pacifico, Allianz è stata recentemente promossa a pieni voti da un report della banca d’affari inglese Barclays.

I numeri, insomma, non remano contro Cucchiani, fino a qualche mese fa sconosciuto ai più. Fino a quando viene pubblicato il contenuto delle intercettazioni disposte dalla Procura di Napoli nell’ambito dell’indagine sulla P4. Pochi giorni prima dell’uscita di Profumo (uno dei circa ottanta soci de Linkiesta) da Unicredit, Cucchiani parla con Luigi Bisignani, preoccupato dall’impatto negativo sul titolo: «un conto sono le soluzioni che vanno bene al ciccione piuttosto che alle fondazioni, e un conto è quello che pensa il mercato», dice il manager milanese. Il “ciccione” è Fabrizio Palenzona, vicepresidente di Unicredit. Un’uscita, quella di Profumo, che Cucchiani si raccomanda di gestire prudentemente, come dice ancora al faccendiere: «prima devi istruire la pratica, avere la cosa, avere il consenso di tutti, e una volta maturata una scelta a quel punto la si fa formalmente precipitare». Le intercettazioni raccontano poi di un articolo concordato con Bisignani studiato per far emergere il ruolo-chiave di Profumo nel far entrare i soci libici nel capitale di Piazza Cordusio. Ironia della sorte, ora Cucchiani sta per diventare il numero uno della banca rivale, dopo aver gestito la transizione all’attuale a.d. di Unicredit, Federico Ghizzoni. 

Questi episodi chiariscono i giochi di potere in campo e la complessa sintesi che la cooptazione di Cucchiani ai vertici di Ca de’ Sass rappresenta. Il candidato di Corrado Passera, secondo quanto si è appreso nei giorni scorsi, era Gaetano Micciché, nome che non convinceva né Bazoli né il principale azionista, la Compagnia di San Paolo, che avrebbe preferito il torinese Fabio Gallia. Il Comune di Torino e le altre fondazioni erano invece concordi per spingere Marco Morelli, che però non aveva alle spalle un’esperienza apicale in un contesto internazionale come invece richiesto dal presidente del consiglio di sorveglianza di Intesa. Pare che la convergenza sul nome del presidente di Allianz derivi da un’inedita sintesi tra Giovanni Bazoli e Gianni Letta, che molto si è speso in prima persona per sponsorizzare il “todiano” Passera alla guida del dicastero di via Veneto, e per fargli avere anche la delega sulle infrastrutture dove – pare – sarà seguito come Viceministro dall’attuale Capo di Intesa Infrastrutture Maio Ciaccia. In questo senso il passaggio di un consigliere Unicredit al vertice di Intesa non è un salto logico, ma l’ultima mossa degli ex andreottiani Gianni Letta e Fabrizio Palenzona. Che, mentre finisce il berlusconismo, restano evidentemente ben in sella.  

Decideranno ancora le sorti del paese e della banca nel 2013 quando, oltre alla legislatura, scadranno anche tutte le cariche dei vertici di Intesa Sanpaolo?

antonio.vanuzzo@linkiesta.it