La resistenza di Silvio regala il nuovo record degli spread

La resistenza di Silvio regala il nuovo record degli spread

La sofferenza dei titoli di Stato italiani raggiunge nuovi livelli. Nella giornata di oggi il differenziale di rendimento, o spread, fra i Btp decennali e i Bund tedeschi con pari scadenza ha toccato il nuovo massimo a 497 punti base. In mattinata si era partiti da quota 475 punti base, ma dopo il voto sul rendiconto dello Stato 2010, lo spread si è allargato ancora. Non è servito l’intervento, molto modesto, della Banca centrale europea (Bce), entrata nel mercato secondario verso le 17. A essere sotto stress sono stati anche i titoli con scadenza a cinque anni, che hanno registrato un tasso d’interesse più elevato di quelli decennali, invertendo la curva dei rendimenti, un chiaro sintomo dell’incertezza che gli investitori hanno nei confronti dell’Italia.

Oltre allo spread c’è di più. Gli operatori finanziari non hanno fatto in tempo a digerire il precario stato di salute dell’Italia che a peggiorare la situazione ci ha pensato LCH.Clearnet. La maggiore clearing house europea, attiva su tutti i mercati presenti, dai bond ai repurchase agreement (pronti contro termine), passando per i derivati di credito, potrebbe aumentare i requisiti di margine sui prodotti legati all’Italia. Nello specifico, questo aspetto potrebbe scatenare una sequela di vendite sui Btp italiani. Il motivo è semplice. Se LCH.Clearnet innalzerà i margini sugli asset italiani del 15%, come continua a circolare nelle sale operative da venerdì scorso, tutti gli operatori finanziari con posizioni aperte sull’Italia dovranno necessariamente versare nelle casse più denaro. Chi ha problemi di liquidità, come gli istituti bancari francesi, fortemente esposti sull’Italia, dovrà chiudere le proprie posizioni vendendo gli asset italiani che ha in portafoglio. Attualmente l’evento in grado di far scattare l’innalzamento dei margini è il raggiungimento di quota 450 punti base dello spread fra Btp decennali e il C96010Y Index, un paniere di titoli di Stato con rating AAA (Francia, Germania, Olanda, Austria). Al momento in cui scriviamo il differenziale di rendimento è a 18 punti base da questo limite e poi, se sarà superato, LCH.Clearnet dovrà aumentare i margini sui prodotti italiani. Contattata da Linkiesta, la clearing house ha spiegato che «non è stato ancora valutato un incremento dei margini». 

Quello che invece è sicuro è il costante deterioramento della situazione delle obbligazioni italiani. Il Btp decennale ha oggi raggiunto il suo massimo da 10 anni a questa parte a quota 6,76%, mentre il rendimento del bond con scadenza a cinque anni ha toccato quota 6,88%, invertendo la curva con una tendenza ben più marcata di quella di ieri. I titoli italiani a due anni, invece, sono schizzati a quota 6,73. Non è servita la presenza della Banca centrale europea, che è entrata nel mercato secondario intorno alle 17:00 cercando di invertire la rotta, senza riuscirci.

Le banche europee sono esposte sull’Italia per 1.044,221 miliardi di dollari, circa 756 miliardi di euro. I dati sono quelli della Banca dei regolamenti internazionali (Bri), che nello scorso settembre ha pubblicato gli ultimi schemi relativi alla situazione delle interconnessioni bancarie mondiali. Fra esposizioni dirette e indirette, cioè derivati, collaterali e crediti diversi, la Francia risulta essere uno dei Paesi più a rischio, con 495,876 miliardi di dollari (359,174 miliardi di euro) di esposizione sull’Italia. A ruota troviamo la Germania, con 226,513 miliardi di dollari (164,068 miliardi di euro). C’è poi il Regno Unito, che ha sul groppone asset italiani per 98,879 miliardi di dollari (71,620 miliardi di euro). Dall’altra parte dell’oceano ecco gli Stati Uniti, esposti per 292,107 miliardi di dollari (211,580 miliardi di euro). Di pari passo con l’ampliamento degli spread fra titoli di Stato italiani e tedeschi, anche i Credit default swap (Cds), cioè i derivati che proteggono dall’insolvenza di un asset, hanno risentito dell’incertezza, superando i 510 punti base, secondo Markit.

La pressione intorno al governo di Silvio Berlusconi si sta facendo giorno per giorno più incisiva. Oggi il ministro olandese delle Finanze, Jan Kees de Jaeger, ha continuato a sottolineare che l’Italia deve essere in grado di portare avanti le riforme che ha promesso in sede europea. Sempre oggi primo ministro finlandese Jyrki Katainen ha sottolineato che una ulteriore escalation della crisi di Roma potrebbe essere insostenibile. «È difficile immaginare come noi, in Europa, avremmo i mezzi per sostenere l’intero debito nazionale italiano», ha detto Katainen. A rincarare la dose ci ha pensato il commissario Ue agli Affari economici e monetari Olli Rehn, che ha nuovamente invitato l’Italia a onorare le proprie promesse, considerando l’attuale crisi «molto preoccupante». Per Rehn l’intervento di Ue e Fondo monetario internazionale per monitorare Roma «è solo il primo passo». L’impressione è che si sia vicini a un punto di non ritorno. L’Europa attende risposte, non l’incertezza imperante di queste settimane.  

fabrizio.goria@linkiesta.it