Titoli di stato, l’Italia respira ma i veri rischi sono a gennaio

Titoli di stato, l’Italia respira ma i veri rischi sono a gennaio

L’Italia scende sui mercati obbligazionari per le ultime aste di titoli di Stato del 2011 e lo fa positivamente. Il tutto con l’aiuto di diversi fattori. Sia i Buoni ordinari del Tesoro (Bot) semestrali sia i Certificati del Tesoro zero coupon (CTZ) a 24 mesi sono stati collocati con rendimenti in ribasso rispetto alle ultime emissioni. In calo anche lo spread, cioè il differenziale di rendimento, fra Btp decennali e Bund tedeschi di pari maturity, tornato per alcune ore sotto quota 500 punti base e poi risalito. Forte la domanda interna ed esterna per gli appuntamenti odierni, come spiegano diversi operatori, ora la palla passa a quelli di domani, quando il Tesoro andrà nuovamente in asta.

L’attesa era molta e il responso è stato buono. In emissione andavano Bot a sei mesi per 9 miliardi di euro. La domanda è stata forte, 15,2 miliardi di euro (bid to cover in aumento da 1,4 di novembre a 1,7 di oggi), e il rendimento è stato in notevole contrazione. Il tasso d’interesse è infatti passato dal 6,504% dell’ultima asta al 3,251% di quella odierna. I rendimenti sono calati anche rispetto all’asta di ottobre, quando il Tesoro scese sul mercato coi Bot semestrali per 8,5 miliardi di euro, collocandoli al 3,535 per cento. Analogo quello dei CTZ con scadenza nel 2013. Collocati per 1,73 miliardi di euro, quindi nella parte bassa del range previsto dal Tesoro, compreso fra 1,5 e 2,5 miliardi, questi titoli hanno registrato un tasso d’interesse in calo. Dal 7,814% dell’ultima asta del 25 novembre si è passati al 4,853%, un valore simile a quello di ottobre, 4,628 per cento.

Analizzando la situazione, tuttavia, emergono due particolari che lasciano poco spazio all’ottimismo. Il primo è legato al momento in cui il Tesoro è sceso sui mercati. Rispetto alle aste precedenti, queste due erano considerate di sicuro successo da tempo. Sia perché sono state fra le ultime dell’anno sia perché il Tesoro aveva già dichiarato in ottobre che la copertura delle aste fino a fine anno era garantita. Fra gli operatori non c’era molta tensione, né per l’appuntamento di oggi né per quello di domani. Esaurito il debito a breve termine, domani sarà infatti l’occasione per tastare il polso dei rendimenti dei Btp a tre anni (fra 2 e 3 miliardi di euro), a dieci anni (fra 1,5 e 2,5 miliardi), più il Btp 2021 (fra 1 e 2 miliardi) e i Certificati di credito del Tesoro indicizzati al tasso Euribor a sei mesi (CCTeu), compresi fra 500 milioni e un miliardo. Le attese sono per una forte domanda interna e un bid to cover in rialzo.

Il secondo driver positivo è legato alla Banca centrale europea (Bce). L’operazione di rifinanziamento a lungo termine (Long term refinancing operation o Ltro) della scorsa settimana ha dato un po’ di respiro alle banche europee, strozzate da una crisi di liquidità che sta andando avanti da mesi. Senza il supporto dell’Eurotower difficilmente la domanda interna sarebbe potuta essere così forte, come emerge da fonti bancarie. Infatti, gli istituti di credito italiani hanno molto probabilmente utilizzato la finestra di liquidità messa in piedi da Mario Draghi per poter sostenere il Tesoro nelle aste. Del resto, questo era uno degli obiettivi della stessa Bce. Ma la domanda è stata notevole anche dall’estero. Diverse fonti bancarie e istituzionali spiegano che un grosso ordine, si parla di una banca tedesca, era già nell’aria di diversi giorni. Lo stesso sentore c’è per gli appuntamenti di domani, anche se le sorprese possono essere sempre dietro l’angolo. Intanto, continuano ad aumentare i depositi overnight presso la stessa Bce, che nella giornata di ieri hanno raggiunto il massimo storico a oltre 453 miliardi di euro. 

Il vero banco di prova sarà nel primo trimestre 2012. Nell’arco di pochi mesi andranno in collocamento nuovi titoli di Stato per 30 miliardi di euro. Anche in quel caso la domanda non dovrebbe essere un problema, data la liquidità disponibile presso la Bce. Diverso il discorso relativo ai rendimenti promessi. Attualmente il Btp decennali viaggia sempre a quote superiori al 6,5% sul mercato secondario e farlo tornare ai livelli di un anno fa, circa il 4,7%, non sarà facile e non dipenderà solamente dall’Italia. Una data importante potrà essere quella del 30 gennaio, quando si terrà un vertice straordinario del Consiglio europeo, come ha affermato prima di Natale il presidente Herman Van Rompuy. Il giorno dopo, infatti, andranno in collocamento CTZ per 9 miliardi di euro e, due giorni dopo, Btp quinquennali con un ammontare minimo di emissione pari a 10 miliardi. E non saranno aste facili.  

fabrizio.goria@linkiesta.it

Twitter: @FGoria

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