Quella pletora di agevolazioni fiscali mal strutturate

Quella pletora di agevolazioni fiscali mal strutturate

L’erosione fiscale è il fenomeno dovuto a provvedimenti fiscali che permettono di pagare meno imposte di quelle previste in modo standard dal sistema fiscale. Agisce principalmente tramite due vie: l’abbassamento della base imponibile o aliquote agevolate per determinati gruppi di persone, o organizzazioni, ritenute meritevoli di tutela.

Spesso, questi provvedimenti sono ammantati da un’aura positiva tramite l’improprio uso del termine incentivo, mentre nella letteratura economica sono più propriamente chiamate “tax expenditurea”, il cui nome richiama giustamente il concetto sottostante: sono spese fiscali usate nello scambio politico. Tutto ciò è legittimo (e non è un fenomeno solo italiano) e anzi strutturale alle democrazie moderne. Nel nostro Paese, però, sembra che la portata di tale erosione fiscale, sia in termini di numero di provvedimenti, che di ampiezza in termine di mancati incassi, sia particolarmente elevata.

Dall’anno scorso il ministero dellEconomia è obbligato per legge a pubblicare i dati sul fenomeno dell’erosione fiscale, e nel rapporto della Corte dei Conti presentato ieri, una tabella ne riassume la portata. In totale le tax expenditures in Italia  valgono la bellezza di 254 miliardi di euro, per un numero totale di oltre 700 provvedimenti. La parte più cospicua sono i provvedimenti (sconti fiscali, basi imponibili o aliquote agevolate) a favore delle persone fisiche, che hanno l’obiettivo di far pagare meno tasse, particolarmente Irpef, alle famiglie. Per le imprese, il totale delle agevolazioni ammonta a 30 miliardi di euro, cifra che permette di dire ex-post che il famoso “piano Giavazzi” per la riduzione degli incentivi alle imprese è da considerarsi forse fortemente, e giustamente, approssimato per difetto. Incredibile anche il numero di provvedimenti di erosione fiscale in materia di Iva e accise, che assieme totalizzano la bellezza di 200 interventi per uno sconto fiscale stimato di 40 miliardi.

Da un punto di vista economico è utile ricordare che, soprattutto per quanto riguarda le tax expenditures dell’Irpef, questi provvedimenti causano un pericoloso “sfilacciamento” del profilo delle aliquote marginali, problema atavico del nostro problema fiscale. In particolare, vista la loro struttura di sussidi e detrazioni in somma fissa, provocano balzi improvvisi nelle tasse pagate per piccoli cambiamenti nel reddito percepito, disincentivando fortemente l’offerta di lavoro nel medio-lungo periodo. Se un lavoratore volesse cambiare lavoro, o aumentare di poco le ore lavorate, e si trovasse a fronteggiare un brusco aumento delle imposte pagate a causa della perdita di tali sussidi/detrazioni, questa scelta non potrebbe che essere scoraggiata dalla complessità del sistema stesso.

È forse giunta ora di rivedere in toto il nostro sistema di prelievo. Fare la lista dei gruppi di persone, organizzazioni, imprese meritevoli di tutela, tradurre tali intenzioni in decreti con centinaia di commi, pubblicare leggi incomprensibli il cui effetto è di auto-alimentare le rendite di commercialisti e consulenti fiscali, è la realtà quotidiana delle nostre cronache politico-parlamentari. Il tutto con una sola vittima: i veri incentivi al lavoro e all’innovazione.

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