Da Nsa a Obamacare, tutte le amnesie del Presidente

Le gaffes mediatiche di Barack Obama

Barack Obama non ne sapeva nulla. Non era stato informato. Non era al corrente. L’ha saputo dai giornali, come l’hanno saputo tutti. Questo è il tenore delle risposte ufficiali che la Casa Bianca offre di fronte a qualsiasi guaio coinvolga il presidente, dalle intercettazioni della Nsa al disastro tecnico che ha ingolfato la piattaforma dell’Obamacare. È una strategia difensiva curiosa quella scelta dai consiglieri del presidente: per difenderlo dall’accusa di avere autorizzato la pesca a strascico di dati fra milioni di conversazioni in Francia, Germania, Spagna, Italia e fin dentro il Vaticano dicono che il commander in chief della nazione più potente del mondo non ne sapeva nulla.

Lo ha detto il portavoce della Casa Bianca, Jay Carney, e lo ha ripetuto la senatrice democratica Dianne Feinstein, il capo della commissione intelligence che ha abbandonato la sua tradizionale linea difensiva sulle attività di spionaggio per invocare una decisa inversione di rotta: «Da quello che so il presidente non era al corrente che le comunicazioni di Angela Merkel venivano controllate dal 2002».

I giornali americani sono zeppi di dichiarazioni anonime di funzionari della Casa Bianca che confermano l’estraneità del presidente ai fatti e smentiscono così la versione riportata dai giornali tedeschi: «Per cinque anni Obama ha governato senza sapere che le sue spie intercettavano i telefoni di diversi leader mondiali», ha detto uno di questi al Wall Street Journal. Chi è andato più vicino all’ammissione che i vertici del governo americano erano a conoscenza delle attività della Nsa è il capo dell’Intelligence americana, James Clapper, che nella sua testimonianza al Congresso ha spiegato che i capi delle agenzie che sovrintende sono stati sempre tenuti al corrente degli sviluppi. Nemmeno lui, però, ha saputo dire se Obama era stato informato a tempo debito.

Poco più di una settimana fa il segretario della Salute, Kathleen Sebelius, ha detto che il presidente non sapeva nulla dei problemi strutturali della piattaforma online dove gli americani dovrebbero acquistare le polizze assicurative previste dall’Obamacare. Non sapeva che due milioni di americani non potranno mantenere l’assicurazione che hanno attualmente, nemmeno se sono soddisfatti del servizio, libertà che Obama aveva promesso di salvaguardare. Insomma, ufficialmente il presidente non sa nulla. Ma anche a prescindere dalla veridicità di questa versione – che certo pare incredibile – l’idea che l’Amministrazione scelga il “non lo sapevo” come linea di difesa è un’enormità: cosa può esserci di peggio di un Presidente che non sa quel che succede nel suo governo?

«È una scusa che è impossibile prendere sul serio», ha scritto Conor Friedersdorf sul magazine The Atlantic, spiegando il vicolo cieco in cui si è infilata l’amministrazione. Se il presidente sapeva dello spionaggio verso gli alleati, dei problemi della riforma sanitaria, dell’agenzia delle entrate che perseguiva selettivamente le associazioni conservatrici e di molti altri scandali, piccoli o grandi, di cui è venuto a conoscenza dai giornali, sarà esposto a critiche e a incidenti diplomatici, ma lo sarà in qualità di capitano della nave.

Il non sapere lo declassa automaticamente a mozzo del potere americano, costantemente scavalcato e aggirato dai tentacoli sciolti dell’apparato politico e della burocrazia. I repubblicani lo chiamano «il presidente bystander», un passante che guarda gli ingranaggi del potere e se qualcosa s’inceppa dice «non ne sapevo nulla». «C’è un livello in cui la scusa “non-lo-sapevo” viola l’idea che il “buck stops here”», ha detto il deputato dell’Illinois Adam Kinzinger. «The buck stops here» è la famosa frase, derivata dal vecchio linguaggio del poker, che Harry Truman teneva sulla scrivania dello studio ovale. Significa che i dossier più delicati si fermano dal Presidente, non passano oltre, non vengono demandati o liquidati, ma si affrontano. Nella concezione trumaniana della leadership il “non sapere” è il contrario di una scusa, è un’aggravante. Non sappiamo (ancora) se Obama sapeva o non sapeva delle intercettazioni e di tutto il resto. Ma il solo fatto che il suo entourage giochi la carta del presidente ignaro per coprirgli le spalle è un indizio dello stato di salute della sua leadership.

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