Noi della Milano non dico bene ma nemmeno malissimo, con la buona stagione già il venerdì pomeriggio ci si metteva in viaggio con (doppia) destinazione inevitabile: «Rapallo-Santa Margherita-Portofino» oppure «Viareggio-Forte dei Marmi». Si muoveva buona parte della città, tanto che ai restanti milanesi, non dico bene ma benissimo, rimaneva una splendida città finalmente a misura di cittadino. Erano cerimonie che naturalmente si sono perse un po’ nel tempo, vuoi perché la città nel corso degli anni ha riacquistato valore (sociale e culturale) nel fine settimana, vuoi perché le condizioni economiche sono sensibilmente peggiorate. E comunque, un certo pacchetto di mischia di superbenestanti non intende derogare ai sanissimi principi.
Adesso, a noi milanesi non dico bene ma nemmeno malissimo, insomma di quelli che il weekend se lo possono ancora permettere, ci dicono che il 16 dicembre, pienissimo inverno, dovremmo votare per le primarie del Pdl. Praticamente a poco più di una settimana dal santo Natale. È una assurda provocazione, dovendoci privare in quei giorni di un comodo soggiorno a Sankt Moritz, o a Cortina, volendo anche senza Gdf . Aggiungono che lo dovremmo fare per il bene del Paese, ma quale: la Svizzera o l’Italia? Per spingere il nostro senso civico ai suoi massimi livelli, vogliono convincerci che mettendoci in fila, disciplinatamente, una bella domenica di dicembre, daremo un contributo decisivo alla democratizzazione definitiva del Partito della libertà, dopo che per vent’anni di allargare il consenso (interno) non se n’è proprio parlato. Ma ci andava anche bene così, in fondo per lui, per Silvio, ci siamo messi in fila tante volte che una più una meno, onestamente non ci si badava.
Il problema è che adesso ci certificano che a queste stravaganti primarie Silvio non ci sarà. Ed è sinceramente un bene perché una certa parte di noi, diciamo l’ala più liberal e ispirata, oggi non lo sente più come un leader rappresentativo, avendo mancato troppe occasioni. Altri di noi, invece, se lo porterebbero ancora gloriosamente a letto, ed è un riflesso in parte inevitabile con tutto quello che è stato e che malinconicamente non è (più).
Ma torniamo a queste stravaganti primarie. Qui a Milano ci si è sempre sentiti un po’ l’ombelico d’Italia, se non addirittura d’Europa, quando le cose andavano meglio, molto meglio di adesso. Adesso è inutile rimuginare troppo sui significati di quella «Milano da bere», ma insomma qui sotto la Madonnina abbiamo visto cose che voi umani non potete neanche immaginare (sotto tutti i punti di vista). È con questa prosopopea che noi milanesi vorremmo ancora essere rappresentati in maniera adeguata, nel senso che mancando un leader come Berlusconi, sentiamo comunque la necessità che certe istanze abbiano necessità assoluta di essere rappresentate.
E qui casca l’asino. Parliamo delle persone, della loro rappresentatività, del loro appeal sociale (e poi eventualmente territoriale), dell’aderenza a certi mondi economico-industriali che devono avere pienissima udienza. Ecco, sotto questo cielo, non penserete mica che rinunceremo al nostro week end per votare Angelino Alfano, un simpatico meridionale perbene che è a distanza siderale dalle nostre cose? E non per questo, è minimamente possibile aderire a qualunque richiesta di voto da parte di Daniela Santanchè, che di milanese, siamo onesti, ha forse solo la residenza. Lasciamo stare gli altri candidati, almeno quelli emersi sino ad ora, perché non c’è proprio partita, da Galan che rappresenta giusto il Veneto a un tal Cattaneo, sindaco di Pavia. Siamo seri, per favore. Ecco, una qualche emozione ce la potrebbe restituire Tremonti, se si candidasse. Ha il suo celebre studio qui da noi, e molti ci sono passati per badare a solidi interessi.
Insomma, cari ragazzi. Messe così le cose, noi non si rinuncerà, quel 16 dicembre, a una bella sciata a St. Moritz, dove ancora tutto gira alla perfezione. Nel caso in cui ci fosse qualche sensibile cambiamento, magari qualche personalità di spessore che decide di battersi per queste stravaganti primarie, avvertiteci in tempo. Che disfiamo le valigie.