Sono i Bitcoin l’ennesima bolla della Cina?

Monete virtuali contro monete reali

La Cina si è innamorata dei Bitcoin. La moneta virtuale che sta facendo impazzire mezzo mondo è particolarmente apprezzata a Pechino e dintorni. Sono proprio i cinesi che stanno spingendo in alto la quotazione del Bitcoin contro il dollaro statunitense. Un mese fa era a 200, pochi giorni fa a 600, al momento in cui scriviamo oltre quota 800. Vale a dire che un solo Bitcoin vale più di 800 dollari, secondo la piattaforma Mt.Gox. Dietro cè una storia fatta di case non vendute, poca regolamentazione finanziaria e illeciti. Tutti fattori che potrebbero portare al collasso dellintero sistema. 

Quando fu creato lalgoritmo che sta alla base dei Bitcoin, in pochi avrebbero immaginato unevoluzione così veloce. Almeno non in Cina. Eppure, proprio il Dragone asiatico è la nazione che sta spingendo in alto la quotazione della moneta telematica sulla bocca di tutti. Le ragioni sono diverse. Dalla poca fiducia sia nel renminbi sia nel dollaro americano sia nelleuro, alla costante ricerca di liquidità alternativa a quella bancaria, passando per la crescita dei mercati neri telematici, leconomia cinese sta assorbendo, ma anche creando, una quantità di Bitcoin sempre più elevata. 

Quali sono i problemi che possono sorgere da questo trend? Il primo è la crescita di mercato paralleli a quelli tradizionali, solo che molto più opachi e molto meno regolamentati. Non è un caso che lapprezzamento del Bitcoin contro il dollaro statunitense sia iniziato dopo la chiusura di Silk Road, il mercato nero più celebre su internet. La moneta digitale ha iniziato a essere trasferita dai vari account statunitensi ed europei verso quelli asiatici. E considerando che la più grande borsa mondiale dei Bitcoin si trova in Cina – si tratta della BTC China – sarebbe stato facile ipotizzare uno sviluppo simile. «Dove ci sono Bitcoin è probabile che ci siano black market, dato che questa valuta è utilizzata perlopiù per scopi illeciti», recitava il rapporto del FBI a margine dell’oscuramento di Silk Road. Un concetto ripetuto da Kevin Mitnick, decano degli hacker, che ha dichiarato, in tempi non sospetti, quanto la moneta digitale fosse pericolosa. «Con un minimo di competenze informatiche, è possibile creare un mercato nero del tutto invisibile alle autorità. I Bitcoin possono agevolare gli scambi. E parlarne non fa altro che alimentare questi mercati», disse Mitnick nel 2011. Un profeta. 

Andamento del Bitcoin vs il dollaro americano (USD) fra il 26 settembre e il 23 novembre
(fonte Mt.gox)

C’è tuttavia un altro problema alla base di questo fenomeno. Se i cinesi chiedono in quantità sempre maggiore Bitcoin è perché ritengono che la valuta locale, il renminbi, sia sopravvalutata. In altre parole, hanno poca fiducia nella valuta locale. I motivi, secondo la società di analisi finanziaria ConvergEx, sono molteplici. Su un fronte, i cinesi temono che le politiche monetarie espansive della Federal Reserve statunitense, il Quantitative Easing (QE), possano impattare in modo significativo sulleconomia cinese una volta che sarà avviata lexit strategy. E dato che non riconoscono nella politica monetaria della People’s Bank of China (Pboc, la banca centrale cinese) una lungimiranza tale da prevenire gli spillover del QE, preferiscono cautelarsi tramite lacquisto di valute di riserva. E qui si arriva al secondo fronte. Le due valute di riserva più utilizzate possono essere o il dollaro statunitense o, ora che la crisi delleurozona si sta ridimensionando, leuro. Entrambe le monete, tuttavia, mostrano segni di debolezza. Tutto dipenderà dal tapering del QE, e dalla risoluzione dei problemi della zona euro. Come ha fatto notare un report di Nomura sul tema Bitcoin, la correlazione fra la moneta elettronica e quelle tradizionali potrebbe essere meno ovvia del previsto. «I soggetti economici scambiano valute normali con Bitcoin perché sanno che questultima, in linea teorica, può essere infinita. Credono che non ci saranno mai problemi di inflazione. Ovviamente è falso», scriveva la banca nipponica. Vero, perché il numero complessivo di Bitcoin che sarà possibile creare è di 21 milioni. In altre parole, dato che ogni Bitcoin è generato in base a una serie casuale, che poi distribuisce la valuta fra gli utenti, la curva asintotica che tende a 21 milioni. Non uno di più, non uno di meno. Che accadrà quando si toccherà il limite? Per ora, nessuno si pronuncia. 

Infine, ciò che accade coi Bitcoin in Cina può creare delle distorsioni rilevanti. Un esempio? Per ovviare ai problemi abitativi – sono circa 50 milioni le case senza padrone – diverse banche hanno iniziato ad accettare pagamenti nella valuta digitale più celebre. In particolare, come ha riportato il South China Morning Post, gli istituti di credito medio-piccoli sono ben felici di accendere mutui o concedere finanziamenti o vendere case tramite transazioni in Bitcoin. Ma cosa succederebbe se crollasse il valore di questa moneta, specie considerando lelevata volatilità della stessa? In che modo sarebbero regolate le transazioni? Anche su questo versante, non ci sono ancora risposte. 

In Cina lo shadow banking vale quasi 6.000 miliardi di dollari statunitensi. Per la precisione, secondo le stime di Nomura, 5.860 miliardi di dollari. Se questo pare già essere un problema, bisogna aggiungere quello che si sta creando con il Bitcoin. Le operazioni di cambio fra renminbi e moneta elettronica valgono il 21% di tutte quelle condotte in Cina, contro il 6% rappresentato da quello con leuro. L’universo finanziario parallelo cinese sta raggiungendo dimensioni di assoluta rilevanza e il timore è che i regolatori possano non essere in grado di cogliere tutti gli squilibri esistenti. Timore reale, dato che il vice governatore della Pboc, Yi Gang, ha detto in modo esplicito che i cittadini cinesi non devono avere paure a usare Bitcoin per le loro transazioni. L’ennesima bolla allorizzonte del Celeste impero si chiamerà Bitcoin?