Far scendere lo spread? Basta annunciare riforme e avere credibilità

Far scendere lo spread? Basta annunciare riforme e avere credibilità

I segnali positivi giunti oggi dalla Borsa (spread sotto quota 400 a 375) danno inequivocabilmente torto a coloro i quali sostenevano a gran voce che spread e mercati non avevano nulla a che fare con la credibilità di un Governo e con l’efficacia delle azioni da esso messe in atto.
Danno torto a chi sosteneva che l’andamento dello spread seguisse dinamiche quasi “irrazionali”, che fosse semplicemente il frutto di speculazioni e macchinazioni o, ancora, che dipendesse tutto da una crisi internazionale in alcun modo domabile.

Danno torto a coloro che, dopo l’instaurazione del Governo Monti, esultavano orgogliosi di fronte a indici pressoché immobili e a mercati in continuo ribasso, puntando il dito in direzione di uno spread rimasto a quote elevatissime, a dimostrazione che nulla era cambiato e che, quindi, il precedente Governo non aveva avuto alcuna responsabilità nel determinare l’aggravarsi della situazione.

Da oggi, è possibile affermare che questi segnali danno ragione a chi sosteneva che i mercati sono più “raziocinanti” di quanto si pensi. Nel loro cinismo, infatti, sembra abbiano capito che la manovra economica presentata ieri dall’esecutivo tecnico fosse realmente di tenore sacrificale, capace, con alcune delle misure drastiche annunciate e contenute al suo interno, di restituire quel grado di fiducia di cui il Paese aveva davvero bisogno.

Proprio i mercati, evidentemente, non si sono accontentati di un semplice cambio di guida. Non sono bastati il passaggio di Governo e l’avvento di un uomo nuovo a soddisfare il deficit di fiducia da parte dei mercati. Essi hanno atteso un segnale dalla politica italiana. Un segnale che, prima di ieri, non era mai giunto. Il Precedente esecutivo e il sistema dei partiti in generale non sono riusciti a domare le incertezze dei mercati e a fornire le risposte concrete necessarie. La lezione dei tecnici è stata questa. Agire, pur nella sofferenza, pur nella drammaticità dei sacrifici imposti. Questo è una responsabilità a cui la politica ha rinunciato sistematicamente, preferendo alla concretezza, meri calcoli di rappresentanza.

Così scopriamo che, pur nell’innegabile condizione di crisi in cui versa l’Occidente, le scelte individuali degli attori contano e hanno in parte la capacità di influire sul comportamento di indici e mercati. Senza entrare nel merito delle misure della manovra presentata ieri, una riflessione banale è obbligatoria. I mercati sono il risultato di scelte individuali e le scelte individuali degli “investitori” sono indubitabilmente legate all’affidabilità e alla credibilità dell’agire dei Governi.

Questo banale assunto rendeva prevedibile e ipotizzabile un miglioramento della situazione, a fronte dell’impulso positivo generato dal nuovo esecutivo. Un esecutivo capace di uscire dall’immobilismo in cui eravamo impantanati e di fare, nel bene o nel male, in soli 17 giorni, quello che mai nessuno era riuscito a fare in meno di due mesi.
Certo, la situazione rimane comunque molto grave e il momento drammatico. Non sarà facile uscire da una crisi che coinvolge tutti i paesi sviluppati e che deriva in gran parte da un deficit di affidabilità dei sistemi pubblici fortemente dissestati e indebitati.

Nell’ipotesi certa che prevede due anni di deflazione e recessione, il problema della crescita si pone con rinnovato vigore e aspetta ancora di essere concretamente affrontato. Con la consapevolezza delle difficoltà che ci attendono, non è quindi detto che spread e borsa da oggi continuino indefinitamente a migliorare le proprie prestazioni. Ma, per ora, almeno un segnale positivo lo si è registrato. Ed è già qualcosa.
 

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