Grillo, otto milioni di voti sprecati

Fenomenologia del grillismo

Se continua così, in mancanza di riforme, di grandi opere, di efficienti scuole di stato, di rilancio dell’economia, di idee e di talento, presto di Beppe Grillo e del Movimento 5 stelle potrebbe restare, come materia di studio, solo un formidabile modello di autoannichilimento. E davvero mai si era visto un partito conquistare otto milioni di voti, come ha fatto Grillo, cioè il venticinque per cento dell’intero cocuzzaro elettorale, sfiorare dunque il risultato di Silvio Berlusconi, per poi consegnarsi in Parlamento all’irrilevanza politica e al grottesco, allo sbraco più incomprensibile e plebeo, alla rissa in Aula, come è avvenuto poche settimane fa a Montecitorio: una gabbia di scimmie che mostrano lo sfaccettamento rosato del deretano.

Almeno due volte la settimana il Movimento 5 stelle si caricaturizza da solo con involontarie autodenigrazioni. Dunque c’è il parlamentare che crede nell’esistenza delle sirene, quello che ha paura dei microchip installati sottopelle, il mattacchione che se la prende con le banche ma non sa che la Banca d’Italia è sempre stata privata. E poi c’è il linguaggio insozzato dal turpiloquio, e la percussione sintomatica delle espulsioni, delle fughe dai gruppi parlamentari di Camera e Senato.

Guai a criticare il capo, Grillo. Il 30 aprile è stato espulso il pittoresco senatore Marino Mastrangeli; il 7 giugno sono scappati al gruppo misto i deputati Vincenzo Labriola e Alessandro Furnari; il 19 giugno è stata espulsa la senatrice Adele Gambaro poi sono scappate anche le senatrici Paola De Pin e Fabiola Anitori e si è messo al riparo anche il deputato Adriano Zaccagnini; il 26 febbraio sono stati espulsi i senatori Luis Orellana, Francesco Campanella, Fabrizio Bocchino e Lorenzo Battista; il 27 febbraio si sono dimessi i senatori Maria Mussini, Monica Casaletto, Maurizio Romani, Alessandra Bencini e Laura Bignami; mentre alla Camera, nello stesso giorno, sono fuggiti verso il gruppo misto i deputati Ivan Catalano e Alessio Tacconi.

Ed è certo possibile che alle prossime elezioni europee, che sono delle strane e ideologiche elezioni senza effetti veri sulla politica, l’Italia mandi a Strasburgo ancora un po’ di questi mattoidi. Grillo è in campagna elettorale, gira l’Italia con un tour di propaganda – ma a pagamento, come a teatro – che si chiama “Te la do io l’Europa”. E le elezioni europee sono per gli italiani una di quelle strane occasioni per fare sberleffi, e inviare segnali, come accadde a Emma Bonino che nel 1999 raccolse l’8,5 per cento dei voti. Malgrado alle successive elezioni politiche il partito Radicale quasi non esistesse più.

Dunque tutto è possibile. Ma dopo le politiche di febbraio 2013, ogni qual volta gli italiani sono stati chiamati a scegliere chi li avrebbe dovuti governare, alle regionali, alle provinciali e alle comunali, non hanno più fatto convergere i loro voti sul Movimento 5 stelle. E a giugno, il partito che pochi mesi prima aveva conquistato 109 deputati, nell’intero territorio nazionale si è dovuto accontentare di amministrare i comuni di Pomezia e Assemini. Un flop terribile dovunque, in Toscana, a Roma, in Valle d’Aosta, in Trentino, persino alle comunali in Sicilia, la terra che lanciò la volata di Grillo verso  le politiche. In Sardegna Grillo non si è neanche presentato alle elezioni, forse perché scomparire è un modo di seppellire la propria morte.

Del Movimento 5 stelle resteranno le parole infami rivolte a Laura Boldrini, la volgarità sessista di Massimo De Rosa, quello che dava delle «pompinare» alle deputate del Pd, e resterà tutto lo sciocchezzario stregonesco da Casaleggio&Associati: il millenarismo, le stupidaggini sulla democrazia digitale, sulla fine del mondo in mondo visione… E resterà la certezza che l’insulto insensato e l’ingiuria sguaiata nascondono sempre debolezza, malessere, inadeguatezza, forse tragedia. L’Italia digerì Mussolini, e ha digerito e già espulso anche Grillo, un mondo socialmente e politicamente vuoto che solo aggregando il pensiero per rilassamento muscolare, come un rutto, riesce ad attestare e giustificare un’illusione d’esistenza.