Post SilvioArrivano i pm: ora le primarie sembrano proprio le elezioni

Arrivano i pm: ora le primarie sembrano proprio le elezioni

Quando queste cose capitavano a Silvio Berlusconi, lui non perdeva un attimo e parlava, echeggiato dai suoi giornali e tg, della solita giustizia a orologeria. Quando queste cose capitavano a Berlusconi, i suoi avversari e la maggioranza del Pd gli dicevano di stare zitto, e di difendersi nei processi, non a colpi di grida e sulle tv amiche, ma spiegando nelle sedi dovute la propria estraneità.

E chissà come arriverà, giù giù per li rami, la notizia della segretaria di Bersani indagata per aver distratto fondi regionali. La storia – nata da un esposto del deputato Enzo Raisi fatto nel 2010, allora Pdl ma poco dopo passato a Fli – è più o meno questa: la storica segretaria di Bersani (una di quelle che segue il suo capo da anni imprecisati, come un’ombra, di incarico in incarico) viene distaccata nel corso della precedente legislatura regionale (2005-2010) a Roma. Il suo mestiere doveva essere quello di tenere i rapporti tra Roma e Bologna, tra lo Stato e la Regione Emilia Romagna della quale era dipendente. Enzo Raisi andò a “grattare”, vide che di queste attività non c’era traccia per il biennio 2008/2009 e portò tutto dai magistrati. Facendo arrabbiare – dice oggi – anche Berlusconi che gli disse che aveva sbagliato. Seguiremo la vicenda, nel dettaglio, e fin da ora ricaviamo l’impressione di una classica vicenda “all’italiana”, gestita di sicuro con leggerezza, e probabilmente non con la dovuta attenzione agli interessi comuni e ai danti causa (cioè i cittadini che pagavano lo stipendio) da parte di una struttura e di una leadership politici da parte della quale sarebbe legittimo attendersi – quantomeno – un di più di prudenza. Seguiremo e indagheremo, naturalmente, la vicenda nel dettaglio.

Da subito, tuttavia, non possiamo non tornare su uno dei tanti nodi irrisolti che arrivano alla Terza Repubblica, se possibile, ancora più incancreniti che nelle prime due: ed è, evidentemente, il rapporto tra giustizia e politica. Ogni volta che una battaglia politica si accende, ogni volta che una battaglia politica è vera, spunta un’indagine dei magistrati. In alcuni casi la vicenda appare macroscopica, in altri no. In alcuni casi, il timing può quasi sostenere che siamo di fronte al coro naturale di eventi e indagini. In altri casi no. E questo, in tutta franchezza, appare proprio uno di questi ultimi, perchè l’emergere di questa vicenda (i soliti ben informati spiegano che a ruota usciranno dettagli assai nocivi per Bersani) a circa un mese dal voto delle primarie non potrà non avere effetti sulla battaglia politica e di idee che, peraltro, già faticavano ad emergere. Dettaglio non marginale: il rapporto tra la segretaria e alcuni privilegi o iniquità può risultare particolarmente significativa per quella base partitica e di militanza che, per il partito e il segretario, ha ancora un rispetto sacrale, almeno fino a quando non sospetta che “siano come tutti gli altri”. Per Bersani, intanto, rischia di scatenarsi la tempesta perfetta, con un’indagine contro il suo staff aperta da quella magistratura che, in larga parte, è per il suo elettorato un “potere amico”.

E dunque, impegnandoci a conoscere meglio la vicenda e i suoi dettagli, resta agli atti un dato di fatto inquietante: ogni volta che si gioca una battaglia politica vera, incerta, anche aspra, scende in campo la magistratura. La Terza Repubblica sarà il tempo, laico, in cui parlare davvero dei rapporti tra magistratura e politica e provare, nel rispetto pieno della costituzione, a sciogliere il nodo? Speriamo davvero. Certo, aver passato vent’anni ad accusare la magistratura di fare politica, o di contro incensandola perchè “provava a salvare il paese”, non aiuterà a discutere serenamente del tema. Eppure ce n’’è urgente bisogno. Se serviva una prova certa, eccola servita, oggi, sul tavolo già cruento delle primarie.