Tornano le barricate in Aula, si rivede il M5s di lotta

Tornano le barricate in Aula, si rivede il M5s di lotta

Fischi, urla, cartelli. Sul banco del presidente di Palazzo Madama Pietro Grasso volano libri – ma l’autore del gesto è un leghista – e qualche monetina. Il Senato vota la fiducia al governo sul Jobs Act e il Movimento Cinque Stelle torna a far parlare di sé. L’intervento del ministro Giuliano Poletti viene interrotto più volte. Alle contestazioni seguono le espulsioni, a partire dal capogruppo grillino Vito Petrocelli. «Sono stato cacciato per aver esposto un foglio bianco», dirà poi, «che rappresenta la delega in bianco che il governo vuole farci firmare sul Jobs Act. Una cosa assurda».

L’ostruzionismo funziona, inevitabilmente i tempi si allungano. Alla fine la fiducia verrà votata verso mezzanotte. Nel frattempo, raggiunto dalle notizie sulle proteste in Aula, il presidente del Consiglio Matteo Renzi replica: «Possono contestarci ma la verità vera è che questo Paese lo cambiamo. Non molliamo di un centimetro e con tenacia raggiungeremo l’obiettivo». 

Le barricate in Parlamento rubano la scena al presidente del Consiglio, impegnato a Milano in un vertice con i principali partner internazionali. Dopo mesi passati lontano dai riflettori, i grillini tornano al centro della scena. Secondo Elisabetta Gualmini, studiosa del movimento e autrice del libro “Il Partito di Grillo”, «i Cinque Stelle hanno trovato l’occasione di uscire dall’angolo. Negli ultimi mesi, soprattutto dopo le elezioni europee, c’era stato un chiaro oscuramento o comunque una quasi scomparsa dalla scena mediatica e politica del Movimento. In Parlamento hanno la possibilità di rifarsi vedere». Visibilità dal tempismo perfetto. «In più – continua Gualmini – questo week end c’è la festa al Circo Massimo e un po’ di pubblicità non guasta. Mi ha colpito il commento della senatrice Taverna, che ha detto “contro i gufi e i rosiconi”, appropriandosi così di un linguaggio renziano. Conunica chiaramente un’ansia di visibilità».

Non è completamente d’accordo Roberto Biorcio, professore associato di Sociologia presso l’Università degli Studi di Milano Bicocca. «Il movimento contesta al governo di aver svuotato il ruolo del Parlamento, accusandolo di anti-costituzionalità. Indirettamente c’è anche una volontà di mettersi in mostra e fare un po’ di pubblicità alla festa di questo week end, ma penso che si sarebbero comportati in questo modo comunque. L’hanno fatto anche in altre occasioni, quando c’è la possibilità di protestare contro i disegni di legge e contro i temi che gli interessano. In certi casi i giornali non possono non parlare della loro azione. Il loro messaggio è chiaro: “noi siamo la sola opposizione in questo momento”».

Del resto l’argomento di oggi toccava due dei punti più combattuti dal Movimento. «Il primo è l’esautoramento del Parlamento da parte del governo» continua la Gualmini. «Il secondo è il tema del lavoro suscitato dal Jobs act. I Cinque Stelle hanno sempre avuto come bandiera la lotta al precariato e ai contratti intermittenti. Qui vedono la possibilità di svolgere una battaglia su questo tema. Dopodiché io credo che sia deprecabile il modo in cui manifestano il loro dissenso».

Resta aperto il tema della leadership. Secondo Biorcio il movimento si è ormai istituzionalizzato, e sta affrontando delle dinamiche interne naturali per un partito di questo tipo. «Grillo fa da supplente a una carenza di leadership – spiega – ma non ricopre interamente il ruolo di leader. Lo fa con i suoi interventi, indirizzando il partito in questa o quella occasione. Ma è comunque inevitabile che all’interno delle istituzioni qualcuno risalti sugli altri. Ora si parla di Luigi Di Maio, che potrebbe essere simbolicamente incoronato alla festa del movimento. Di certo nel tempo alcuni parlamentari acquisteranno una certa visibilità e una certa autorevolezza. Ma penso che sia ancora presto per parlare di una successione alla leadership. Essendo un partito leaderistico che si basa sulla figura battagliera di Grillo, sostituirlo con il volto istituzionale del Movimento non sarà facile».

Elisabetta Gualmini, d’altra parte, è convinta che la festa di questo week end sarà un evento decisivo per il partito di Grillo. «È evidente che questa kermesse del Circo Massimo sarà importante. Perché potrebbe esserci una possibile investitura simbolica di Di Maio, ma non solo. Penso, ad esempio, all’assenza tra i relatori del sindaco di Parma, Pizzarotti. È un fatto importante, perché Pizzarotti è sempre stato l’emblema della faccia pulita del movimento e dell’amministratore di buon senso. Le tensioni interne stanno crescendo, e in questi due anni e mezzo si sono regolati alcuni conti, si sono create delle leadership intermedie, alcune privilegiate rispetto ad altre. Come quella di Di Maio. Tutto assolutamente normale in un processo di istituzionalizzazione di un partito o di un movimento». Proprio il sindaco di Parma, in questi giorni, ha dichiarato che nel partito c’è un problema di successione della leadership.

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