Sicilia, l’Udc molla Lombardo e il Pd non sa cosa fare

Sicilia, l’Udc molla Lombardo e il Pd non sa cosa fare

L’uscita dell’Udc Sicilia dal governo regionale presieduto da Raffaele Lombardo avrebbe dovuto far implodere il Terzo Polo siciliano. O tutt’al più avrebbe dovuto essere una resa dei conti fra gli emissari di Casini nell’isola e il leader dell’Mpa Raffaele Lombardo.

Invece, le questioni sollevate dagli udiccini nell’isola, «l’Udc siciliano ritiene, conclusa la collaborazione con questo governo regionale la cui maggioranza politica appare debole e poco coesa per affrontare con efficacia le dure prove che nel 2012 il Paese e la Regione saranno chiamate ad sostenere», aprono una faglia all’interno del partito democratico siculo, diviso in sostenitori dell’alleanza di “larga” aperturista al Terzo Polo, e sostenitori di un centrosinistra di vecchio conio con Idv e SeL.

Con i primi che non hanno perso tempo e sono tornati a chiedere un cambio di passo al governatore regionale, che ricalca la linea espressa dai dirigenti casiniani: «La scelta dell’Udc di uscire dall’esecutivo regionale impone alle forze politiche che hanno sostenuto e sostengono il governo Lombardo, una riflessione sui motivi che hanno portato a questa decisione. Il Partito Democratico, ripetutamente chiamato in causa per le proprie ‘incertezze’, ha il dovere di assicurare una risposta chiara attraverso un confronto nei propri organismi dirigenti». D’altronde, aggiungono, «l’Udc non mette in discussione il quadro di alleanze politiche tra il terzo Polo e il Pd, tuttavia ritiene insufficiente l’azione dell’esecutivo regionale di fronte alla drammatica crisi che sta investendo il Paese e la Sicilia proponendo quindi, come già affermato dal Pd siciliano, il superamento dell’attuale governo tecnico».

In sostanza l’area “aperturista” chiede un “accordo politico” fra Pd e Terzo Polo, e il superamento dell’attuale giunta “tecnica” con l’ingresso dei politici. E Antonello Cracolici, capogruppo all’Ars del Pd, e capocorrente dell’area “aperturista”, rimarca il concetto: «Le dichiarazioni dell’Udc vanno lette in senso positivo: da tempo chiediamo una scossa, che non significa la sostituzione di assessori tecnici con assessori politici. Ma c’è bisogno di un governo che agisca con coerenza rispetto alla maggioranza che lo sostiene».

I sostenitori di un centrosinistra targato “foto di Vasto”, con Idv e Sel, guidati dal senatore catanese Enzo Bianco, fra i primi a chiedere un referendum fra gli iscritti sul “sostegno anomalo” che da più di un anno il Pd dà al governo di Raffaele Lombardo, è tornato a ribadirne la necessità: «Il Pd rischia di galleggiare. Serve invece chiarezza e ogni ulteriore ritardo non è accettabile. Lupo non perde più tempo».

E il referendum potrebbe essere la soluzione al problema democratico. Referendum, che dopo un lungo tira e molla, sarebbe stato sbloccato dalla Commissione nazionale di garanzia del Pd presieduta da Berlinguer. Il quale, in una lettera datata 27 dicembre, avrebbe dato «il via libera al referendum fra gli iscritti al Pd siciliano sull’alleanza con il Terzo Polo e sul sostegno al governatore Lombardo». I quesiti dovrebbero essere due: «Sei d’accordo sull’impegno del Pd a costruire in vista dell’elezioni un’alleanza fra forze progressiste, moderate e autonomiste? Alla luce della disponibilità del Terzo Polo, sei d’accordo a consolidare l’alleanza a sostegno del governo della Regione fermo restando che la partecipazione diretta di rappresentanti in giunta intervenga dopo le elezioni?».

Berlinguer, in qualità di presidente della commissione nazionale di garanzia è dovuto intervenire perché «nessuno, in Sicilia, riusciva più ad indire il referendum che era stato deciso dai vertici». Sarebbe stato compito del Presidente dell’Assemblea indirlo, ma la carica ad oggi risulta vacante. «Avrebbe dovuto farlo, in sua vece, il comitato provvisorio di presidenza guidato da Enzo Napoli, che però per due volte si è riunito a vuoto, in assenza del numero legale». Napoli ha poi scritto alla commissione nazionale di garanzia, la quale ha risposto tre giorni fa. Dice Napoli: «D’accordo con Lupo nei primi giorni dell’anno nuovo indirò il referendum. Credo ci sia la necessità di farlo al più presto: immagino che una data probabile possa essere il 19 febbraio, al massimo il 26».

Ma febbraio è lontano e i tempi sono ristretti. Lombardo entro il 10 gennaio varerà la nuova giunta. Ad oggi non sappiamo come mischierà le carte e come troverà la “quadra”. Ma è chiaro che il referendum dei democratici rischia di far saltare l’accordo politico “perché il secondo quesito esclude la partecipazione del Pd in giunta”. E il capogruppo all’Ars Antonello Cracolici sbotta: «Il referendum? Mi viene da ridere. Non credo proprio che Lombardo, dopo tante incertezze da noi dimostrate, possa attendere questo appuntamento per decidere come andare avanti. Sono io il primo a non aspettare. Finché la maggioranza del gruppo parlamentare mi conforta, proseguo sulla strada decisa: quella del rilancio dell’azione di governo attraverso una giunta coerente con la maggioranza che lo appoggia». Altrimenti, come confidava l’altro ieri a Linkiesta un deputato regionale democratico, «se non c’è l’accordo politico, ce ne andremo tutti all’Udc».

Sullo sfondo ieri Gianpiero D’Alia, capogruppo dell’Udc al Senato, e leader dei casiniani dell’isola, si è sentito telefonicamente con il coordinatore regionale del Pdl, Giuseppe Castiglione, fedelissimo di Alfano. Argomento della telefonata: le amministrative della primavera prossima. 

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