Le startup che portano il marketing a bordo delle auto

Le startup che portano il marketing a bordo delle auto

Mentre le aziende si adoperano per connettere le nostre abitazioni e vetture a Internet, rilasciando così ampi flussi di dati sulla nostra vita quotidiana, una società di pubblicità mobile fiuta nuove opportunità. La startup Kiip, di San Francisco, intende vendere una innovativa forma di pubblicità mirata che si basa sulle azioni delle persone a casa o in auto, che offrirebbe ricompense o offerte in cambio di certi comportamenti. L’azienda sostiene che questo formato potrebbe essere interessante per i suoi attuali clienti, che includono McDonald’s e Amazon.

«Arrivando al vostro appuntamento in anticipo potreste ricevere un caffè gratuito al bar dietro l’angolo», ha detto Michael Sprague, capo delle relazioni commerciali di Kiip, nel corso della conferenza ad:tech tenutasi nel mese di marzo a San Francisco. «Avete appena registrato 100 miglia dopo un viaggio; il vostro telefono vi dice, “eccoti una Red Bull”». Sprague ritiene che questo genere di promozione piacerà ai consumatori e aiuterà le compagnie ad assicurarsi che le persone le tengano bene a mente la prossima volta che avranno bisogno di un caffè o di una bevanda energetica.

La mossa della Kiip arriva in un momento in cui sempre più dati sulle azioni delle persone, anche offline, diventano disponibili, grazie alla diffusione di dispositivi personali, attrezzature di automazione casalinga connesse a Internet e vetture con connessioni dati integrate. Questi nuovi flussi di dati potrebbero essere alla base della creazione di nuovi servizi e prodotti, ma scatenano anche nuove proccupazioni riguardo alla privacy.

Pubblicità mirate in base allo stile di guida dei conducenti saranno possibili grazie a una collaborazione con la startup Mojio. Nel mese di giugno, Mojio metterà in vendita un dispositivo da 149 dollari in grando di connettersi alla porta diagnostica di un’auto, e inviare i dati della vettura a un’app che aiuta gli utenti a tenere sotto controllo il loro stile di guida, il consumo di carburante e lo stato di manutenzione della vettura. Kiip utilizzerà quei dati per lanciare promozioni mirate all’interno dell’app Mojio.

Sprague sostiene che la possibilità di accedere a dati dal motore e dai sistemi di sicurezza di un’auto potrebbero consentire lo sviluppo di nuove strategie pubblicitarie personalizzate. Il dispositivo della Mojio può segnalare quando gli airbag entrano in funzione, o quando un sensore di collisione sui paraurti si attiva, permettendo ad esempio di inviare pubblicità mirate sugli incidenti stradali. «Potreste semplicemente aver scalfito il paraurti, e necessitare di qualcosa che ti sollevi il morale» dice.

Allo stesso modo, Sprague spiega che l’accesso a dati presi da dispositivi di domotica, quali i termostati e i sistemi di automazione casalinga, potrebbero anche favorire lo sviluppo di nuove pubblicità creative. La Kiip, però, non ha ancora annunciato alcuna collaborazione che potrebbe consentirgli laccesso a quel genere di dati. Attualmente, l’azienda vende pubblicità a società quali General Mills e American Apparel. Queste pubblicità indirizzano coupon sulla base di azioni registate su applicazioni mobile, quali il completamento di un gioco. 

La startup ha inziato vendendo pubblicità in risposta ai comportamenti delle persone offline, offrendo coupon per conto di brand quali Pepsi a persone che registravano le proprie attività sportive sulle apposite app di fitness come MapMyRun.

Secondo Jeremy Lockhorn, vice presidente di nuovi media presso la compagnia pubblicitaria Razorfish, il genere di promozioni “basate su una ricompensa” che vengono offerte da Kiip e alcune altre società lasciano intendere che una persona possa ottenere benefici diretti in cambio della condivisione dei propri dati. Secondo lui, l’approccio potrebbe rivelarsi utile anche in altri scenari del mondo reale. «Esiste sicuramente il potenziale», dice Lockhorn degli esperimenti condotti da Kiip sulle automobili.

L’industria pubblicitaria in generale è interessata a scoprire nuovi metodi per utilizzare strategie di pubblicità online nel mondo reale. La Razorfish e alcuni competitor, ad esempio, stanno testando alcune idee per utilizzare i “beacons”, ovvero dispositivi che possono intercettare e interagire con smartphone in prossimità. «Se mi trovo in un negozio e mi accorgo che una persona che usa la mia stessa app si è connessa, ha trascorso cinque minuti a esaminare la sezione giochi senza però effettuare un acquisto, ho a disposizione informazioni che possono tornarmi utili», spiega Lockhorn. «Quel genere di microtargeting è di fatto la versione offline di quello che possiamo fare online».

Ciononostante, Kiip e altre aziende che stanno entrando in quel mercato devono riuscire a trovare un modo per offrire agli inserzionisti nuovi metodi per raggiungere i potenziali clienti senza dare loro l’impressione di aver perso il controllo dei loro dati personali. 
«Gli utenti che si troveranno a interagire con il vostro marchio dovranno sapere con esattezza cosa stanno dando in cambio», dice Jay Giraud, Ad e co-fondatore di Mojio. «Se mi viene offerto uno sconto sull’assicurazione della mia auto perché Geico ha guardato i miei dati, voglio sapere di averne ancora il controllo. Il mio modo di guidare è un’informazione personale».

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