Egitto, tornano gli uomini di Mubarak

La primavera egiziana cancellata

IL CAIRO – Non basta il rilascio di Mubarak. E neppure le indagini avviate contro alcuni giovani rivoluzionari, tra cui Alaa Abd El-Fatteh e Asma Mahfouz, e gli attivisti della campagna Tamarrod (rivolta) per le manifestazioni indette contro il rilascio dell’ex rais. La riabilitazione del vecchio regime per essere completa deve passare attraverso la riforma costituzionale. E così, l’articolo che bandiva dalla scena politica gli esponenti del Partito nazional democratico (il Pnd, presieduto da Hosni Mubarak fin dal 1981) è sparito dalla nuova bozza di Costituzione, ora sottoposta alla Commissione tecnica, composta da 50 esponenti in rappresentanza di partiti, sindacati, Al-Azhar (con 3 membri), le chiese cristiane (3 seggi), polizia e forze armate, con 10 donne e altrettanti giovani.

Banditi i partiti basati sulla religione. Incerto il futuro dei Fratelli

Mentre Mubarak è nell’ospedale militare di Maadi, Morsi e i principali leader della Fratellanza sono tutti in prigione: uno scenario del tutto imprevedibile fino a due mesi fa. «Secondo la Costituzione del 2012 voluta dai Fratelli musulmani, per dieci anni gli esponenti del Pnd non avrebbero potuto fare politica», spiega il costituzionalista Zaid Al-Ali, esperto dell’Istituto internazionale per la democrazia e l’assistenza elettorale (Idea). «Nella nuova bozza questo articolo non c’è, quindi gli uomini del vecchio regime, rilasciati o non condannati in via definitiva, possono di nuovo fare politica», inizia Zaid. 

Potranno scendere di nuovo in campo i corrotti Habib el-Adli, ex ministro dell’Interno, i temibili Safwat Sherif, ex presidente della Shura, e Fathi Sorour, ex presidente dell’Assemblea del popolo, il magnate dell’acciaio Ahmed Azz e centinaia di volti meno noti. «La de-baathizzazione in Iraq è costata molto al Paese; i ritardi della legge contro gli uomini di Gheddafi in Libia hanno provocato la dura reazione delle milizie; l’unico esempio positivo di riconciliazione con il vecchio regime è avvenuto in Sud Africa», continua Zaid.

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Sembra poi vicina l’esclusione di Libertà e giustizia, partito dei Fratelli musulmani, dalle prossime elezioni politiche. «Nel testo sospeso erano banditi i partiti che incoraggiavano alla discriminazione religiosa. Secondo la bozza in discussione si ritornerebbe al testo del 1971 per cui sono banditi i partiti basati sulla religione. Ma questo non implica l’immediata esclusione di Libertà e giustizia, che nel suo statuto non fa riferimento alla religione. Ma di sicuro dei partiti salafiti. È curioso che questi ultimi non abbiano ancora sciolto il nodo sulla loro presenza nell’Assemblea costituente», prosegue Al-Ali. Sarebbe stralciato dalla nuova Costituzione invece l’articolo 219 sull’applicazione della legge islamica nell’ordinamento giuridico egiziano. «Se cancelleranno quest’articolo, come sembra, non sapremo mai che impatto la sharia avrebbe avuto sul sistema giuridico. Anche perché si trattava di un articolo estremamente vago», aggiunge Zaid.

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I privilegi di toghe e militari non si toccano

Invece, i principali interessi che saranno salvaguardati sono quelli delle toghe e dei militari. «I magistrati hanno una sorta di veto su ogni riforma del loro ordine. Se non dovessero condividere una legge sul sistema giudiziario, voluta dal Parlamento, il testo dovrebbe essere votato di nuovo con una maggioranza dei due terzi: neppure i militari hanno questa facoltà assoluta di bloccare riforme dei loro privilegi. In questo modo i magistrati non proteggono la loro indipendenza ma il sistema», denuncia il costituzionalista.

Come se non bastasse, il presidente ad interim ha potuto dichiarare lo stato d’emergenza senza alcun passaggio referendario. «Non solo, in base alla dichiarazione costituzionale del luglio scorso, il governo può estendere la fase di emergenza senza limiti di tempo e senza fare ricorso a referendum», denuncia Zaid.
 

L’Università di Al-Azhar potrebbe perdere alcuni privilegi

Non si fanno passi avanti significativi sulle libertà di espressione. «Erano articoli vuoti nel testo precedente, per cui la legge può intervenire e stabilire cosa è lecito dire e cosa no. Nelle carte fondamentali di Kenya ed Ecuador ogni eccezione è molto chiara e non arbitraria». Sembra invece che l’università di Al-Azhar potrebbe perdere alcuni dei suoi privilegi, nonostante abbia appoggiato il colpo di stato del 3 luglio scorso. «Al-Azhar non sarà più l’interprete della legge islamica né il parlamento è obbligato a consultare gli esperti di diritto islamico per legge. Questo era ambiguo anche nella passata Carta perché non era presente la terminologia canonica dell’obbligo di consultazione, stabilito per legge», spiega Zaid.

Non cambia molto invece dal punto di vista della distribuzione dei poteri tra presidente e parlamento, ma nel nuovo testo si passa al mono-cameralismo, con la cancellazione della Camera alta (Shura). «Per evitare duplicazioni delle procedure legislative avrebbero potuto riformare la Shura per una maggiore rappresentatività, invece hanno deciso seplicemente di azzerarla», aggiunge.

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Nulla è stato fatto poi per procedere ad elezioni amministrative locali. «Secondo la Costituzione del 2012, i governatori non sono eletti, ma i consigli locali sì. Questo determina un’eccessiva centralizzazione, spesso autoritaria, del potere che concentra la maggior parte dei capitali investiti nelle due grandi città (Cairo e Alessandria) e questo non favorisce lo sviluppo locale», spiega il costituzionalista.
Secondo Zaid Al-Ali, la Costituzione del 2012, come il nuovo testo, avrebbero dovuto garantire i diritti delle minoranze e degli analfabeti, continuamente messi in discussione anche da noti intellettuali. «La Costituzione deve proteggere le persone vulnerabili, uno scrittore come Aswany non ha bisogno di una Costituzione. Per questo fa male vedere come si procede alla riscrittura della nuova Carta, sembra quasi un dovere di burocrati più che un processo che coinvolga tutti. Forse l’unica eccezione da Marocco all’Egitto è la Tunisia. Speriamo di apprendere da quel modello quando il testo finale sarà sottoposto a referendum. Altrimenti le riforme costituzionali previste in Egitto hanno fin qui un carattere anti-moderno», conclude Zaid.

Secondo la roadmap ora l’Assemblea dei 50 ha quattro mesi di tempo per riformare la Costituzione e sottoporla a referendum, prima delle prossime elezioni parlamentari e presidenziali. Sono cadute nel vuoto le richieste dell’ex vice-presidente. Mohammed El-Baradei avrebbe voluto che fosse un gruppo di uomini illuminati a scrivere la nuova Carta, prima di procedere al voto. Tuttavia, se non esiste una relazione diretta tra Assemblee costituenti elette e qualità delle carte fondamentali, di sicuro in Egitto non è in corso un processo inclusivo di riscrittura della Costituzione ma un tentativo di ritorno al testo del 1971, che era rimasto generalmente intatto anche con la Carta del 2012.  

Twitter: @stradedellest

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