Birdy: chitarra e voce e diciassette anni

Musica

Riconoscerete la bellezza di Birdy anche se non avete mai ascoltato una sua canzone. L’avete vista nei film di Bertolucci e in quelli di Sofia Coppola. È la ragazza per cui qualsiasi protagonista uscito dalla penna di Wes Anderson si prenderebbe una cotta stellare. È una bellezza sciatta, incosciente, codificata dall’immaginario visivo contemporaneo fino al cliché e, sì, ha tutta la vulnerabilità della giovinezza. La tristezza inguaribile degli adolescenti.

Birdy, che di anni oggi ne ha diciassette, è una teenager vera e propria che sembra approcciarsi alla musica con la vera ingenuità dei giovani concorrenti dei talent show televisivi, quelli che fanno un sacco di ascolti e mietono consensi perché sono talentuosi, modesti e appunto, o forse proprio per questo, belli come gli altri non sono. E si dà il caso che Jasmine van den Bogaerde – vero nome di Birdy – sia anche questo: la ex concorrente di un programma musicale televisivo. Ha cantato la sua So Be Free e ha vinto il talent inglese Open Mic Uk. Era il 2008, era dodicenne. Alcuni anni più tardi, nel 2011, ha realizzato una cover di Skinny Love di Bon Iver per voce e pianoforte, e pubblicato un primo album solista interamente fatto di cover (molte delle quali sono finite in serie tv affini al suo target, tipo The vampire diaries). Ha rilasciato un mucchio di interviste, per lo schermo e per la carta, in cui dice cose tipo «amo tantissimo la pasta alla carbonara», «cantare è la mia passione» oppure «ho conosciuto Harry Styles dei One Direction ed è proprio un tipo a posto».

Dichiarazioni democristiane – ma probabilmente adatte alla sua età anagrafica – a parte, Birdy ha una buonissima ugola. Il suo nuovo album Fire Within, che uscirà per la Warner Bros. il 24 settembre ed è in anteprima sul munifico Deezer, promette di rimpinzare d’oro le casse dell’etichetta perché la ragazza ha tutto, ma proprio tutto per piacere anche a segmenti di popolazione che ascoltano tutt’altro che Justin Bieber. Il primo singolo, che si chiama Wings, è pop molto buono. Orecchiabile, melanconico, con un bel video a corredo che riporta a tutto il cucuzzaro cinematografico di cui si diceva all’inizio. Il resto sono pezzi graziosi, alcuni molto graziosi e pronti per le classifiche come Maybe o Strange Birds, che fanno pensare a una giovane Adele. Ci immaginiamo che sia quello il traguardo della giovanissima Birdy, la cui voce è ugualmente infusa di blues: il trono di platino, anzi di oro massiccio e diamanti, della grande interprete di Skyfall che ha iniettato di nuova e inaspettata linfa vitale la perplessa industria discografica.

Che ce la faccia o meno, Birdy (la chiamano così perché da piccola spalancava la bocca quando arrivava il cibo) davanti ha tanta strada, fosse solo per la sua relativamente recente data di nascita, il 15 maggio del 1996. E poi, non fa mai male ripeterselo, bisognerebbe smetterla di pensare sempre al nuovo con le vecchie categorie. Magari Birdy rimarrà semplicemente se stessa, e sarà più che sufficiente: la bella Birdy con i capelli disordinati e un paio di sneakers sotto l’abito da sera.

Twitter: @marina_pierri