Il ministro Severino, nella sua lunga e onorata carriera, avrà pur difeso qualche avanzo di galera e nessuno – ovviamente – ha avuto niente da ridire. Dove c’è avvocato c’è casa (circondariale). Adesso, leggiamo che toccherebbe proprio alla titolare della Giustizia fare giustizia della (presunta?) pirlaggine di un pubblico ministero che avrebbe sgavazzato allegramente nelle sue serate libere con l’ormai nota consigliera Minetti. Ci raccontano le cronache che il Csm si è già liberato della pratica dichiarandosi incompetente, e di conseguenza la medesima è planata sul tavolo del Ministro e del Procuratore generale della Corte di Cassazione, Gianfranco Ciani, che dovranno decidere se procedere nell’azione disciplinare.
Qui saremmo nei pressi di un caso di scuola. Un caso in cui un uomo che per professione è considerato probo – come sarebbe da considerare un magistrato – che mette a repentaglio esattamente questo principio ispiratore di un’intera categoria attraverso comportamenti discutibili. E il discutibile sarebbe mettersi a tavola con quella bella figliola di Nicole (neppure da solo, bensì in presenza di altre persone). È appena da precisare che questo magistrato non ha procedimenti aperti in cui compaia la signorina Minetti.
Ora. Non riesco neppure a immaginare il tono di una riunione in cui si dovrebbero decidere i destini di questo signore, di questo pubblico ministero che si chiama Ferdinando Esposito, nipote dell’ex procuratore generale della Suprema Corte, Vitaliano Esposito. Di che dovrebbero parlare, la signora Severino e sua Eccellenza, il procuratore Ciani? Di quello che hanno bevuto a tavola i commensali quella sera, dei discorsi che si sono tenuti in quella circostanza, dei pensieri proibiti del reprobo pm, se magari, e per qualche attimo, ha addirittura pensato di portarsela a letto, la bella Nicole? No, perché il senso del ridicolo dovrebbe sovrastare ogni formalismo, Severino dovrebbe guardare negli occhi il Ciani e dirgli serenamente: «Ciani, parliamoci chiaro, questa è una vera cazzata. Archiviamo e buonanotte».
Resta l’impressione che tutto ciò che gira intorno al mondo olgettino – Minetti e dintorni – muova un interesse spasmodico degno di miglior causa. Ma giusto per fare le differenze del caso, sempre restando sul tema-ragazze nella disponibilità del Cavaliere: ma se non è stato trasferito (già, perché non è stato trasferito?) il prefetto Gian Valerio Lombardi, che faceva il cicisbeo con la Marysthell Polanco solo perché raccomandata da Berlusconi, perché dovremmo occuparci disciplinarmente di un pm che ha cenato con la Minetti?
Forse il caso di Ferdinando Esposito può offrirci il pretesto per parlare un po’ di come si dovrebbe comportare un magistrato anche nella sua vita privata. Che non sia un mestiere come un altro, è pura banalità. Che non si debbano avere rapporti con soggetti che compaiono nelle inchieste di cui si è titolari, è una seconda banalità. Ma già la terza banalità, e cioè: posso mangiare con chi voglio (anche un imputato in un processo di cui non sono titolare), produce un primo smarrimento. E siamo ancora lontanissimi dall’esaminare le questioni davvero spinose, che recentemente hanno portato due magistrati autorevoli come Grasso e Ingroia a dividersi sull’opportunità di partecipare attivamente a manifestazioni di partito. E noi dovremmo scendere così in basso e parlare della Minetti?
Qualcosa però andrà anche detto, a titolo personalissimo, sulla possibilità di incrociare giudici seri, coscienziosi, davvero votati a una discrezione che è alla base di un mestiere delicato come questo. Ce ne sono, per carità, e anche molti. Ma vanno cercati e come sapete ogni imputato non può scegliere il suo giudice (a parte Berlusconi e pochi altri). Si va così a fortuna, si va a speranza, ci si affida alla pallina che gira come nella roulette, e magari ritrovarsi davanti persone illuminate che possano giudicare con senso di equilibrio e in totale serenità. Ma spesso, spessissimo anche no.
E giusto per dirla tutta, se mi ritrovassi uno come Ferdinando Esposito come pubblico ministero che mi accusa, beh, due sudori freddi mi verrebbero.