Nella terra del malumore

Nella terra del malumore

E’ un oscuro passaparola, un pissi pissi allarmato nei Palazzi del potere: ci sarà una manovra correttiva. E dunque ancora tasse, sacrifici e spasmi sociali, come fu nel 2011, come ai tempi di Mario Monti. Mancano diciannove miliardi di euro e bisognerà trovarli in ogni modo, dicono. Così l’indiscrezione, come nel gioco del telefono senza fili, passa spaventosa di bocca in bocca, s’ingigantisce e s’arricchisce di particolari inquietanti, fa roteare gli occhi nelle segreterie di partito, drizza i capelli degli analisti finanziari, provoca svenimenti in Parlamento tra deputati e senatori, si riversa sulle colonne dei giornali, rafforza gli strepiti violenti di Beppe Grillo. E arriva infine all’orecchio degli italiani terrorizzati, che si chiedono: ma sarà poi vero? Matteo Renzi smentisce, sorride, “fidatevi di me”, dice. Eppure i giornali già parlano di “exit strategy” e di voto in autunno, trasmettono l’idea di un diffuso scetticismo, d’una resa preventiva del ceto politico impaurito. E dunque un fatalismo cosmico sembra così avvolgere di nere nubi il destino d’Italia, mentre si avvicinano le elezioni europee e il Movimento 5 Stelle si candida a diventare il secondo partito del paese. E’ insomma la paura a dominare lo spirito della penisola, ed è il malumore la sua malattia infettiva: si propaga assieme all’immagine d’una classe dirigente e d’un sistema in crisi, avvitato e marcio, tra lo scandalo dell’Expo, i miliardi sprecati e rubati, gli abusi e il peculato di stato, gli arresti di Dell’Utri e di Genovese, la corruzione come stile di vita, i servizi sociali di Berlusconi, e persino la crisi d’un simbolo di pulizia e rigore morale come la procura di Milano, inquinata da veleni, guerre intestine tra magistrati, narcisismo giudiziario.

Le malattie dell’animo sono prevalentemente malattie d’attualità. E l’attualità italiana mastica soprattutto angoscia e impotenza. Un paese multiforme, vitale, ingegnoso, fantasioso e felicemente corruttibile sembra essersi trasformato in un paese monocromo, spento, livoroso, irrimediabilmente infelice e spaventato, una terra che vive momenti di cupo abbandono. E persino la corruzione di oggi è una corruzione triste. Non ci sono i nani né le ballerine, Milano non è più da bere, e il corrotto non ha l’aspetto gaudente del socialista in ascesa, ma il volto avvizzito dei Frigerio e dei Greganti, sempre gli stessi, ma con vent’anni in più sulle spalle. «Noi riempiamo le piazze, loro le carceri», urla dunque Beppe Grillo, schiumando rabbia, mentre la miscela di corruzione, inchieste giudiziarie e crisi economica annebbia qualunque discorso pacato. E anche chi deve calmare le fantasie più sfrenate e recuperare la gente alla ragione si lascia contaminare. Persino Renzi indulge talvolta su toni da ardito col coltello tra i denti, come se l’Italia avesse bisogno d’altri strepiti e di nuove contrazioni violente, di continue rottamazioni, di rivoluzioni permanenti, di cerchi di fuoco nei quali saltare e di sempre nuovi dispotici luoghi comuni con i quali illudersi per autoassolversi. Quando invece, il paese, per risorgere, avrebbe forse bisogno di buon governo e di pazienza, di razionalità e di calma, di idee e di talento, di sacrificio e di lavoro, di sudore, di sviluppo e di mercato. Ma nel paese della paura e del malumore persino Renzi, che certamente non è come Grillo, perché è di sinistra e ha la faccia del bravo ragazzo, persino lui, tuttavia, s’abbandona talvolta al tirannico luogo comune dell’assalto all’Europa. Renzi lo fa sull’immigrazione, così come Grillo ha l’ardire suicida ed esoterico di invocare la fuoriuscita dell’Italia dall’euro. Ed è un modo per esorcizzare la paura, e rendere accettabile il malumore.

Ma Renzi non è un sacerdote della paura, mentre Grillo sì. Come un mago o uno stregone, Grillo offre infatti un occultismo composto di pernacchie e vaffanculi, democrazia diretta via internet e misticismo da setta. E la sua è la cura al malumore e alla paure d’Italia. La fuga dalla realtà è quasi sempre originata dalla paura, e il magico si accompagna sempre al primitivo, al basso livello culturale, ai momenti di decadenza d’una civiltà o d’una comunità nazionale. I maghi servono infatti da compenso psicologico al malumore, alla scarsa razionalità, alle cattive condizioni sociali. La convivenza con la paura è una ben triste condizione, e non è sopportabile a lungo. Così l’uomo reagisce, decide di rompere con la paura, e varca il cancello che immette nell’irrealtà, nel sogno, nel metafisico, nel “vaffanmerkel” e nel “vaffantutto”. Ed ecco dunque la web democrazia, la voglia di strappare i trattati internazionali, il sogno della rivoluzione, dell’autarchia. Ecco la fantasiosa caramella per allocchi del salario di cittadinanza, ed ecco il miraggio inquietante d’una società di puri e di eguali in cui “uno vale uno”, come nei romanzi di Orwell. Ancora un po’ di questa paura, ancora un po’ di scandali, arresti, abusi, discredito istituzionale e crisi economica, e il grillismo potrebbe diventare sul serio la nuova religione. E la Casaleggio Associati la nuova casta sacerdotale. E’ già successo tutto questo, tantissimi anni fa, in un’altra società che si credeva opulenta e progredita, in un triangolo di terra fra il Tigri e l’Eufrate. Si chiamava Babilonia.

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