“La Spagna come l’Italia: siamo governati da Bruxelles”

“La Spagna come l'Italia: siamo governati da Bruxelles”

La Spagna è andata alle urne domenica tra l’apatia (l’affluenza è stata molto più bassa che quella del 2008) e la certezza che la vittoria sarebbe andata a Mariano Rajoy, candidato del Partito popolare. Un trionfo “indiretto”, poiché era più un “voto punitivo” verso il Partito Socialista Operaio Spagnolo (Psoe) e la gestione dell’ex premier José Luis Rodríguez Zapatero. Una bocciatura per il governo uscente, più che un’accettazione della proposta politica dei popolari. È questa l’analisi di Jorge Verstrynge, politologo spagnolo, nato nell’estrema destra spagnola e cresciuto poi nella corrente socialista e marxista. Fondatore di Riforma Democratica (embrione di Alleanza popolare), ex consigliere del comunista Francisco Frutos, è professore associato di Scienze politiche all’Università Complutense di Madrid.

Dopo avere votato molto presto, ieri mattina, Verstrynge ha raccontato a Linkiesta.it le sue certezze e i timori sul futuro politico spagnolo, segnato e indirizzato dallo scenario economico della Spagna post-elezioni. «I drammatici record dello spread settimana scorsa non hanno condizionato più di tanto il voto degli spagnoli in queste elezioni – sostiene Verstrynge – perché sapevamo cosa stava per accadere. La gente è depressa e siamo certi che non sarà la destra a salvarci. La Spagna non è un paese guida e siamo nelle mani di Parigi e Berlino, che detteranno una politica di austerità. Il che farà aumentare la disoccupazione», pronostica l’accademico. La sua teoria è che, qualunque sia il colore del governo, destra o sinistra, dovrà fare i conti con un bilancio nel quale il debito è sempre superiore all’indice di crescita (che in questo momento in Spagna è zero assoluto), cancellando qualsiasi traccia di fiducia dei mercati, facendo così crescere lo spread e azzerando gli investimenti.

«Resta l’intervento europeo, che non so quando arriverebbe, perché ci sono in fila l’Irlanda, la Grecia e il Portogallo. Per riscattare la Spagna ci vogliono più soldi. Credo che dovremo aspettare fino ad aprile del 2012 per capire cosa accadrà. Il Partito Popolare avrà i soliti 90 giorni di grazia nei quali ci sarà attesa per vedere quali misure metteranno in atto. Dopo di che la gente tornerà in piazza perché la situazione, a mio parere, sarà drammaticamente peggiorata», spiega Verstrynge. E la Banca Centrale Europea? Non può fare molto sul piano di recupero. Il debito esiste e ci sono delle regole nei trattati dell’Unione che limitano la emissione monetaria dell’Europa. Che poi non è neanche un’opzione risolutoria. L’analista sostiene che «l’euro è stata una scelta rischiosa. Paesi “magri” e “grassi” hanno una stessa unica moneta. Mentre è stata bocciata l’altra possibilità che era quella di mantenere l’euro e alcune monete nazionali. L’errore è stato quello di aprire la Comunità economica europea non avendo più un mercato protetto. Questo ha sbilanciato la breccia tra il deficit di bilancio e il deficit commerciale».
Questa è stata la critica al governo di Zapatero e al Psoe: non avere previsto la catastrofe che si avvicinava. «Molto probabilmente era difficile riuscire a fare qualcosa per fermare la crisi ma alcune piccole misure andavano prese. Penso ancora a quella frase detta dal viceministro dell’economia di Zapatero: “Questa non è una crisi ma una resa di conti che durerà tre mesi”. Mi sono messo le mani nei capelli, perché sapevo che questa era una bomba che stava per esplodere. Ed ecco l’esplosione», ricorda il politologo.

«Ai mercati non importa se il governo è di destra o di sinistra. Se vedono un buco dove infilarsi per speculare, si infilano. I mercati non hanno fiducia se un paese non cresce, non importa chi sia al potere. Se non c’è produttività e crescita, non si può pagare il debito». È quanto è accaduto in Spagna, ma anche in Italia, dove le dimissioni del premier Silvio Berlusconi non hanno ridato fiato ai mercati e la crisi tende a peggiorare. «Anche perché il governo di tecnici di Mario Monti, che è Goldman Sachs, è un governo composto dagli stessi tecnici che consigliavano Berlusconi, quindi, è cambiato poco o nulla», sostiene Verstrynge. Le decisioni, ricorda, vengono prese a Bruxelles, non nelle capitali delle singole nazioni. I cambiamenti dei leader non garantiscono niente in questo scenario politico-economico mondiale. È successo con Zapatero, con Berlusconi, con Papandreou.

Verstrynge è convinto che, nonostante la vittoria con la maggioranza assoluta, Rajoy non riuscirà a compiere il miracolo di salvare la Spagna, da solo, dalla crisi nella quale è sprofondata. Perché la politica oggi risponde ad altre regole e la cosiddetta “moralità del capitalismo” ha dimostrato di non esistere: il capitalismo non può essere morale, perché non è quella la sua funzione.