Violenza, razzismo, fischi agli inni: gli Europei della civiltà

Violenza, razzismo, fischi agli inni: gli Europei della civiltà

Il sito dell’Uefa, che organizza i campionati europei di calcio, è di una tristezza impressionante. Ad oggi, negli ultimi sette comunicati che si trovano nella sezione notizie, ben cinque riguardano procedimenti aperti contro federazioni, stigmatizzazioni di incidenti, inviti al fair play. Non servono evidentemente le squadre che entrano in campo mano nella mano con i bambini. Le maglie con su scritto respect e una conferenza stampa convocata in pompa magna dal ministro degli Esteri polacco nel quale si annunciava il monitoraggio delle partite, la lettura di messaggi contro le discriminazioni prima delle gare, un protocollo comune sugli incidenti a sfondo razzista, l’impegno a prendere specifiche sanzioni e una specifica campagna incentrata sulle semifinali, con messaggi antidiscriminatori letti dai rispettivi capitani prima dell’inizio delle partite.

È il campionato europeo più discusso delle ultime edizioni. Di bello ci sono solo gli stadi. I trasferimenti impossibili, l’organizzazione che traballa un po’ ma tutto sommato tiene, in Polonia decisamente meglio che in Ucraina. A capire che ci sarebbe stato qualcosa che non andava è stata per prima la Bbc in un reportage nel quale aveva già denunciato come tra gli ultrà delle curve polacche e ucraine abbondassero nostalgici del nazismo e suprematisti bianchi. Le famiglie di giocatori come Walcott, Lescott e Oxlade-Chamberlain hanno rinunciato al viaggio. La paura dei buu razzisti e gesti della scimmia che sono puntualmente arrivati quando gli Europei ancora dovevano iniziare.

La prima denuncia è stata quella dell’Olanda per quanto accaduto nell’allenamento dell’8 giugno. E subito prima inchiesta. “La Uefa – si legge nella nota – ha scritto ai sindaci delle città polacche e ucraine dove sono in programma sessioni di allenamento aperte al pubblico chiedendo l’attuazione di misure efficaci al fine di prevenire comportamenti discriminatori o razzisti”. Secondo episodio di stampo razzista contro Mario Balotelli vergognosamente attaccato da Stormfront, blog dell’estrema destra, dopo la rivelazione che la sua famiglia ha origini ebraiche. «Lo scemo del villaggio potrebbe chiedere di giocare nella nazionale di Israele, ci libereremmo del personaggio una volta per tutte». Pronta la reazione della comunità ebraica di Milano: “Chiudete il sito”.

Poi ci hanno pensato i polacchi a pestare in un pub una cinquantina di tifosi che parlavano inglese. Protagonisti sono stati uomini con le maglie del LKS Lodz. Due giovani sono stati colpiti con calci e pugni. Il proprietario del pub, nel timore di rappresaglie, non ha sporto denuncia. E ancora 4 steward in servizio a Wroclaw durante la gara con la Repubblica Ceca picchiati selvaggiamente nell’intervallo. Sono finiti tutti all’ospedale. Per questo l’Uefa ha aperto un procedimento disciplinare nei confronti della federazione russa. Il Fare (Football against Racism in Europe) ha segnalato anche come il terzino ceco di origini etiopi Gebre Selassie sia stato bersaglio di insulti.

I fischi? Non sono mancati nemmeno quelli: all’indirizzo dell’inno di Mameli da parte dei tifosi spagnoli tanto da suscitare l’ira del presidente del Coni Petrucci e di quello della Federcalcio Abete che ancora non avevano superato quanto accaduto all’Olimpico in occasione della finale di Coppa Italia. E da parte dei tifosi polacchi all’indirizzo di quello russo. Beh, lì bruciavano ancora gli scontri violenti del pomeriggio. In manette sono finite 187 persone: 157 polacchi e 24 russi, oltre a uno spagnolo, un ungherese e un algerino. Scontri prima, dopo e durante il match. Gli agenti in tenuta antisommossa hanno usato i cannoni ad acqua, i gas lacrimogeni e le pallottole di gomma per disperdere i teppisti, che hanno risposto attaccando a loro volta i poliziotti. Dieci agenti sono dovuti ricorrere alle cure mediche, una decina di feriti anche fra i tifosi. Pietra dello scandalo la decisione dei sostenitori russi di voler sfilare nel giorno della loro indipendenza, quella dei polacchi di voler celebrare la fine del comunismo. In seguito a questi incidenti la radio di Mosca, “Ekho Moskvy”, ha reso noto che le autorità russe avrebbero inviato a Varsavia Mikhail Fedotov, capo del consiglio presidenziale per i diritti umani, per aiutare a gestire la situazione.

E l’Uefa? Minaccia. Gli scontri provocati dai russi costano per ora 118mila euro alla federazione moscovita. Poi sei punti di penalizzazione al prossimo girone di qualificazione di Euro 2016 se si dovessero verificare altri incidenti. Per gli altri, riunioni a raffica e possibili provvedimenti. Contro i polacchi per il razzismo, contro gli spagnoli per i fischi ed ora anche contro i croati per petardi e bengala. Il tutto all’insegna del “Respect”. Il rispetto che Platini ha voluto concedere a Polonia e Ucraina ma del quale fino ad ora, sul piano dell’ordine pubblico, non è stato assolutamente ripagato.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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