Coraggio, statali, dopo Monti vi riprenderete tutto, anche le telefonate

Coraggio, statali, dopo Monti vi riprenderete tutto, anche le telefonate

Vecchia, cara, impagabile, interurbana. Sapendoti in collegamento con il resto d’Italia, il tuo animo statale si placava immediatamente appena varcata la soglia d’ufficio. Lo vedevi lì, fermo come una statua di sale sulla tua scrivania, quel telefono meraviglioso che ti avrebbe consentito d’essere cittadino non pagatore di serie A. Ti bastava alzare la cornetta, comporre lo zero e subito dopo ascoltare il suono celestiale dell’upupa nel periodo riproduttivo: «hup, hup – hup, hup – hup, hup…» A quel punto, la distanza dal cugino Alfredo, sperduto nella Scicli di Montalbano, si azzerava d’incanto e così tra voi, con la benedizione di San Paganino, protettore di tutti gli statali, poteva iniziare una chilometrica conversazione a carico dei contribuenti italiani. Meraviglioso, no?

Con l’avvento della tecnologia e la presenza ormai asfissiante dei cellulari, la vecchia, cara, interurbana, si è trasformata nella sicurezza di poter arrivare a un cellulare, uno qualsiasi della nostra agenda sterminata, perché in fondo il gusto della telefonata a scrocco è tale solo se completamente privo di ogni minima ragione. La telefonata a scrocco vive esattamente sul nulla (o non è). La telefonata a scrocco (dello statale) ha motivazioni antiche, che si fondano sull’idea primaria e basilare che il tempo dell’orario di lavoro va pur colmato con qualche simpatica occupazione, tipo telefonare random a un sacco di gente di cui magari non ce ne frega una beata mazza.

L’accesso alle interurbane, peraltro, era il lato B di quel successo planetario per cui abbiamo consegnato i nostri statali a una fama mondiale e cioè fare la spesa in orario di lavoro. Mirabili fotografi, protagonisti del racconto italiano, hanno immortalato le tantissime sora Cecilia con le sporte della spesa aggirarsi nei pressi dei ministeri con aria distratta anzichenò. In fondo, tutto questo gran “paraculeggiare” ha avuto la sua impeccabile definizione nella distruzione etica più collettiva, che ha portato il Paese alla catastrofe economica e morale. E, francamente, non si avverte il germoglio di un risveglio vero e proprio, anche se timidi segnali, qua e là, sorgono inaspettati e benvenuti.

Come ci racconta, appunto, quella circolare del ministero di Patroni Griffi che ieri, in pochissime righe, ha inteso assestare un colpo quasi mortale all’idea molto conservativa dello scrocco statale. Basta con le telefonate gratis!, questo il succo, basta con le interurbane, basta con le telefonate ai cellulari. Quando si alzerà la cornetta e si cercherà si comporre un prefisso a caso – chessò lo 0923 o magari un 347 – l’apparecchio inesorabilmente ci morirà tra le mani, rimandandoci a un contegno più dignitoso. Restaranno libere le urbane, ma a quel punto, devastato dalla depressione, il dipendente statale la vivrà come un’inaccettabile regalìa. E non telefonerà più.

Che morale trarre da tutto questo? Ne dovremmo esser lieti, magari stappando anche un crodino. Dovremmo pensare, o magari semplicemente arguire, che passo dopo passo il cerchio si stringerà e l’aria, intorno al megafannullone statale, comincerà a rarefarsi pericolosamente. Potremmo concludere che manca poco, forse appena l’ultimo miglio e poi zac!, saremo in grado finalmente di cacciarvi via, di licenziarvi per giustissima causa, per la causa – appunto – che molti di voi ci hanno succhiato la linfa per troppi e troppi anni. Dovremmo confidare nella nostra eroina moderna, la signora Fornero, a cui state – generosamente ed evidentemente – sulle scatole, la quale peraltro vi ha già messo sull’avviso, al pari dei dipendenti privati: tra poco anche voi sarete “cacciabili”.

Dovremmo, appunto. Un tristissimo condizionale. Perché questi signori perbene che ci governano tra poco andranno a casa per esaurimento progetto. Perché il loro tempo è scaduto e non ne tornerà un secondo. Voi, cari statali, non vedete l’ora. Almeno ammettetelo. Appena se ne saranno andati, torneranno i vostri amichetti, i politici che vi hanno piazzato lì, nei posti che ora (immeritatamente) occupate. Torneranno e prometteranno, perché hanno bisogno di voti. Scambieranno il vostro consenso con l’unica moneta di ritorno disponibile: il mantenimento dello status quo.

Tranquilli, torneranno anche le interurbane.

Ps. questo pezzo non è ironico. Chi lavora seriamente è pregato di non leggerlo. 

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