De Magistris rompe con il suo paladino anti rifiuti

De Magistris rompe con il suo paladino anti rifiuti

«Un Consiglio d’amministrazione più forte non poteva esserci, l’azienda sente intorno a sè un sostegno forte e concreto». Così parlava Raphael Rossi il 17 giugno scorso. Sei mesi dopo quel sostegno non c’è più e il giovane presidente dell’Asia, l’azienda rifiuti cittadina, fa fagotto: non sarà più al comando della società del Comune di Napoli. Ieri le indiscrezioni, oggi il sindaco Luigi de Magistris conferma: «Rossi non sarà più il presidente. Ma continuerà a collaborare con Asia». Già, ma perché questo strappo? Il primo cittadino mette le mani avanti: «Voglio chiarire che non c’è nessuna frattura con il presidente di Asia, che fa parte del gruppo che ha fatto la rivoluzione partenopea. Noi abbiamo una proiezione nazionale e Raphael Rossi ha un ruolo importante per il nostro progetto, non solo a Napoli ma anche fuori e infatti Rossi continuerà a collaborare con noi». In realtà qualcosa è accaduto. E non da ieri.

LA NOMINA. Riepiloghiamo: Rossi, 37enne, già vice presidente dell’Azienda igiene Torino, viene chiamato da Luigi de Magistris, l’indomani dela vittoria elettorale. Chiamato a domare un’emergenza cronica. Perché proprio Rossi? Perché è un simbolo di legalità e trasparenza: nel 2006, denunciò a Torino un tentativo di corruzione per dare il via libera all’acquisto di un macchinario. Dalla sua denuncia per partì l’indagine che ha portato alle accuse nei confronti dei vertici dell’azienda igiene torinese all’epoca dei fatti. Quando approda all’ombra del Vesuvio, il torinese è sulla linea del sindaco: no all’inceneritore, raccolta differenziata spinta col porta-a-porta in tutta la città, taglio agli sprechi. Ma il piano teorico di Palazzo San Giacomo fa i conti con la dura realtà: il 70 per cento di differenziata in sei mesi annunciato dal sindaco in agosto è un traguardo impossibile da raggiungere. Le navi cariche di rifiuti da smaltire, da spedire in Olanda «entro Natale» idem. La frattura sostanziale è tra Rossi e il vicesindaco con delega all’Ambiente, Tommaso Sodano: due idee diverse e anche due approcci diversi: più rigido e poco incline alla considerazione dei fattori esterni Rossi, più “politico” invece quello di Sodano.

LO SCONTRO. Rossi non ha mai fatto mistero delle difficoltà sulla differenziata, al momento sotto il 25 per cento. I 45 milioni d’euro di ricapitalizzazione per la società dei rifiuti, deliberati a giugno, sono arrivati con ritardo e dopo molto lavoro. Quando qualche mese fa il manager torinese ha parlato del suo lavoro all’ombra del Vesuvio, ha spiegato che il suo stipendio era di «soli 2.500 euro». E a Palazzo San Giacomo qualcuno non ha gradito: rimborsi spese e alloggio di Rossi sono infatti a carico dell’Amministrazione comunale. Per di più, quando si parla di soldi ai manager, Luigi de Magistris va su tutte le furie: è accaduta analoga vicenda col compenso a Roberto Vecchioni per il Forum delle culture. Il cantautore voleva 220mila euro ed è finito col lavorare gratis. Rossi invece ha deciso di lasciare. E soltanto dopo una trattiva si è deciso a non abbandonare in rottura. Per lui potrebbe esserci un altro incarico o si vocifera anche un suo ingresso nel movimento meridionale che de Magistris e altri amministratori fra i quali il sindaco di Bari Michele Emiliano vorrebbero realizzare. «Perché il laboratorio Napoli – dice il primo cittadino – va oltre questa città». Tornando allo strappo sulla spa dei rifiuti: altro casus belli che ha contribuito all’addio è da ricercarsi nella vicenda degli ex dipendenti del consorzio di bacino Napoli 5. Ventuno persone che dopo aver rinunciato al loro impiego, e usufruito di due anni di cassa integrazione, ora reclamano un nuovo posto di lavoro in Asia. Rossi si era detto contrario a priori ad ogni contatto con gli ex del consorzio di bacino.

LA STRATEGIA. De Magistris nel suo messaggio di fine anno stile Quirinale, ha dichiarato il 2011 l’anno in cui «è finita l’emergenza rifiuti». Non ci sono cumuli di sacchetti in strada, è vero. Ma la questione degli impianti di smaltimento è drammatica: una volta chiuse le discariche, Napoli avrà seri problemi, dicono tutti gli esperti e i tecnici del settore. Non ci sono impianti di compostaggio dell’umido, non ci sono ulteriori discariche e sul secondo termovalorizzatore campano il sindaco di Napoli ha ingaggiato da subito una sfida contro Regione e Provincia. L’ultima tappa è stata quella di apporre un vincolo urbanistico sulla possibilità di costruire un impianto di incenerimento sull’intero territorio del Comune di Napoli. Come? Con una delibera ad hoc su Napoli Est, la la zona indicata dalla Regione per il termovalorizzatore.  

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