Morrissey sul mangiare la carne (e sul prossimo libro)

Morrissey sul mangiare la carne (e sul prossimo libro)

Se nel 1985 gli Smiths pubblicavano un disco col titolo Meat is murder (La carne è omicidio), oggi, l’ex leader del gruppo Morrissey ci va giù ancora più pesante.

Negli scorsi giorni il cantante ha partecipato a un’intervista collettiva sul sito di suoi fan True to You. Nel rispondere a una domanda riguardo a cosa l’abbia spinto a diventare un vegetariano così convinto, Morrissey ha paragonato il mangiare animali alla pedofilia. «Non vedo differenze tra il mangiare animali e la pedofilia. Sono entrambi stupro, violenza e omicidio. Se mi presentano qualcuno che mangia esseri viventi, me ne vado. Immaginate, per esempio, che qualcuno in un nightclub vi dica: “Ciao, mi piace lo spargimento di sangue, le gole tagliate e la distruzione della vita”, be’, dubito vorreste dargli il vostro il numero di telefono».

E alla domanda: «Quale è il risultato di cui sei più fiero della tua carriera?», Morrissey ha risposto: «molte persone mi hanno detto di aver smesso di mangiare la carne per le qualcosa che ho detto. Non posso immaginarmi niente di più grande, e non posso nemmeno mirare a qualcosa di più. Se credi ai mattatoi allora sosterresti Auschwitz. Non c’è nessuna differenza. Le persone che non sono d’accordo con questa affermazione probabilmente non sono mai state in un mattatoio».

Morrissey ha anche consigliato a tutti di vedere un tostissimo video sull’industria della carne, intitolato The video the meat industry doesn’t want you to see (Il video che l’industria della carne non vuole che tu veda).

Durante la stessa intervista Morrissey, la cui autobiografia ha avuto moltissimo successo in inghilterra e sarà pubblicata in Italia da Mondatori a marzo 2014, ha anche detto di essere al lavoro sul suo secondo libro.

Alla domanda: «Hai mai pensato di pubblicare un romanzo?», Morrissey ha risposto: «nel 2013 ho pubblicato la mia Autobiografia e ha avuto più successo di qualsiasi disco io abbia mai pubblicato, quindi, sì, sono circa a metà del lavoro sul mio romanzo. Ho le mie speranze. La verità è che la radio non suona la mia musica, e la maggioranza delle persone ha perso fiducia nell’industria musicale, e si presume — abbastanza correttamente — che le posizioni in cima alle classifiche musicali siano “comprate” dalle major musicali. Non c’è più passione nel pop o nel rock, e non penso che le persone credano nemmeno per un istante che le facce che vediamo costantemente in televisione e nei giornali siano popolari. È semplicemente tutta una questione di marketing.»