Altro che rigore: la Sicilia spende sempre più degli altri

Altro che rigore: la Sicilia spende sempre più degli altri

In tempi di sobrietà, equità e rigore, anche l’Assemblea regionale siciliana prova a dare un taglio alla spesa. Palazzo Normanni manda un segnale al governo Monti, approvando un bilancio in controtendenza rispetto alle spese degli anni scorsi (con una riduzione di 5 milioni di euro). Ma non basta.

«Con i suoi 167,5 milioni di spese correnti, l’Ars guarda dall’alto tutte le altre assemblee» (almeno in questo!). Ad esempio, la Lombardia (che ha quasi il doppio degli abitanti della Sicilia) ha appena varato un bilancio di 66,3 milioni di euro. Il consiglio regionale del Lazio, secondo nel ranking di spesa “negativo”, si ferma a 97 milioni di euro, ovvero 16,9 euro per abitante. E se scendiamo più a Sud, nella regione governata dal leader di Sel Nichi Vendola, troviamo «una gestione più economica di quella siciliana»: il bilancio di previsione del 2012 prevede uscite per 56,1milioni di euro. In sostanza un terzo rispetto a quelle sicule.

Eppure il gap fra l’Ars e il resto dei consiglio regionali dell’isola aumenta se diamo un’occhiata «a vitalizi e retribuzioni del personale». Basti pensare che, nonostante la Lombardia abbia più dipendenti della Sicilia (296 contro 248), la spesa riservata al personale è circa la metà: «19 milioni di euro l’anno a fronte dei 40,4 milioni di euro dell’Ars». Ma non è finita.

I deputati, e i dipendenti dell’Ars, dovranno pur mangiare. E la buvette, nonostante i recenti tagli ai buoni pasto dei parlamentari, offre un ricco/economico menu. Che grava sulle casse della Regione «per oltre 925mila euro». Per non parlare poi delle cosiddette «spese di rappresentanza», che raggiungono cifre da capogiro: 342mila euro, all’incirca 10 volte quelle della Puglia, e trenta volte quella dell’Emilia Romagna. E fra le spese della politica, si ritrova anche che «le divise del personale di servizio (i commessi)» gravino sull’Ars per 360mila euro contro gli appena 58 mila della Puglia.

Un capitolo a parte meritano le spese di Palazzo D’Orleans, sede della Presidente della Regione siciliana. Spulciando il faldone delle spese affrontate dal governatore Raffaele Lombardo nell’ultimo semestre c’è di tutto e di più. Si trovano 1.500 euro per l’acquisto di 100 copie del libro Terroni di Pino Aprile, scrittore che Lombardo avrebbe voluto vedere alla guida di un «nuovo movimento politico sudista» mai nato. E ancora: 100 copie di un volume Lucia, la fede e il coraggio della giornalista Maria Calvagno. 4.632 euro destinati a comprare bandierine della Regione «per un convegno non meglio precisato nella nota spese».

E spesa dopo spesa, scopriamo che la presidenza ha erogato 7.300 euro per l’acquisto di «cravatte di seta» con la scritta “Sicily” o “Trinacria” alla ditta di Marcello Mirone, un’impresa anonima della città di Catania. «Sul fronte culturale, 16.300 euro sono stati donati ai Lions, 8mila euro all’Associazione antichi suoni e 3.500 all’Extroart di Palermo. La presidenza ha inoltre erogato un contributo di 28.253 euro alla fondazione Whitaker e uno di 97 mila euro al Cerisdi».

I fondi della Presidenza sono anche serviti a pagare il blogger di fiducia di Lombardo, Biagio Semilia, alla modica cifra di 31mila euro. Però. Tutto qui? Macché. Secondo i calcoli fatti dalla commissione paritetica Stato-Regioni, il governatore siciliano è il più pagato fra i governatori e gode di benefit che gli altri colleghi si sognano. D’altronde, Lombardo guadagna 15.683 euro netti al mese, sommando l’indennità di governatore e quella di deputato regionale. Prende quasi il doppio di Roberto Formigoni, governatore della Lombardia, che guadagna 9.539 euro. Ma Lombardo non ci sta: «Se dobbiamo rapportare il mio stipendio al lavoro che faccio e alla responsabilità che mi assumo, minimo dovrebbero triplicarlo. Siccome io non lo faccio per questo, non mi importa: fissino pure e determinino la cancellazione delle mie indennità,. Io continuerò a lavorare con passione». Verrebbe da dire: altro che sobrietà! 

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