Stupri, incesti, peni tagliati: benvenuti a Venezia

Mostra del cinema di Venezia

Cominciare la giornata con stupri, incesti, tagli netti di peni e successivi trapianti degli stessi, orgasmi impropri con pietre ruvide e altre simili amenità non è esattamente una passeggiata di salute. Ma lo si fa, lo si deve fare, se a proporre il menu è Kim Ki-duk, il celebratissimo maestro sudcoreano che l’anno scorso portò a casa il Leone d’Oro con Pieta. Che il suo cinema sappia essere tanto intensamente lirico quanto violentemente disturbante lo si mette in conto, ed è purtroppo sul secondo aspetto che quest’ultima sua opera Moebius è puntata. Dopo aver dovuto presentarsi ben tre volte davanti alla commissione di censura di Seul per ottenere il via libera, la pellicola è sbarcata al Lido, fuori concorso. E che l’autore orientale fosse il più atteso, basta un indizio per capirlo: di prima mattina la Sala Grande era piena come un uovo, alla proiezione del primo pomeriggio in Sala Perla la fila è iniziata ben oltre un’ora prima e qualche centinaio di persone è rimasta fuori senza poterlo vedere. Kim Ki-duk di questa Mostra è per certi versi un idolo: il suo Pieta è uno dei leoni più significativi degli ultimi anni, qui è stato ben cinque volte, prendendo un Leone d’Argento con la sua opera più struggente e probabilmente migliore, Ferro 3. Un seguito inscalfibile per l’amatissimo sudcoreano, anche se questo Moebius non è un film riuscitissimo, spesso ripetitivo, eccessivamente compiaciuto di certe morbosità della storia di questa famiglia disperata, la cui esplosione gira intorno al sesso proibito (proibito per vari motivi). La prolificità di questo autore ci fa dire che abbia già in cantiere un altro film: confidiamo nel suo immenso talento per esiti più alti.

C’era una certa attesa per Under the skin di Jonathan Glazer con la diva Scarlett Johansson come protagonista. Tratto da un romanzo fanta-horror di Michel Faber, il film poteva essere la definitiva affermazione nel cinema di Glazer, autore di culto nel mondo dei videoclip, con strepitose e celebri realizzazioni come Karma Police dei Radiohead e Virtual Insanity dei Jamiroquai. Si vede che l’autore ha un talento visivo indiscutibile, ma a differenza di altri lodati registi provenienti da quell’ambito cine-musicale, come Spike Jonze e Michel Gondry, gli è mancato finora il copione del livello di Essere John Malkovich o Se mi lasci ti cancello per esercitare tale bravura. Under the skin non fa eccezione a questo deficit: pieno di momenti straordinari ma non adeguatamente armonizzati in una struttura coerente, sacrificando peraltro alcuni degli spunti più riusciti del romanzo originale.

In cerca di aria ci siamo infilati in una minuscola saletta per godere della versione restaurata di Pane e cioccolata, la più commedia italiana degli anni Settanta, insieme ad Amici miei. Soggetto a una trascuratezza lunga troppi decenni, almeno quanto quella toccata al suo ingiustamente semidimenticato ed eccellente autore Franco Brusati, è stata riproposta a quarant’anni dall’uscita: va senza dire che è la migliore opera qui a Venezia che abbia bandiera italiana. Nino Manfredi è emigrato in Svizzera, soffre il razzismo e la miseria, ma sa che lì e solo lì c’è forse la possibilità di una vita migliore, certo non nella derelitta Italia: altro che sole e mandolino, è il lavoro a dare dignità. Modernissima, struggente e feroce, Pane e cioccolata ci auguriamo possa avere una circolazione: i capolavori lo meritano.

Proiettata nell’immensa Sala Darsena che faceva risaltare la penuria di spettatori, abbiamo visto Still Life dell’italo-britannico Uberto Pasolini. Intanto colpisce sempre quando un film fa scendere lunghe lacrime a chi ti sta intorno, raccontando non grandi drammi o tragedie immani, ma la piccola vita di un piccolo uomo di Londra, che nella vita dà sepoltura alle persone sole, quelli che dietro al proprio feretro non hanno nemmeno un cane. A un certo a John viene annunciato il licenziamento perché dal Comune è visto come un ramo secco, e il suo ultimo incarico sarà quello che lo segnerà di più. Buoni ma non mielosi sentimenti e un grandissimo protagonista: Eddie Marsan.

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