Non solo Bitcoin, ecco la mappa delle monete virtuali

La bolla delle cripto valute

Oltre a Bitcoin cè di più. Molto di più, per la precisione. Litecoin, Namecoin, Peercoin, Primecoin, Ripple: sono queste le monete virtuali, o cryptro-currency, di cui si sentirà parlare nei prossimi anni. L’euforia di queste settimane è tutta per la prima valuta della serie, quel Bitcoin il cui valore è arrivato oltre i 1.000 dollari. Irrazionale o meno, si tratta di uneuforia che ha messo in luce un mondo che è ben più profondo di quello che si immaginava. Quello delle divise elettroniche è infatti un settore opaco, lontano dai riflettori, ma che vede sempre più attori e utenti. A tal punto che già ci si domanda chi prenderà il posto dei Bitcoin. 

«È ormai palese che sia una bolla, il valore è cresciuto troppo velocemente nellarco di pochissimo tempo». Così ha spiegato il fenomeno della moneta virtuale più celebre del mondo uno dei decani di Wall Street, Ray Dalio, numero uno di Bridgewater. In effetti, quando in questa settimana il Bitcoin ha passato quota 1.000 dollari sulla piattaforma Mt.Gox, in tanti si sono chiesti quando sarebbe terminato il trend positivo che ha portato la valuta creata nel 2009 da Satoshi Nakamoto da una quotazione di 200 dollari a fine ottobre a quella record fatta segnare negli ultimi giorni. 

Con lo scoppio della bolla, gli investitori vorranno andare verso altre valute. E considerato che la maggior parte dell’ascesa del valore del Bitcoin è imputabile alla Cina, come abbiamo fatto notare la scorsa settimana, è facile che si trovino dei sostituti della valuta di Nakamoto. Niente dollari, niente euro, niente renminbi, quindi meglio provare qualcosa che sia più veloce, meno controllato e potenzialmente con elevate fluttuazioni, in modo da guadagnare più velocemente significative quantità di denaro. In altre parole, gli investitori in queste classi di asset hanno una predisposizione più elevata al rischio. Possono quindi assumersi posizioni più aggressive, che rendono più significativa la volatilità e, nel lungo periodo, possono creare delle bolle. 

La più importante valuta virtuale dopo Bitcoin è Litecoin. Se la prima rappresenta quello che loro è per i mercati finanziari, la seconda è lequivalente dellargento. Invece che 1.000 dollari per singola unità, vale circa 28 dollari, ma l’incremento è stato del 400% in poche settimane. La capitalizzazione di mercato è di poco superiore ai 500 milioni di dollari, ed è in ascesa. Questo basta per posizionarla al secondo posto delle valute elettroniche. Anche in questo si tratta di una moneta a creazione fissa, ma con distribuzione casuale, come accade per i Bitcoin. Tuttavia, il suo creatore, lex googler Charlie Lee, ha preferito aumentare la base monetaria possibile, che non è stabile a 21 milioni di unità. Niente creazione con una curva asintotica quindi? No, anzi. Solo che il limite è molto più elevato, 84 milioni di unità. Secondo Lee «il Litecoin può arrivare in più case, in più portafogli virtuali insomma. Non ha tutte le limitazioni del Bitcoin, che comunque rimane una idea geniale». Non è un caso che i tempi di mining, ovvero di creazione e raccolta della valuta, siano assai più bassi dei Bitcoin. Di quanto? Un Litecoin viene creato quattro volte più velocemente che un Bitcoin. 

Sia Bitcoin sia Litecoin hanno alla base un concetto che ha reso loro fortuna: la velocità delle transazioni. Al contrario delle monete tradizionali, che in caso di transazioni di una certa entità possono essere oggetto di controlli e verifiche, le due principali crypto-currency si basano su algoritmi crittografati e sfruttano le lacune normative, che ancora non hanno legiferato per regolamentare questo genere di scambi. Ecco perché, sullonda delle due monete principali, ne sono nate altre. Tutte virtuali, tutte basate su algoritmi, tutte con la caratteristica della distribuzione peer-to-peer, tutte indicate come possibili succedanei di Bitcoin in caso di scoppio della bolla a essa legata.

La più interessante di queste è forse Peercoin. Due i principali motivi. A differenza di Bitcoin e Litecoin, questa crypto-currency non ha un limite nella creazione. In teoria, i Peercoin sono infiniti. Questo è un grande vantaggio rispetto alle due principali valute elettroniche e può garantire alla terza, per ora la più piccola del gruppo con circa 73 milioni di dollari di capitalizzazione di mercato. Inoltre, ed è qui il punto che la rende più vicina a una moneta tradizionale, il suo creatore, Sunny King, ha progettato lintero sistema in modo da poter controllare la massa monetaria. È previsto, infatti, il target di un tasso dinflazione dell’1%, un fattore che rende la struttura di mining molto simile alla creazione di moneta da parte di una banca centrale tradizionale. Al 19 novembre scorso i Peercoin presenti erano poco più di 20 milioni, e il tasso dinflazione dell’8 per cento. Questultimo però è destinato a calare sia nel 2014 sia nel 2015. Sempre che la valuta sia ancora utilizzata, chiaramente. 

Poi, cè la via intermedia, ovvero Ripple. Tecnicamente non è propriamente una valuta, bensì un protocollo internet. Serve per inviare e ricevere pagamenti, un po’ come PayPal. Si compone di tre parti: un network di pagamenti, una borsa e una crypto-valuta, che si può utilizzare allinterno del sistema. Si possono associare anche conti correnti bancari, denominati in valute tradizionali, e successivamente utilizzare questi fondi per le transazioni su Ripple con la valuta di riferimento. Attualmente, complici le diverse fonti da cui può attingere, Ripple ha una capitalizzazione di mercato che è quattro volte tanto quella di Litecoin, ovvero oltre 2,3 miliardi di dollari. È considerato il sistema più valido e meno vulnerabile alle fluttuazioni valutarie, dato che è basato su sia monete reali sia divise virtuali. Un ibrido che potrebbe essere di successo. 

Che si tratti di Bitcoin, di Litecoin o delle altre monete virtuali, un punto cruciale è quello legato alla sicurezza. Sono frequenti, infatti, i furti di denaro. Gli hacker hanno presto capito lantifona e hanno iniziato a sfruttare le lacune nella protezione dei singoli sistemi per avvantaggiarsi. Attualmente, secondo lopinione di Morgan Stanley, non esiste una crypto-valuta del tutto immune da questo genere di attacchi. Tuttavia, la banca statunitense ha rimarcato che, a livello di mercato, levoluzione è ancora embrionale. «Manca una regolamentazione specifica, mancano controlli delle authority finanziarie, è come se si fosse ancora nel pieno dellanarchia normativa», sottolinea Morgan Stanley. La verità è che quello delle monete virtuali è un mercato del tutto in evoluzione. Oggi la star è Bitcoin, quale sarà la prossima? Saranno i consumatori finali a definirlo. E per farlo, ricorda Morgan Stanley, sceglieranno la valuta con il più alto standard di sicurezza. Sarà forse Peercoin?

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