La verità sul caso (editoriale) Harry Quebert

500mila copie vendute in Italia

500.000 copie vendute in Italia. Oltre un milione in Francia. In corso di traduzione in trentadue Paesi. Vincitore del Gran prix du roman de l’Académie Française e finalista al Goncourt. Osannato dai lettori, ben accettato dalla critica. In poche parole, il romanzo che qualsiasi editore avrebbe voluto pubblicare. In questi dati si racchiude il successo de La verità sul caso Harry Quebert, uscito in maggio per Bompiani e da allora stabilmente ai primi posti della classifica dei libri più venduti. Ma perché il libro di uno svizzero semisconosciuto è diventato un caso editoriale?

1. Sbirri e pallottole

Viene rinvenuto il cadavere di una ragazzina: è stata assassinata. Di questo omicidio è accusato un uomo, che va in prigione. Un altro uomo si convince della sua innocenza e indaga sull’accaduto. Come è andata realmente? Chi sarà il colpevole? Questa la struttura scarnificata fino all’osso del nostro Harry Quebert. Una trama da giallo classico, da thriller americano genuino e senza fronzoli. Un libro, quindi, ben inserito nel genere forse più amato dai lettori, quello che più fidelizza il pubblico (basti pensare al successo di serie televisive come NCIS e CSI, oppure al fenomeno Camilleri). Un genere che negli anni è riuscito a nobilitarsi ed è ora letto da categorie di lettori molto variegate, dal professore universitario al tassista in cerca di svago. E dopotutto il giallo nasce con Poe e annovera tra le sue fila gente come Gadda: come potremmo considerarlo soltanto letteratura di intrattenimento?

2. Il giovin autore

Joël Dicker è nato a Ginevra il 16 giugno 1985. Quando Harry Quebert viene pubblicato in Francia ha da poco compiuto ventisette anni. Il fascino del giovane autore, della scoperta di una nuova voce nel panorama letterario, il poter dire agli amici «è più piccolo di me» oppure «ha l’età di mio figlio», è qualcosa di non facilmente spiegabile, ma non per questo meno tangibile. E se ne sono ben resi conto anche gli editori italiani che, dopo gli exploit di Giordano e della Avallone, puntano sempre più sulla voce del trentenne, ancora meglio se esordiente assoluto. 

3. Effetto Lolita

La storia d’amore che lega Nola, la ragazzina assassinata, (quindici anni) e Harry Quebert (all’epoca dei fatti trentaquattro) segue la classica tematica di Lolita: un amore interdetto, una passione irresistibile, un tragico epilogo. Un argomento di sicura presa: soddisfa i desideri più nascosti, perturba e appassiona; colpisce chi considera la relazione immorale e, allo stesso tempo, chi la vede legittimata. Il fatto poi che l’uomo arrestato sia un personaggio pubblico, addirittura uno degli scrittori più importanti degli Stati Uniti, non può che amplificarne l’effetto. Niente di troppo diverso dal voyeurismo, insomma. Fuor di letteratura, una  cosa simile era accaduta quando Noemi Letizia era balzata agli onori della cronaca, con i titoloni sui giornali e il chiacchiericcio che ne è seguito.

4. Un meccanismo ben oliato

Il vero punto di forza del libro è l’imprevedibilità della trama, il meccanismo perfetto che regola i colpi di scena e li dispone sempre là dove dovrebbero essere. Momenti di tensione e momenti di alleggerimento perfettamente alternati che raggiungono il proprio scopo: il lettore non riesce a staccare gli occhi dalle pagine, ogni volta che è tentato di chiudere il volume si trova a dire «ancora un capitolo». E un lettore che divora settecento pagine in una settimana o poco più è un lettore contento. Quel genere di lettore che il giorno dopo parla del romanzo ai colleghi durante la pausa pranzo, che lo consiglia al vicino di banco prima dell’interrogazione di latino. Insomma, suspense e colpi di scena: quel che ci vuole per innescare un sano e fruttuoso passaparola.

