Nel 2008 Intesa credeva alla ripresa, oggi deve svalutare

Nel 2008 Intesa credeva alla ripresa, oggi deve svalutare

Aggiornamento ore 16.00

Intesa Sanpaolo chiude il 2011 con una perdita netta di 8,19 miliardi (utile netto 2010 a 505 milioni di euro), dopo svalutazioni per 10,2 miliardi, e distribuirà un dividendo di 5 centesimi di euro per azione. 

Intesa Sanpaolo ha dei buoni motivi per svalutare il proprio avviamento. Perchè?

In poche parole, perché i suoi manager pare abbianoun orizzonte temporale di soli sei mesi e/o non considerano che l’economia possa scendere, nonostante la presenza dei cosiddetti “cicli economici”, che per l’appunto implicano momenti di salita e di discesa dell’economia. Un’altra possibile risposta, in termini generali, è che per una grande banca italiana non ha senso avere un avviamento dopo che ognuna ha chiuso l’anno scorso un grosso aumento di capitale e quando la sua capacità di finanziamento dipende dalla Bce.

Diamo uno sguardo alle loro previsioni. Nel 2008, Intesa pensava che l’andamento dell’economia mondiale andasse più o meno in questo modo:

Fonte: bilancio 2008 Intesa Sanpaolo, pagina 218

In quel documento c’è scritto anche: «D’altra parte è ragionevole attendersi che superata la crisi il periodo di ripresa economica possa protrarsi oltre il 2011 che, infatti, si ritiene non rifletterà già pienamente una situazione di normalità» (pagina 219). In realtà avrebbero dovuto scrivere qualcosa del genere: «…superata la ripresa economica, il periodo di crisi potrà protrarsi oltre il 2011». Una piccola differenza di due parole, che non è proprio secondaria vista com’è andata.

Sul fronte delle previsioni, il principale errore – a parte considerare che la Bce avrebbe alzato i tassi d’interesse invece che inondare il mercato di liquidità – è quello di non aver tenuto conto della fuga dei depositi, che ha avuto un impatto non secondario nella raccolta diretta del sistema bancario italiano. Secondo la Banca d’Italia (“Principali voci dei bilanci bancari”) i depositi si sono contratti dello 0,7% nel 2010 e dello 0,5% nel 2011. Cifre che spiegano come mai gli istituti italiani hanno bisogno dei prestiti di Francoforte. Per questo, come è facilmente intuibile, se le prospettive macroeconomiche vanno in una direzione sbagliata, le previsioni di crescita di Intesa Sanpaolo fino a oggi non sono state centrate. 

Secondo il management di Ca de’ Sass, i flussi finanziari della banca sarebbero incrementati del 7,65% l’anno dal 2008 al 2013. Una specificazione: non avendo mai trovato altrove il termine “flussi finanziari”, è stato considerato come sinonimo di “utili”. Loro, peraltro, non hanno utilizzato i flussi finanziari 2008 (2,6 miliardi di euro) come riferimento, ma i “flussi finanziari normalizzati” (3,7 miliardi di euro). Se questi 3,7 miliardi fossero cresciuti del 7,65% l’anno, nel 2011 la banca avrebbe dovuto iscrivere a bilancio un utile di 4,6 miliardi, quando con ogni probabilità esso sarà intorno ai 2,5 miliardi. 

Ma l’utile sarà colpito anche dalle svalutazioni straordinarie sui titoli della Grecia, con il suo debito al 150% del Pil e il suo continuo impegno a taroccare i conti, per circa 470 milioni di euro, quindi non è meglio guardare i ricavi dove si vede meno quanto i dirigenti sono straordinari: nel 2008 i proventi operativi netti erano pari a 17,8 miliardi di euro, sono scesi a 16,6 miliardi nel 2010, ma nel terzo trimestre 2011 hanno mostrato qualche segnale di miglioramento (+1,5%) rispetto allo stesso periodo del 2010. Tuttavia, si tratta comunque di una discesa del 5% dal 2008 alle stime per il 2011. In altri termini, la banca non ha performato secondo le previsioni.

La divisione che è andata peggio è anche la più importante per il gruppo: Banca dei Territori. Doveva crescere del 2,88% l’anno, ma i suoi proventi operativi netti sono scesi del 20% rispetto al 2008 a quota 9,6 miliardi stimati per il 2011, mentre il risultato della gestione ordinaria ha ceduto un terzo del suo valore a 3,7 miliardi. L’utile netto ha perso addirittura due terzi, assestandosi a 500 milioni di euro. Per la cronaca, nel 2008 Banca dei Territori era valutata 27,2 miliardi di euro. 

L’utile normalizzato – se è possibile definirlo così in un periodo in cui i profitti saranno “anormali” almeno fino alla fine del programma Ltro – sarà intorno a 1,25 miliardi, e con un multiplo di 12,5 volte gli utili (per fare avere un rendimento del 8%) significa che la Banca dei Territori vale 15,6 miliardi. O 11,6 miliardi sotto il valore di Intesa e implica che quasi tutto l’avviamento (11,9 miliardi) venga azzerato.

Ora, qualcuno potrebbe obiettare che questo approccio è meno tecnico rispetto a quello delineato da Intesa, e non tiene conto della crescita e di altri fattori. Difficile però dimostrare che l’altro modello sia stato un successo. Garbage in, garbage out. L’avviamento dovrebbe essere iscritto nel bilancio soltanto in presenza di un piano compiuto, e non sulla base di risultati ancora da vedere.
 

*analista finanziario indipendente

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