Gli utili calano. Per Sace è “tutta colpa del rischio Italia”

Gli utili calano. Per Sace è “tutta colpa del rischio Italia”

Il rischio-Italia affossa la Sace. L’utile netto relativo ai primi nove mesi del 2011 scende a 117,3 milioni di euro, una debacle (-54%) rispetto ai 255,3 milioni al 30 settembre dell’anno scorso. Tuttavia, recita il comunicato stampa, i numeri approvati oggi dal cda «restano in linea con gli obiettivi del piano industriale nonostante le difficoltà congiunturali e le forti oscillazioni registrate nel terzo trimestre». Piano che sarà presentato domani alle parti sociali e che la società non è tenuta a rendere pubblico, come hanno spiegato a Linkiesta da piazza Poli. Controllata al 100% dal ministero del Tesoro, Sace si occupa di garantire i crediti erogati alle grandi multinazionali e alle Pmi all’estero dalle banche italiane, sia a condizioni non di mercato, nell’ambito della sua mission pubblica, che a condizioni di mercato. Sace Spa, a sua volta, controlla una divisione specializzata nel credito a breve termine e una nel factoring. La quale – guardando al monte crediti al 31 dicembre 2010, per il 48,5% derivante da Ministeri e Comuni – lavora principalmente per assicurare i fornitori dai ritardi accumulati dalla pubblica amministrazione nei pagamenti delle fatture.

Monte crediti della divisione Sace factoring al 31 dicembre 2010

L’anno scorso Sace ha chiuso l’anno con una moderata contrazione dell’utile a 367 milioni di euro rispetto ai 393 milioni del 2009, un portafoglio di operazioni assicurate salito a 32,2 miliardi di euro rispetto ai 27,8 miliardi del 2009, per un totale di circa 20mila imprese. Gli altri dati rilevanti al 30 settembre scorso riguardano il patrimonio netto pari a 5,6 miliardi di euro (6,3 al 31 dicembre 2010) e le riserve tecniche in salita a 2,4 miliardi di euro sui 2,2 miliardi dell’anno scorso. Nonostante i risultati in diminuzione, la società guidata da Castellaneta ha distribuito a via XX Settembre un dividendo di 310 milioni di euro (363 milioni nel 2009), un ammontare che difficilmente sarà raggiunto quest’anno. In netto calo sul 30 settembre 2010 anche tutte le altre voci del bilancio: premi lordi a quota 241,7 milioni (-37,5% sul III trim. 2010) oneri relativi ai sinistri al netto dei recuperi a scesi a 50,2 milioni (-67,7% sul III trim. 2010), e il conto tecnico pari a 247,4 milioni (-31,33% sul III trim. 2010).

Secondo quanto si legge nella nota odierna, la contrazione degli utili è stata «determinata dal minor contributo del conto tecnico e dal risultato negativo della gestione patrimoniale e finanziaria che riflette l’instabilità che ha caratterizzato i mercati finanziari nel terzo trimestre 2011». Dalla società spiegano che sono due i motivi dietro alla riduzione dell’utile di due terzi in un anno: da un lato il declassamento del debito sovrano italiano e dall’altro le svalutazioni sui 3,9 miliardi di bond italiani (su 6,6 miliardi di obbligazioni totali investite al 31 dicembre 2010) detenuti nelle “attività disponibili per la vendita”. Sace, a differenza di una compagnia assicurativa privata, ha scelto di non avvalersi della possibilità concessa dall’Isvap, il regolatore del comparto, di iscrivere a bilancio i titoli di Stato al valore di acquisto e non a quello di mercato. Ironicamente, una controllata dello Stato paga pegno per la sua natura di “emanazione” di un Paese investito da pesanti ondate di vendite sui suoi titoli di debito.

Fino allo scorso giugno, tuttavia, Moody’s giudicava Sace Aa2 con un basso rischio di credito. Scaduto il contratto con l’agenzia di rating americana, la compagnia è passata a Fitch, subendo un downgrade a A-, in seguito al declassamento dell’Italia. Per questo, dicono da piazza Poli, la società avrebbe pagato scotto in termini di mancati premi a garanzia di finanziamenti bancari concessi alle imprese italiane all’estero. Il rischio che Sace non sia in grado di pagare in caso di fallimento dell’impresa, in altre parole, è aumentato, ed è quindi più difficile da negoziare, soprattutto quando le linee di credito erogate dalle banche hanno durata pluriennale. Stando al bilancio 2010 le infrastrutture pesano per il 27% delle nuove garanzie e il 17% l’Oil & Gas, due comparti che notoriamente richiedono tempi di sviluppo e realizzazione a lungo termine. Dietro alla contrazione degli utili del 60%, tuttavia, ci potrebbero essere delle gare non andate a buon fine, oltre alla zavorra Italia. Un’informazione però molto difficile da verificare, non essendo pubblici gli obiettivi del piano industriale.