“Cittadinanza italiana a tutti gli stranieri nati in Italia”

“Cittadinanza italiana a tutti gli stranieri nati in Italia”

Ezequiel Iurcovich (29 anni)
imprenditore e portavoce della Rete G2,
seconde generazioni
Roma

Cosa ha funzionato nel 2011?
Finalmente in Italia si sta iniziando a dedicare la giusta attenzione a tutti quei giovani che, pur essendo figli di immigrati, sono nati qui e si sentono italiani. Credo che le parole del Presidente Giorgio Napolitano, che si augura «che in Parlamento si possa affrontare anche la questione della cittadinanza ai bambini nati in Italia da immigrati stranieri» perché «negarla sarebbe unʼautentica follia» rappresenti un segnale importante e possa guidare lʼattenzione dellʼopinione pubblica su un tema di rilievo come questo.

Cosa deve cambiare nel 2012?
Il Parlamento dovrà sicuramente affrontare la riforma della legge 91/1992 sulla cittadinanza, garantendone il riconoscimento anche ai figli dei cittadini stranieri nati e/o cresciuti in Italia, le cosiddette “seconde generazioni di italiani”. Si dovrebbe poi smettere di porre la domanda «da dove vieni?» a chi ha un cognome diverso da Rossi, la pelle di un altro colore o una religione che non celebra il 25 dicembre. Deve essere italiano chi nasce in Italia, parla la lingua e va scuola qui. Il cambiamento però non deve limitarsi al 2012, ma guardare ai prossimi 50 anni, quando le seconde generazioni saranno 1/5 della popolazione.

Una proposta concreta per il futuro?
Superate le celebrazioni per i 150 anni dellʼUnità dʼItalia è ora giunto il momento di riflettere sul futuro della nazione. Questo futuro è già qui ed è fatto anche delle seconde generazioni, che pur avendo origini diverse, sono unite dalla lingua italiana e dalla condivisione di un progetto comune: migliorare il nostro Paese.

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