Conte, la conferma è un’altra: l’allenatore in panchina è inutile

Conte, la conferma è un'altra: l'allenatore in panchina è inutile

E così, per la prima volta nella storia d’Italia, accadrà che una squadra di calcio sarà diretta da un fantasma, il fantasma dell’opera, in questa caso dell’operetta, trattandosi di pallone nostrano. E accade anche che oggi su Repubblica il nostro miglior cervello giornalistico applicato alla bisogna, e cioè Gianni Mura, declini con la massima serenità la sua unica favorita per lo scudetto prossimo venturo: la Juventus. Che a questo punto, restando al suo dotto pronostico, sarà anche la prima squadra che vestirà il prossimo tricolore senza coach in panchina. Se volete, è una rivoluzione benedetta e mai saremo grati alla giustizia sportiva che ha ribadito (sol con la voce dell’accusa) l’idea che il signor Conte dovrà restarsene in tribuna per tutta la stagione (Champions compresa) e con essa – questa la vera, grande novità – l’assoluta inutilità di avere un allenatore (in panchina).

Sull’utilità dell’allenatore, come di ogni allenatore, da sempre se ne sono dette di cotte e di crude. Epperò, mi attesterei su ciò che un bel giorno mi raccontò Gianni Rivera: «Un allenatore è decisivo solo quando le cose vanno male, perché a farle andare male lui contribuirà grandemente. Mentre nulla o quasi inciderà se le cose procedono bene, al massimo gli si potrà attribuire un venti per cento di merito». Naturalmente, il più grande giocatore italiano del dopoguerra in quel venti per cento comprendeva nulla dell’inutile agitarsi in panchina del «mister». Ma evidenziava solo il lavoro precedente in settimana. 

È proprio per questo che la Juventus dovrebbe essere fortemente contenta della conferma della condanna a dieci mesi, per il solo fatto che consentirà alla società bianconera di trasformarsi in una cavia straordinaria che probabilmente traccerà il nuovo solco sul quale molti altri si attesteranno: un buon professionista per la settimana che prepari la partita e poi nessuno in panchina, se non un onesto quanto preciso dispensatore di disposizioni pregresse.

Basta con quelle urla belluine, basta bottigliette scagliate a centro metri, basta patetiche scenette alla Mazzari & C., di cui l’Italia – ne siamo certi – potrà serenamente fare a meno. Ciò porterà inevitabilmente a una revisione dei contratti in termini economici, sottraendoli a quel patetico ricatto che vuole l’allenatore dominare la sua squadra solo dalla panca. Ora la domenica (più i martedì-mercoledì) se la godrà dalla tribuna. E guadagnerà come un buon funzionario di banca. 

Del resto, l’assunto felicemente ribadito dalla Corte di Giustizia Federale ha già avuto una sua prima conferma: la Juventus ha autorevolmente spezzato le reni a quei morti del Milan con il suo allenatore tranquillamente posizionato tra il pubblico. Carrera ha eseguito, senza neppure uso di auricolare (vietatissimo e peraltro umiliante). 

Per nostra natura, ci piacerebbe persino immaginare un ulteriore salto di qualità rispetto a questa nuova, esaltante frontiera, e cioè la sparizione totale dell’allenatore e la conseguente autogestione della squadra. O meglio, una figura tecnica resterebbe ma essendo il Belpaese anche il Paese dove autorevolmente soggiornano cinquanta milioni di allenatori, lo si potrebbe pescare – random – tra le categorie più diverse, per concludere che quello dell’allenatore non è un vero e proprio mestiere, ma solo un simpatico passatempo per milionari sin troppo considerati.
 

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