Comprare non si riesce più, dalle case alle borse ora si affitta

Comprare non si riesce più, dalle case alle borse ora si affitta

Una Birkin di Hermes, la famosissima borsa della casa francese che porta il nome dell΄attrice Jane Birkin, è probabilmente il sogno di moltissime donne, uno di quelli destinati a rimanere tali. Il suo costo, infatti, va dai novemila ai 150 mila dollari, centesimo più centesimo meno. A meno che non ci si accontenti di “possederla” per una sola settimana, al prezzo, ben più accessibile di 500 dollari, spedizione inclusa. La Birkin, infatti, è solo una delle borse di lusso messe a disposizione dal sito Bag borrow or steal dove è possibile afittare modelli Prada, Burberry, Chanel e via dicendo. E una bella borsa si accompagna spesso a un gioiello altrettanto bello e magari a occhiali da sole super glamour. Con una serie di clic, un po΄ di fortuna (per le lunghe liste di attesa) e una carta di credito non necessariamente milionaria è dunque possibile godere di tutto il lusso che si vuole, ma in affitto.

Il sito, numero uno negli Stati Uniti, aveva già visto impennare le sue vendite dopo l΄uscita del film “Sex and the City” in cui l΄assistente di Carrie Bradshow, povera ma con il debole per le borse Fendi, non rinuncia a sfoggiare un modello dopo l΄altro, grazie proprio al “possesso a termine”. I capricci di un΄economia che non sembra proprio volersi stabilizzare poi hanno reso il suo successo assolutamente stabile contribuendo a diffondere quella mentalità già esistente, almeno nelle grandi città, di una vita in affitto. Da tempo, infatti, in centri come New York, San Francisco o Boston, si era largamente diffusa l΄abitudine di dare in affitto cose personali, magari inutilizzate, per poter “arrotondare” le proprie finanze. A cominciare dagli appartamenti. Se è vero che si era partiti da una forma di economia un po’ più antica come quella del “baratto” in cui viaggiatori di paesi diversi si scambiavano le proprie abitazioni in periodi di vacanza, recentemente le cose si sono evolute soprattutto in direzione di veri e propri subaffitti o condivisioni temporanee, in stile bed and breakfast.

Gli affitti a New York, per esempio, sono talmente costosi che rendere disponibile il proprio appartamento quando si è via per un weekend o per le vacanze è diventata evidentemente un΄ottima soluzione, positiva per tutti. Gli alberghi in città infatti sono costosissimi, mentre con 150 dollari al giorno si può stare in uno studio con tanto di cucina, biancheria pulita e computer con servizio internet. Due weekend al mese con tre notti equivalgono ad almeno 900 dollari, quasi la metà di un affitto normale. Non a caso, infatti, negli ultimi mesi il sito Airbnb.com, che mette in contatto chi affitta il proprio appartamento con chi sta cercando una sistemazione, ha avuto un tale boom da passare da 13 impiegati a 200.

Airbnb mette insieme le offerte per alloggi di tutti i tipi nelle diverse città degli Stati Uniti, incluse situazioni in cui sono consentiti gli animali. Le esperienze di chi ha usato il sito, da un lato e dall΄altro, sono generalmente positive tanto che alcuni hanno cominciato ad affittare i propri alloggi in pianta stabile, magari trasferendosi per lunghi periodi da amici o fidanzati. Tuttavia, complice di nuovo la situazione economica, la passione per il “possesso transitorio” si è allargata a molte altre cose come testimonia il prolificare di siti specializzati come Zilok.com, Rentalic.com e Snapgoods.com. Attraverso questi siti è possibile offrire in affitto gli oggetti più disparati, dal barbecue, alla Wii, passando per elettrodomestici, automobili e persino vestiti o scarpe. Il principio fondamentale è quello di “rendere disponibili” oggetti che potrebbero servire ad altri dietro pagamento adeguato.

Ciò che rende particolare questa nuova forma di microeconomia, non è solo il fatto che la proprietà va scomparendo a favore di una iper diffusione dell΄affitto, nonchè di forme di condivisione comunitarie, ma anche il particolare che, spesso, ciò che viene dato in affitto non è nemmeno di proprietà di chi ne richiede il canone. La necessità economica unita a questa nuova “cultura” in cui si va smarrendo il senso del possesso esclusivo, ha reso le persone molto più elastiche circa la proprietà delle cose. Chi cerca un trapano in affitto, ad esempio, non si chiede se quello poi sia di proprietà di chi lo cede o se, magari, appartenga ad un suo amico o parente. Il passaggio degli oggetti da una persona all΄altra è così veloce e continuo che il principio di proprietà sembra smarritosi completamente.

Il fenomeno è diventato cosi diffuso che Rob Baedeker, un giornalista del settimanale Newsweek, ha creato, a questo proposito, il termine “rentrepeneur – imprenditore dell΄affitto” per indicare proprio coloro che hanno perfezionato a tal punto quest΄attività da riuscire a guadagnarci delle somme significative. Secondo Baedeker le richieste di affitto arrivano ad includere persino gli animali domestici. Per tre dollari l΄ora, infatti, è possibile prendere in affitto un cane da portare al parco sperando di fare così conoscenza con qualcuno. Sempre meglio dei 50 dollari mensili richiesti dai siti di appuntamenti online.

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