5. Roth

Siamo in una piccola cittadina della provincia americana: lo scrittore Marcus Goldman indaga su un suo conoscente (il professor Harry Quebert), accusato di un crimine commesso molti anni prima. Il professore si dichiara innocente però nasconde qualcosa, e Goldman scrive un libro per cercare di discolparlo. Ecco, un altro modo per raccontare la trama di Harry Quebert. Ma provate a sostituire il nome di Goldman con quello di Zuckerman. Poi fate la stessa cosa con Quebert –  chiamatelo Coleman Silk – e avrete in mano anche quella de La Macchia Umana. Uno dei libri migliori di Roth, e Roth è uno dei migliori romanzieri in circolazione. L’hanno notato in tanti: Dicker ha per molti versi compiuto una riscrittura easy-reading del testo di Roth, piegandolo verso esigenze di genere. Un usato garantito, insomma. E, come tutti gli usati che hanno venduto parecchio, nutre una fedele schiera di appassionati.

6. Laura Palmer e tutti gli altri

Ma non si tratta solo di Roth. Dicker riesce a fare una cosa molto semplice e allo stesso tempo enormemente complessa: si serve di una quantità imponente di stereotipi narrativi, li rimescola insieme, e li rimodella in un mondo dove il lettore possa sempre sentirsi a suo agio. Un universo conosciuto e familiare come quello della provincia americana, la stessa che decenni di pellicole e telefilm a stelle e strisce hanno portato sui teleschermi di tutto il mondo. Qualche personaggio modellato dal tempo – il detective rude che nasconde un cuore d’oro, l’editore avido e senza scrupoli, la madre inopportuna e petulante – e tematiche consolidate. In questa immersione nell’immaginario collettivo l’autore non dimentica mai di strizzare l’occhio a prodotti di grande successo. Lo fa in maniera esplicita con Twin Peaks – e chi non ha visto in Nola agitarsi lo spettro di Laura Palmer?– e più sottilmente con Hitchcock e il suo Psycho. Per non parlare di Jessica Fletcher.

7. Non solo testo

Portrait of Orleans è il quadro che campeggia sulla copertina dell’edizione francese: tre, quattro case di legno dipinto che si affacciano su una strada deserta. Quasi mimetizzate con il paesaggio ci sono due auto parcheggiate, mentre in primo piano l’insegna della Esso ci fa capire all’istante che ci troviamo di fronte a una tela di Hopper. Proprio a Hopper è stata dedicata una grande retrospettiva al Grand Palais di Parigi (e Portrait of Orleans era una delle opere esposte), una monografica visitata da migliaia di persone negli stessi giorni in cui Harry Quebert era in bella vista in ogni libreria della capitale. Anche se Dicker vuole convincerci della casualità dell’operazione («quando abbiamo chiesto i diritti al Fine Arts Museums of San Francisco non sapevamo del Grand Palais»), questa massiccia esposizione mediatica male non ha fatto alle vendite del libro. A volte azzeccare la copertina giusta serve molto più di un personaggio disegnato a tutto tondo.

8. Fattore C

C come culo. Sì, perché una formula magica non c’è e un romanzo deve affidarsi anche a una buona dose di fortuna per diventare un best-seller. Si può scrivere la storia più avvincente del mondo, svilupparla con un perfetto ritmo, centrando in pieno la caratterizzazione di ogni personaggio. Poi, l’editore può scegliere la copertina giusta nel momento giusto e il marketing azzeccare tutte le mosse, dalla fascetta al maxi-cartellone pubblicitario. Ma senza un pizzico di buona sorte non si va da nessuna parte. Come nel calcio: per vincere la Champions League devi avere una squadra competitiva e un allenatore di polso. Devi allenarti duramente e scendere in campo con la giusta concentrazione, la giusta cattiveria. Se però al novantaduesimo della semifinale di ritorno l’arbitro ti fischia un rigore contro, ecco a quel punto non c’è programmazione che tenga.

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