Natale è passato, torna l’ansia sul debito italiano

Natale è passato, torna l’ansia sul debito italiano

Smaltita la sbornia del Natale, è tornata la tensione sui titoli di Stato italiani. Lo spread, cioè il differenziale di rendimento fra i titoli decennali italiani e i corrispettivi tedeschi, ha sfiorato quota 520 punti base. Il tasso d’interesse dei Btp decennali ha infatti superato ancora il 7,1%, dopo una chiusura in lieve calo nell’ultima seduta di contrattazione, quella di venerdì scorso. Colpa di un mercato assai illiquido e delle due aste che si verificheranno fra domani e dopodomani, le ultime dell’anno. Tuttavia, la prova del nove per l’Italia ci sarà solo nel prossimo anno.

Domani si terrà un’asta di Buoni ordinari del Tesoro (Bot) per un ammontare di 9 miliardi di euro. La scadenza è semestrale e sarà un primo banco di prova per la fiducia che i mercati finanziari hanno nei confronti del governo guidato dal presidente del Consiglio Mario Monti, dopo l’approvazione della manovra economica che dovrebbe mettere in sicurezza i conti pubblici italiani. Ma non solo. Domani il Tesoro scenderà sui mercati anche per i suoi CTZ (Certificati del Tesoro zero coupon), emessi per un minimo di 1,5 miliardi di euro e per un massimo di 2,5 miliardi.

Più articolata l’offerta di titoli per l’asta prevista per giovedì. Il Tesoro metterà in collocamento svariate tranche di Btp e di Certificati di credito del Tesoro indicizzati al tasso Euribor a sei mesi (CCTeu). L’ammontare minimo è di 5 miliardi di euro e quello massimo di 8,5 miliardi, con diverse scadenze, dal 2018 al 2022. Si tratta quindi di titoli con scadenza a breve termine e saranno un buon benchmark per capire le aspettative che hanno gli investitori nei confronti del debito italiano. Un innalzamento dei tassi d’interesse, tuttavia, potrebbe essere fisiologico, dato il mercato molto illiquido e la mancanza di novità sul fronte europeo, dove non sembrano esserci notizie entusiasmanti in merito alle soluzioni per la crisi dell’eurodebito.

Il vero test per il governo di Mario Monti sarà però nel primo trimestre 2012. Fra gennaio e marzo le nuove emissioni di titoli di Stato raggiungeranno quota 30 miliardi di euro. Il primo appuntamento è per il 31 gennaio, quando andranno in asta CTZ per 9 miliardi di euro. Sarà poi la volta, il giorno dopo, dei Btp con scadenza a cinque anni, il cui ammontare minimo è 10 miliardi di euro. Il giorno più duro sarà però il 1 marzo, quando il Tesoro emetterà Btp a 3 e 10 anni per un ammontare minimo, rispettivamente, di 9 e 12 miliardi di euro. Il tutto senza contare le aste di tranche di titoli a medio e lungo termine, che il Tesoro potrà fare in ogni caso durante il primo trimestre dell’anno. Infatti, come aveva spiegato alcune settimane fa il direttore del Dipartimento del Debito pubblico, Maria Cannata, nel 2012 l’Italia dovrà scendere sui mercati per complessivi 440 miliardi di euro. Farlo a tassi superiori al 7% significa ridurre in modo drastico i margini operativi per il consolidamento dei conti pubblici di cui l’Italia ha bisogno.

Un compito difficile ma non impossibile, secondo molti. Uno di questi è il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, continua a dirsi tranquillo. Certo, la liquidità da parte della Banca centrale europea (Bce) potrà contribuire al compito delle banche italiane, cioè le maggiori detentrici di titoli di Stato del Tesoro, ma il rischio è elevato. Intanto, gli istituti di credito europei continuano a parcheggiare la liquidità presso la Bce. I depositi overnight relativi al 26 dicembre hanno toccato il massimo del 2011, raggiungendo quota 411,813 miliardi di euro. È già terminato l’effetto dell’operazione di rifinanziamento a lungo termine (Long term refinancing operation, o Ltro), messa in atto dal presidente della Bce Mario Draghi una settimana fa per un totale di 489,2 miliardi di euro. Le banche continuano a privilegiare il tasso di deposito overnight della Bce, 0,25%, rispetto a quelli che potrebbero spuntare sul mercato interbancario. Poca la fiducia nei confronti del prossimo, ancora minore quella verso gli emittenti sovrani. Facile pensare che nella due giorni del debito italiano i tassi d’interesse non aumentino in modo sensibile, anche se il test cruciale sarà solo rinviato. E dire che solo un anno fa il rendimento dei Btp decennali era del 4,752 per cento. Un tasso ormai diventato un ricordo.

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