Lo sciopero degli arbitri mette in ginocchio il football americano

Lo sciopero degli arbitri mette in ginocchio il football americano

Un gigante da 10 miliardi che sta scivolando su una buccia di 250mila dollari lasciando tutti scontenti: squadre, dirigenti, arbitri e soprattutto tifosi. Nella National Football League, la federazione di football americano, può accadere anche questo se arbitri e commissioner cominciano un braccio di ferro che mette a soqquadro una delle icone dello sport americano. In ballo c’è, manco a dirlo, l’adeguamento degli stipendi. Gli arbitri chiedono un aumento che costerebbe a ciascuna delle 32 società (in realtà è più corretto definirle franchigie) 100mila dollari l’anno. La National Football League ha proposto all’associazione arbitrale un incremento del salario tra il 5 e l’11%. Un arbitro rookie passerebbe da 78.000 dollari del 2011 a 165.000 dopo sette anni, mentre un arbitro con dieci anni di esperienza passerebbe da 139.000 dollari a 200.000 dollari alla fine del contratto. Previsto anche un bonus pensione. La differenza tra domanda e offerta, dicono i media americani e rilancia la Gazzetta dello sport, è di 250.000 dollari.

Tutti sulle barricate e l’Nfl ha fatto partire la stagione assumendo dei supplenti che ne stanno combinando di tutti i colori. Li hanno assunti dalle leghe minori, dai campionati giovanili, da quelli femminili e il disastro è assicurato. A differenza della protesta del 2001, quando gli arbitri furono sostituiti dai fischietti di seconda fascia, oggi anche dai college è arrivata la solidarietà e i direttori di gara sono di terza e quarta fascia. In campo anche quelli della Lingerie Football League: un campionato di football americano giocato da modelle in mutandine di pizzo e reggiseno. Tra Atlanta Falcons e Baltimore Ravens, Craig Ochoa, uno di questi arbitri, è sceso in campo chiamando Arizona la squadra di Atlanta. È un po’ come se Mazzoleni, Rocchi, Rizzoli ed i migliori arbitri di serie A fossero sostituiti da direttori di gara più giovani e provenienti da campionati non federali ma di altre associazioni. Arbitri da oratorio, insomma.

Il problema della National Footbal League, come di tutti i campionati professionistici a stelle e strisce, è che tutto è vivisezionato dalla tv. Altro che moviola. L’arbitro descrive la sua chiamata, i megaschermi rilanciano da ogni angolazione, tutto in tempo reale, e gli errori non sono ammessi. «Prendersela con gli arbitri è come prendersela con un rookie – dicono molti giocatori Nfl – ovvio che faranno errori, essendo alla loro prima esperienza. Più che con loro quindi c’è da mettere sotto accusa chi ha avuto questa brillante idea. Creando una situazione che nel corso della stagione potrebbe essere veramente imbarazzante».

L’allenatore dei Washington Redskins, Mike Shanahan, ha detto: «Se sto preparando un dossier sui torti della mia squadra? No, ce ne sono troppi, non saprei come fare». Robbie Gould, kicker dei Chicago Bears, ha cinguettato su twitter che i sostituti arbitrali «non hanno nessuna idea di cosa stiano facendo». E così i risultati sono falsati, e qualche giocatore ha addirittura avanzato l’idea di autotassarsi pur di tornare agli arbitri veri. Come finirà? L’Nfl tiene duro minacciando di poter arrivare fino alla fine della stagione con questi arbitri. La lega dei giocatori potrebbe inscenare una protesta formale perché si sente umiliata da questo modo di arbitrare. Il presidente di commissione Roger Goodell tiene duro, un po’ come nel braccio di ferro del 2011 contro i giocatori. In quel caso l’accordo arrivò dopo 134 giorni di serrata con la stagione che partì l’11 settembre. Oggi si rischia di superare quel record e giocare il superbowl con un arbitro della Lingerie Football League. 

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