L’ossigeno della Bce finirà prima di giugno

L’ossigeno della Bce finirà prima di giugno

È arrivato il regalo di Natale per le banche europee. A farlo è stata la Banca centrale europea (Bce), che ha assegnato 489 miliardi di euro con un’operazione di durata triennale (Long term refinancing operation, Ltro). Ma potrebbe non bastare a placare la sete di liquidità che hanno gli istituti di credito europei. Anzi. Quello messo in piedi dal numero uno dell’Eurotower, Mario Draghi, è più una boccata di ossigeno che una soluzione definitiva. Ora si attende la risposta politica di Francia e Germania.

Le aspettative erano elevate, quasi spasmodiche. La situazione delle banche europee è critica. Il congelamento del mercato interbancario è evidente e la Bce ha dovuto mettere in piedi un’operazione di finanziamento a lungo termine per evitare il peggio. Tuttavia, le attese erano per un’assegnazione intorno ai 300 miliardi di euro, non di quasi 500. Eppure, le richieste che sono arrivate a Francoforte sono state molte. Nello specifico, 523 banche hanno fornito dei collaterali, i cui requisiti minimi sono stati abbassati dalla Bce, per poter ottenere una finestra di liquidità da parte di Francoforte. La cifra allocata è elevata in termini relativi, dato che secondo uno studio di Morgan Stanley il deleveraging che dovranno affrontare nel 2012 le banche europee, compreso fra 1.500 e 2.500 miliardi di euro. Il prossimo round della Bce ci sarà a febbraio e, unito all’operazione odierna, potrà aiutare il sistema bancario europeo, ma non risolvere tutti i problemi. Infatti, rimangono elevati gli squilibri nell’eurozona.

In realtà, come spiega Société Générale, la cifra allocata dalla Bce è inferiore. Questo perché 123 miliardi di euro arrivano dalla Main refinancing operation (Mro) avvenuta ieri, 111 miliardi sono da imputare alla Ltro a tre mesi di oggi e altri 46 miliardi derivano dagli swap sulla Ltro a 12 mesi messa in campo a ottobre. Al netto, quindi, la Bce ha fornito liquidità per 210 miliardi di euro. Ecco il motivo di un’accoglienza tutto sommato tiepida dagli investitori, anche sul fronte valutario, con il cross euro/dollaro nuovamente intorno a quota 1,30. 

La situazione resta difficile per le banche italiane. Ieri, in fretta e furia, hanno ultimato le procedure per ottenere la garanzia statale «incondizionata e irrevocabile» evocata dal decreto Salva-Italia. Sono stati 14 gli istituti bancari che hanno compiuto questa operazione, fra cui Intesa Sanpaolo (12 miliardi di euro), Monte dei Paschi (10 miliardi di euro) e UniCredit (7,5 miliardi di euro). Nel complesso sono stati emesse obbligazioni con garanzia statale «incondizionata e irrevocabile» per 40 miliardi di euro. Molto, specie considerando le esigenze di nuovi capitali che hanno gli istituti italiani. Ancora di più, valutando la quantità di titoli di Stato che hanno in portafoglio e il loro deprezzamento negli ultimi mesi.

Ciò che deve intimorire è ciò che verrà nel 2012. Anche con le esigenze di rifinanziamento coperte dalla Bce, le banche europee dovranno comunque completare il processo di ricapitalizzazione richiesta dalla European banking authority (Eba). Nello specifico, gli istituti di credito italiani dovranno raccogliere capitali freschi per 15,4 miliardi di euro. Quello che è certo è che potranno farlo anche tramite i Buffer convertible capital securities (Bccs), ovvero i vecchi Contingent convertible capital bond (Cocos), obbligazioni convertibili in azioni più volte giudicate troppo rischiose dalla Banca dei regolamenti internazionali.

Oltre a questo, è ancora da completare il processo di ristrutturazione del debito greco. Sono infatti ancora in alto mare le trattative fra la lobby bancaria Institute of international finance (Iif) e il governo ellenico sulle svalutazioni (haircut) da apportare ai bond detenuti in portafoglio dalle banche. Un’ulteriore problema per il sistema bancario europeo, già stressato dalla carenza della liquidità dei Money market fund (Mmf) statunitensi che, secondo l’ultimo outlook di Fitch, sarà ancora minore per il prossimo anno.

La Bce ha quindi messo in campo l’arma della liquidità, in attesa della risposta politica. Il prossimo vertice straordinario del 30 gennaio, come anticipato dal presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy, servirà per capire come proseguire il dialogo sulla nuova eurozona. Se non arriveranno decisioni concrete, è scontato che la pressione andrà avanti. Il prossimo anno l’Italia scenderà sul mercato obbligazionario per 440 miliardi di euro, come spiegato da Maria Cannata, direttore del Dipartimento del Debito pubblico. Le banche italiane potranno sostenere le aste appoggiando alla Bce, ma dovranno in ogni caso fare i conti con il deterioramento dell’economia italiana e con l’incertezza nei confronti dell’Italia. Non sarà un compito facile.  

fabrizio.goria@linkiesta.it

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