Lo dico per il bene che ho voluto (e che voglio) al Silvio Berlusconi compagno di viaggio giornalistico per buoni vent’anni: che la tragedia (del Pdl) non finisca in farsa. Oggi ho aperto il Corriere e non sapevo se piangere o buttarmi in terra dal ridere. Racconta, l’autorevole foglio di via Solferino, della corsa nei sacchi di personaggi non meglio identificati che aspirerebbero alla successione del Nostro. I loro nomi ovviamente non vi diranno molto, riassunti opportunamente da Fabrizio Roncone sotto un titolo di giornale «Chi vuol esser Berlusconi». Gente naturalmente che il Cavaliere non ha mai cagato di pezza ma che oggi ne rivendicherebbe una certa qual continuità di pensiero e di autorevolezza. La democrazia ha i suoi bei limiti e questa storia che alle primarie si possono presentare tutti è veramente disdicevole. Ripetiamo: prima che sia troppo tardi, meglio fermarsi. A questo punto, altro che Monti-bis, si passi direttamente a Monti-quater.
È giusto anche farvene i nomi, in modo che le cose vi risultino più chiare. Ci sarebbe un certo signor Samorì, che come un coniglio dal cilindro è spuntato fresco fresco negli ultimi giorni (tanto che ha imboccato anche Bruno Vespa), che il Corriere definisce «avvocato-banchiere modenese», anni 55, la cui inarrivabile ricetta per sistemare il Paese (in tutti i sensi) sarebbe quella di «andare a prendere i soldi nei forzieri della Banca d’Italia», per proseguire con un certo signor Proto a cui il quotidiano di via Solferino dedica parole davvero lusinghiere: «Alessandro Proto, di anni 38, da Milano, titoli di studio ignoti, ex venditore porta a porta dell’enciclopedia Garzanti, attualmente amministratore unico della «Proto Organization», società di intermediazione immobiliare che, una settimana sì e una no, gli consente di finire sulle pagine dei giornali perché quasi tutti i vip del pianeta, da Madonna a Elton John, da George Clooney a Tom Cruise, dal principe William d’Inghilterra a Di Caprio, da David Beckham a Cristiano Ronaldo, avvertono la necessità di rivolgersi a lui e soltanto a lui per acquistare una casa (poi però le compravendite, per un motivo o per l’altro, sistematicamente sfumano)… Prima di muovere verso Palazzo Chigi ha comunque perlustrato altri orizzonti: ha promesso di restaurare l’Arena di Verona, avvertito di possedere addirittura azioni Rcs, giurato di voler acquistare il Torino calcio. Dice, annuncia , ambisce».
No, Silvio. Non può finire in vacca. Perché questi venti anni insieme hanno avuto comunque una loro grandezza, anche nel senso tragico, anche nel senso più drammaturgico. Che debba finire in vacca, no. Le premesse, caro presidente (del Milan), ci sono tutte e qua e là si colgono come fior da fiore. Cosa pensare, del resto, di Fabrizio Rondolino, bravo giornalista dell’Unità e già collaboratore antico di Massimo D’Alema, che offre i suoi servigi a Daniela Santanchè? Non è neppure una deriva, e figuriamoci se stiamo lì a sottilizzare se uno di sinistra si mette a servire una di destra. No, non è questo. È, piuttosto, quell’ansia da solitudine (politica) che spinge gli umani a rituffarsi nelle avventure pur di ri-esserci, pur di non uscire dal giro, e per ri-esserci bisogna necessariamente ri-modellarsi senza troppe cerimonie, senza troppi moralismi.
A te, caro Silvio, toccherebbe almeno il peso di indicarci una strada. Ne avresti, prima del diritto, il dovere. Non puoi consentire che si faccia strame di quel che resta di un partito, non devi permettere che in nome e per conto di una conoscenza che magari neppure esiste («Mhmmm… sì, forse un signor Samorì, una volta, credo di averlo incontrato») qualcuno una bella mattina possa alzarsi e rivendicare una non meglio identificata eredità.
Sono vent’anni che ti conosco e non ti ho mai visto così assente. Tra l’altro ci avevi promesso una fidanzata fissa e non si è mai vista. Adesso, dammi retta, caccia i mercanti dal tempio e restituisci la giusta dignità alla tua storia.