Accordo su Edison: Edf e Comuni soddisfatti, duro colpo per Zaleski

Accordo su Edison: Edf e Comuni soddisfatti, duro colpo per Zaleski

La telenovela Edison si avvia verso la fine. Le due anime del gruppo, la francese Edf e i soci italiani riuniti nella holding Delmi, hanno raggiunto un accordo preliminare per il riassetto societario e la separazione delle attività. Lo schema è quello elaborato la scorsa estate da Intesa Sanpaolo e benedetto nei giorni scorsi da Corrado Passera (ex a.d. della banca) nei panni di ministro dello Sviluppo economico: Edison ai francesi, Edipower agli italiani.

Dagli accordi nasceranno due produttori di elettricità di rilievo nazionale, che si andranno ad aggiungere all’Enel, controllata dal Tesoro. Ci sarà infatti una Edison sotto il controllo assoluto francese e un altro polo, con una capacità di 10mila megawatt, costruito sulla fusione Delmi-Edipower, nel quale dovrebbero poi confluire le ex municipalizzate del Nord (in particolare, A2a e Iren). Questa seconda fase, che cambierebbe la configurazione del mercato dell’energia in Italia, non è facile da completare, dovendo contare su un consenso politico tanto ampio quanto sono i Comuni azionisti diretti e indiretti della società coinvolte: Milano e Brescia per A2a; Torino, Genova, Reggio Emilia-Parma-Piacenza per Iren. 

L’assetto societario attuale del gruppo Edison

Tempistica. L’intesa raggiunta dovrà essere ratificata dai cda di A2a, Edf, Delmi e Edison entro il 31 gennaio 2012 e sottoscritto entro il 15 febbraio, mentre la conclusione dei passaggi delle quote «dovrà avvenire entro e non oltre il 30 giugno». Soddisfazione è stata espressa dagli esponenti del fronte italiano, da Graziano Tarantini e Giuliano Zuccoli di A2a al ministro Passera, dal sindaco di Reggio Emilia, Graziano Delrio, azionista di Iren, al presidente di quest’ultima, Roberto Bazzano.

L’accordo di separazione
Edf acquisterà da Delmi, società controllata da A2a, il 50% del veicolo Transalpina di Energia – cui fa capo il 61,28% del capitale di Edison e un debito di circa 1,2 miliardi – al prezzo implicito di 0,84 euro per azione Edison. A questo punto i francesi avranno l’80,7% della società di Foro Buonaparte (alla quota detenuta via Transalpina si somma un 19,4% posseduto direttamente), e saranno tenuti a lanciare un’Opa. A che prezzo? L’operazione è subordinata alla conferma da parte della Consob che il prezzo dell’Opa non sia superiore a 0,84 euro, valore che peraltro è in linea con i corsi del titolo, e piuttosto distante dalla valutazione di 1 euro chiesta in prima battuta dai soci italiani. Edf sborserà circa 700 milioni di euro.  
Delmi a sua volta rileverà la quota detenuta in Edipower da Edison (50%) e Alpiq (20%), a circa 600 milioni e 200 milioni, rispettivamente. Il prezzo pagato sarà pari al prezzo pagato dai francesi per la quota in Transalpina più 100 milioni. Infine, fra Edison e Edipower verrà siglato un contratto per la fornitura di gas che coprirà non meno della metà delle necessità della seconda società nei prossimi sei anni.

Minusvalenza per gli italiani. Per effetto dell’acquisizione, Edipower sarà interamente partecipata da Delmi (70%), A2a (20%) e Iren (10%), ma Delmi si ritroverà in bilancio una minusvalenza monstre di circa 1 miliardo. Questa perdita, secondo fonti vicine agli azionisti di Delmi, dovrebbe essere mitigata con la fusione Delmi-Edipower, da cui emergerebbe un avanzo di fusione. Edipower è stata infatti valutata 1,15 miliardi, ma dispone di un patrimonio netto contabile di circa 2 miliardi, il doppio del valore di mercato.

Zaleski alle corde. Se per Edf, A2a e Iren il compromesso raggiunto presenta interessanti implicazioni industriali, oltre a sciogliere un matrimonio finanziario poco felice, per i soci di minoranza l’accordo risulta pezalizzante. L’Opa a 0,84 euro per azione Edison, infatti, non comporterebbe nessun premio. In particolare, per la Carlo Tassara di Romain Zaleski, titolare di una quota del 10% in carico a 1,49 euro per azione, la scelta è se aderire all’offerta pubblica, con conseguente minusvalenza di 340 milioni, oppure assumersi il rischio di rimanere in una società a controllo francese, senza nessuna garanzia sul futuro. La Tassara, peraltro, è tuttora fortemente indebitata con le banche (Intesa e Unicredit sono i principali creditori) per circa 3 miliardi. 

Edison con meno debito. Il nuovo assetto, ha sottolineato il direttore finanziario di Edf, Thomas Piquemal, che ha gestito la negoziazione con i soci italiani, «permetterà di semplificare la governance di Edison e di ridurre il suo indebitamento di 1,1 miliardi di euro». Oltre a incassare 600 milioni per il 50% di Edipower, infatti, la società di Foro Buonaparte potrà deconsolidarne il relativo debito (1,1 miliardi) e questo «dovrebbe rassicurare le agenzie di rating», dopo che pochi giorni fa Fitch ha declassato a livello speculativo (BB-) il rating di Edison. 

Twitter: @lorenzo.dilena

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