Se a dire la verità su Wikipedia si rischia la galera

In Grecia

«Siamo tutti Diu». Dalla Grecia all’Italia, Wikipedia si mobilita per sostenere il caso di Diu, un utente dell’enciclopedia online che si trova chiamato a rispondere ad un’accusa di diffamazione avviata dal politico Theodoros Katsanevas, il “Beppe Grillo” greco.

Cominciamo dal principio. Per l’esattezza dal 1996, anno in cui l’ex primo ministro ellenico Andreas Papandreou definì Katsanevas, al tempo suo suocero, «la vergogna di famiglia», attraverso una postilla inserita nel suo testamento. Un attacco che provocò grande scandalo in tutto il paese, anche perché Katsanevas era uno dei rappresentanti di punta del PaSoK, il partito socialista che lo stesso Papandreou aveva fondato nel 1974 e con cui, sette anni più tardi, era salito al potere sconfiggendo il movimento conservatore Nea Dimokratia. 

Una ferita che, a quasi vent’anni di distanza da quell’episodio, brucia ancora nello spirito di Katsanevas, secondo cui quel testamento fu scritto da Papandreou su pressione della moglie, Dimitra Liani, e non rispecchiava il vero pensiero del genero. Così, Katsanevas ha cercato disperatamente di ristabilire la «sua» verità nelle aule dei tribunali: nel 1998, vittima dell’ira del politico fu il giornalista Spyros Karatzaferis, autore sul proprio giornale di una vignetta che apostrofava lo stesso Katsanevas con una didascalia eloquente: Όνειδος, Vergogna, la parola utilizzata nel testamento.

All’inizio di quest’anno, Katsanevas – che nel 2013 ha fondato “Dracma”, il proprio Movimento Cinque Stelle, ispirato a quello italiano – è tornato alla carica. Sotto accusa stavolta non un giornalista, ma l’utente di Wikipedia Diu, “colpevole” di avere riportato all’interno della sua biografia personale informazioni giudicate tendenziose riguardo l’annosa vicenda del ’96. Katsanevas ha citato Diu in giudizio, richiedendo non solo la rimozione delle parti contestate, ma anche un risarcimento monstre di 200mila euro e un anno di carcere per il wikipediano.

Eppure, la “colpa” di Diu appare soltanto quella di avere svolto un servizio corretto. L’utente, infatti, avrebbe spiegato la vicenda citando fonti d’informazione referenziate, come i giornali greci dell’epoca. I contenuti discussi sono stati rimossi in via cautelativa dalla pagina del politico, in attesa di una sentenza che difficilmente arriverà a brevissimo: l’udienza preliminare del caso, in cui Diu sarà assistito da uno studio legale finanziato da Wikimedia Foundation, è fissata per l’11 marzo. Che un politico proceda per vie legali contro Wikipedia non è una novità; è la prima volta, però, che questo accade nei confronti di un singolo utente.

La comunità ha reagito mostrando solidarietà a Diu, attraverso discussioni pubbliche all’interno del sito. «È una cosa che potrebbe succedere a tutti noi» è il grido d’allarme lanciato dagli utenti italiani, che hanno promosso la creazione di un banner a sostegno del caso di Diu. Intanto, sulla pagina relativa a Theodoros Katsanevas emergono prove di una vera e propria edit war riguardante le informazioni contestate. Diversi utenti, forse vicini allo stesso Katsanevas, hanno ripetutamente cancellato le informazioni riguardanti la vicenda del testamento, mentre un altro gruppo di wikipediani – tra cui lo stesso Diu – ha cercato di ripristinarle, per restituire voce alla verità.

Nel frattempo, sul caso si è pronunciata anche Wikimedia Foundation. Michelle Paulson, consulente legale della fondazione, ha invitato Katsanevas a ritirare la causa, definita «inconcepibile» e considerata come «un assalto agli utenti, ai progetti, alla libertà di espressione» dell’enciclopedia stessa. «Wikipedia non esiste nel vuoto», si legge nel comunicato di Paulson. «È stata costruita e cresce grazie a persone reali, che offrono tempo, conoscenza ed entusiasmo ad un movimento che tocca la vita di milioni di persone. Sfortunatamente, offrire questo dono di conoscenza non è privo di rischi e rivela spesso il coraggio della comunità». È una vicenda che ci riguarda da vicino e che trascende i confini virtuali di Wikipedia: continueremo a seguirla. Oggi «siamo tutti Diu».

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