I medici di Palermo: “L’oncologia non andava chiusa”

I medici di Palermo: “L’oncologia non andava chiusa”

“La sospensione delle attività dell’Unità operativa complessa di Oncologia Medica del Policlinico ‘Giaccone’ si è resa necessaria a seguito delle gravissime carenze strutturali, gestionali e organizzative denunciate nella relazione della Commissione interministeriale”. Parola dell’assessore regionale alla Sanità Massimo Russo, che di comune accordo con il Ministro della Salute Renato Balduzzi, venerdì ha deciso di sospendere “temporaneamente” le attività dell’Oncologia medica del Policlinico di Palermo.

Per protestare contro la sospensione della struttura si sono dimessi oggi 63 docenti della facoltà di Medicina, compreso il preside. L’azione è sostenuta anche dal rettore, Roberto Lagalla, come riportano alcuni quotidiani locali: «Svariate centinaia di pazienti – sostiene – e numeroso personale non possono essere sbrigativamente delocalizzati. La sospensione delle attività va modulata e vanno ripristinate le pratiche assistenziali». I dirigenti del Policlinico sostengono inoltre che «Il provvedimento di chiusura del reparto non si può tradurre – dice il preside della facoltà – in incontrollato svantaggio per i pazienti che protestano attraverso i loro pazienti»

La storia parte da lontano. A dicembre a causa di un overdose chemioterapico muore la 34enne Valeria Lembo madre di un bambino di sette anni. La quale era arrivata al reparto di oncologia “per la quarta seduta di chemioterapia”. Lembo «Era affetta alla spalla dal linfoma di Hodgkin da qualche mese», ma, stando ad un medico del reparto, «Le probabilità di sconfiggere il tumore erano alte». Ma la donna fu uccisa da una dose dieci volte superiore rispetto al medicinale previsto per la chemioterapia. Il medico racconta a Linkiesta che «Nel sangue della signora Lembo finirono 90 milligrammi di vinblastina al posto di 9 milligrammi. Un errore che le bruciò tutti gli organi. E in 22 giorni la donna finì in coma e morì».

Si apre un’indagine penale che vede indagati per omicidio colposo il “primario facente funzione” Sergio Palmeri, e altri cinque fra medici e infermieri. Palmeri, stando ad un insider del reparto di oncologia che preferisce restare anonimo, «È una monade a sé all’interno del reparto, non ha rapporti con nessuno. Quando muore la ragazza non si dimette, ma si mette in aspettativa. Interpellato dai magistrati in merito all’indagine aperta, butta fango su tutto il reparto e su tutti gli altri medici. Lui inizia a raccontare tutto quello che non va all’interno dell’ospedale. E così scoppia lo scandalo».

Lo scandalo al quale fa riferimento la fonte de Linkiesta prende forma lo scorso 24 febbraio quando gli ispettori ministeriali e regionali arrivano al Policlinico. E iniziano a stilare un documento in 20 punti all’interno del quale vengono segnalate «Un numero significativo di criticità» che coinvolgerebbero l’intero reparto, non solo l’ambulatorio di Palmeri.

In primis, si legge nel documento, «Non c’è alcuna consapevolezza e attenzione al problema della sicurezza né a livello di direzione né tra gli operatori». Nel reparto «Tutto sembra affidato al caso e a prassi dettate da consuetudini diffuse verbalmente e non codificate». Inoltre, «Non vengono effettuate sistematicamente riunioni del personale, né audit civici. C’è un modo di operare a compartimenti stagni e una gestione personalistica dei pazienti». «Non è formalizzato chi è autorizzato a prescrivere, preparare e somministrare i farmaci antiblastici. In più le prescrizioni vengono effettuate prima di vedere i pazienti senza rivalutazione e non vengono controfirmate dal medico strutturato».

Quello che maggiormente risulta grave, stando ai 20 punti del documento, è «Un controllo insufficiente delle giacenze dei farmaci chemioterapici e della tenuta dei frigoriferi: la preparazione è affidata al personale infermieristico che non segue corsi di formazione dal 2004». Inoltre la farmacia non è coinvolta nella fase di preparazione dei farmaci e nelle ricognizioni di controllo e di verifica sull’appropriatezza prescrittiva. «C’è un solo infermiere professionale – continua la relazione – che prepara i farmaci, risponde al telefono e riceve le prescrizioni via fax: quindi è potenzialmente soggetto a distrazioni e vengono meno le regole di buona preparazione».

Ma i medici del reparto non ci stanno. «Ieri mattina fino alle 11 era tutto tranquillo. Alle 11:15 è arrivata una chiamata di una paziente che voleva accertarsi che la struttura fosse aperta. Alle 11:30 nessuno di noi medici, né il direttore, né il manager, sapevamo della chiusura. Cosa analiticamente grave. Avrebbero dovuto avvisarci con qualche giorno di anticipo. Noi facciamo 60 terapie al giorno. Come faremo adesso?», confida a Linkiesta uno dei medici del reparto oncologico che preferisce non rivelare il proprio nome. Dall’assessorato regionale alla sanità fanno sapere che non ci sarà alcun problema: «Da lunedì prossimo una commissione ad hoc, composta da tecnici della Regione e del Ministero si occuperà del trasferimento dei pazienti, al momento in cura nel reparto, e che saranno ricoverati in altre strutture sanitarie cittadine».

Nelle ultime ore i medici e tutto il personale del reparto oncologico del Policlinico di Palermo ha stilato un documento che risponde punto su punto alla relazione presentata dagli ispettori ministeriali e regionali della sanità. I medici e il personale intendono chiarire «Alcuni aspetti, anche relativi alla gestione precedente, che hanno mortificato il nostro lavoro quotidiano e la nostra dignità di operatori in campo sanitario». La lettera, letta in anteprima da Linkiesta, stravolge la tesi del documento interministeriale, e vuole mostrare punto su punto l’adeguatezza della struttura e le capacità del personale.

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