Su Cosentino Maroni si brucia. Torna la polemica sui radicali

Su Cosentino Maroni si brucia. Torna la polemica sui radicali

Il primo a saltargli al collo è il vicepresidente dei deputati pidiellini Osvaldo Napoli. Poi il tesoriere del gruppo Maurizio Bianconi. In pochi secondi il coordinatore campano del Pdl Nicola Cosentino è travolto dall’abbraccio dei colleghi. La Camera dei deputati ha appena bocciato la richiesta di arresto giunta dalla procura di Napoli con 309 voti contrari e 298 a favore. Sconfessando la relazione della Giunta per le autorizzazioni di Montecitorio, che solo due giorni fa aveva confermato il sì al carcere.

Un risultato inatteso, che sorprende soprattutto i parlamentari del centrodestra. Fino a pochi minuti prima del voto erano in pochi a scommettere su un simile esito. E se in tarda mattinata nei corridoi del Palazzo aveva iniziato a circolare la voce di un possibile pareggio, un’affermazione del Pdl con undici voti di differenza non se l’aspettava quasi nessuno.

“Una decisione giusta, in linea con la Costituzione di un Paese civile”. Silvio Berlusconi non nasconde la soddisfazione attraversando il Transatlantico pochi minuti dopo il voto. Attorno al Cavaliere si accalca una folla di giornalisti. Il vincitore della giornata è lui. Ci sono pochi dubbi. Dopo settimane di silenzio, ieri l’ex presidente del Consiglio è sceso in campo in prima persona per salvare Cosentino. Prima ha convinto Umberto Bossi a modificare la linea giustizialista della Lega. Poi ha chiamato personalmente almeno una ventina di parlamentari padani per spingerli a tutelare il suo uomo.

Mentre sui banchi del Pdl i berlusconiani festeggiano Cosentino, a pochi metri di distanza va in scena la sconfitta di Roberto Maroni. L’ex ministro dell’Interno rimane seduto al suo posto. Attorno – gli sguardi tra la sorpresa e lo sconforto – si radunano i deputati più fedeli. Maroni ha provato fino all’ultimo a convincere i suoi uomini a votare a favore dell’arresto del deputato pidiellino. E alla fine sembrava quasi esserci riuscito. Poco prima di entrare in Aula per il voto un deputato vicino a Maroni aveva confermato alla buvette: “Vedrete che alla fine la Lega voterà compatta per il carcere”. Non è andata così. Il braccio di ferro tra Maroni e il capogruppo Marco Reguzzoni vede prevalere quest’ultimo. E tra i maroniani il nervosismo è palpabile. Il voto di oggi sancisce una profonda spaccatura all’interno del Carroccio. Tra gli ultimi a uscire dall’Aula, l’ex titolare del Viminale si ferma con i cronisti e conferma di aver votato a favore dell’arresto. Poi la polemica: “Non ho condiviso la posizione di lasciare liberi i nostri deputati”.

Ma non sarebbero stati solo i deputati padani a salvare Cosentino. La procedura di voto a scrutinio segreto non permette di fare chiarezza, la sensazione però è che ci siano stati diversi franchi tiratori anche sui banchi del terzo polo e del Pd. Sicuramente hanno bocciato la richiesta di arresto i sei deputati radicali (scelta che ancora una volta provoca il nervosismo del presidente Pd Rosy Bindi). Occhi puntati sull’Udc. Molti berlusconiani, però, sono convinti che l’aiuto decisivo sia arrivato da qualche democrat. “Secondo me qualche voto è arrivato dagli uomini di Bersani” rivela l’ex Pdl Luciano Sardelli a Donato Bruno appena fuori dall’Aula. La berlusconiana Barbara Mannucci è d’accordo: “È ovvio che qualcuno dei deputati Pd abbia votato con noi. Tra loro non la pensano mica tutti allo stesso modo”.

Intanto la vecchia maggioranza sembra ricompattarsi. Almeno per un giorno l’asse Pdl-Lega torna solido. “Evidentemente non tutti i deputati del Carroccio hanno voglia di abbandonare quest’alleanza così facilmente – commenta divertito un berlusconiano in Transatlantico – Per il futuro meglio un accordo con la Lega o con l’Udc? Di queste cose da domani se ne dovrà occupare Angelino Alfano”.