Pizza ConnectionCatturato un “re” dei narcos, ma in Messico è guerra

Catturato un “re” dei narcos, ma in Messico è guerra

È uno dei fondatori del gruppo di narcotrafficanti più potente del mondo, i Los Zetas. Raul Lucio Hernandez Lechuga, detto “El Lucky” (Il fortunato), è stato arrestato dai militari della Marina messicana. Era uno dei 37 criminali più ricercati dalle autorità messicane e considerato anche dagli Stati Uniti tra i più pericolosi. Sulla testa di Hernandez Lechuga pendevano infatti sia la taglia da 15 milioni di Pesos (circa 1,2 milioni di dollari) delle autorità messicane e quella della DEA statunitense da un milione di dollari.

A dare la notizia è stato lo stesso presidente messicano Felipe Calderon dalla sua pagina Twitter, a cui a stretto giro è seguita una conferenza stampa, tramite il portavoce della marina Josè Luis Vergara, in cui i militari della marina messicana hanno presentato alla stampa i quattro arrestati e un autentico arsenale da guerra che veniva trasportato all’interno di quattro veicoli: 132 armi lunghe, 36 armi corte, un fucile, cinque lanciagranate, più di duemila caricatori, 28mila cartucce di vario calibro e divise militari con i loghi dell’anticrimine messicana e della stessa Marina militare.

Il tweet del presidente messicano Felipe Calderon che annuncia la cattura 

“El Lucky”, come la grande maggioranza dei fondatori del cartello dei Los Zetas, è un ex militare. Aveva fatto il suo ingresso nell’esercito nel 1996, per poi disertare un anno più tardi e nel 1999 unirsi ai Los Zetas, che inizialmente altro non erano che il braccio armato del cosiddetto “Cartello del golfo”. Nel 2006 il boss del Cartello del Golfo Osiel Cardenas Guillen fu estradato negli stati uniti e gli Zetas si ritagliarono la loro autonomia a colpi di arma da fuoco e collusioni con settori deviati della politica e delle forze armate. Nel 2009 si staccano definitivamente dal Cartello del Golfo, dando inizio a una vera e propria guerra per conquistare i territori a sud della loro base, lo stato di Tamaulipas al confine col Texas.

Lechuga, conosciuto anche come “El Z 16”, prima della cattura di lunedì, secondo la polizia e l’esercito messicano, era il capo degli Zetas nelle regioni di Veracruz, Oaxaca Y Puebla e almeno altri dieci stati messicani. A tradire El Lucky, si apprende dall’inchiesta delle autorità messicane, è proprio un pranzo consumato a Oaxaca Y Puepla per il compleanno dello stesso Lechuga. In quell’occasione i militari lo avrebbero individuato e seguito fino alla cattura di Lunedì. La lista dei capi del cartello dei Los Zetas è composta ora da altri 15 nomi. Ventidue su trentasette sono stati uccisi o tratti in arresto, proprio come Lechuga, considerato dagli investigatori uno dei collaboratori più stretti del numero uno del cartello, Heriberto Lazcano, meglio conosciuto come El Lazca.

Lo scorso ottobre, proprio a Veracruz, territorio di Lechuga, una frangia dell’organizzazione di hacker Anonymous aveva lanciato una operazione, denominata #OpCartel, per smascherare le connivenze tra il cartello dei narcos e i politici messicani. La minaccia di Anonymous era quella di rilasciare una lista di nomi dei politici collusi con i Los Zetas, per ottenere la liberazione di due hacker fatti prigionieri durante una manifestazione in città. La #OpCartel è poi naufragata in seguito al rilascio dei due ostaggi.

Tuttavia le violenze non si fermano mai e in Messico è in corso una vera e propria guerra civile tra i cartelli della droga, le autorità (che spesso devono fare i conti anche con chi copre i cartelli stessi tra politici corrotti e militari) e autentici eserciti illegali che nascono per contrastare gli Zetas, ma che creano più morte e confusione di quella che già è in atto. La guerra del narcotraffico in Messico dal 2006 ha mietuto circa 40mila vittime e visto la scomparsa di 10mila persone. La giustizia inoltre nei confronti dei narcotrafficanti vede spesso una strada tortuosissima, i dati più recenti parlano di circa 121mila narcos detenuti, di cui poco più di 8mila condannati.

Ovviamente le violenze continuano in tutto il Paese e i killer dei cartelli mirano sempre altissimo: il 13 dicembre è stato ucciso il vice-sindaco della città di Gran Morelos, Idalya Ayala e la sua guardia del corpo. Nell’attentato si sono salvate la moglie e la figlia di Ayala. Soprattutto grazie all’altra guardia del corpo, il capo della Polizia del posto Miguel Gomez, che poco tempo fa, e questo da l’idea della fitta rete di coperture tra cartelli e istituzioni, aveva arrestato un altro ufficiale di polizia nella città di Belisario Dominguez, mentre si incontrava con uno dei boss del cartello di Juarez, e non per motivi di indagine. Lo stesso 13 dicembre un commando di uomini armati ha fatto fuoco e ucciso il direttore della prigione della capitale dello stato di Coahuila, Serafin Santos, ucciso mentre viaggiava nell’area residenziale della città.

Intanto il cartello nel tempo continua a intrattenere rapporti con tutte le più grandi mafie del mondo. Un rapporto privilegiato, come è emerso in passato da alcune inchieste della Procura di Reggio Calabria, il cartello messicano lo intrattiene con la ‘ndrangheta calabrese, un partner solvibile e affidabile negli affari illegali, a cui gli Zetas fanno volentieri credito. Un trattamento che non spetta a nessun’altra organizzazione criminale nel mondo.